XXII. — CONCLUSIONE INFRA ’L POETA E IL PITTORE.

Poi che noi abbiamo concluso, la Poesia esser in sommo grado di comprensione alli ciechi, e che la Pittura fa il medesimo alli sordi, noi diremo, tanto più valere la Pittura che la Poesia, quanto la Pittura serve a miglior senso e più nobile, che la Poesia; la qual nobiltà è provata esser tripla alla nobiltà di tre altri sensi, perchè è stato eletto di volere piuttosto perdere l’audito e odorato e tatto, che ’l senso del vedere.

Perchè, chi perde il vedere, perde la veduta e bellezza dell’universo, e resta a similitudine di un che sia chiuso in vita in una sepoltura, nella quale abbia moto e vita.

Or non vedi tu, che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo? Egli è capo dell’Astrologia; egli fa la Cosmografia; esso tutte le umane arti consiglia e corregge; move l’omo a diverse parti del mondo; questo è principe delle Matematiche; le sue scienze sono certissime; questo ha misurato l’altezze e grandezze delle stelle; questo ha trovato gli elementi e loro siti; questo ha fatto predire le cose future, mediante il corso delle stelle; questo l’Architettura e Prospettiva, questo la divina Pittura ha generata. O eccellentissimo sopra tutte l’altre cose create da Dio! quali laudi fien quelle, ch’esprimere possino la tua nobiltà? quali popoli, quali lingue saranno quelle, che appieno possino descrivere la tua vera operazione?

Questa è finestra dell’umano corpo, per la quale l’anima specula e fruisce la bellezza del mondo; per questo l’anima si contenta della umana carcere, e, sanza questo, esso umano carcere è suo tormento; e per questo l’industria umana ha trovato il fuoco, mediante il quale l’occhio riacquista quello, che prima li tolsero le tenebre. Questo ha ornato la natura coll’agricoltura e dilettevoli giardini.

Ma che bisogna, ch’io m’astenda in sì alto e lungo discorso? qual è quella cosa, che per lui non si faccia? Ei move li omini dall’Oriente all’Occidente; questo ha trovato la navigazione; e in questo supera la natura, che li semplici naturali [le varietà minerali, vegetali e animali] sono finiti, e l’opere, che l’occhio comanda alle mani, sono infinite, come dimostra il pittore nelle finzioni d’infinite forme d’animali e erbe, piante e siti.