IV.
La madre di Carmela abitava una casuccia posta ad un'estremità del paese, assieme a due o tre famigliuole di contadini, e campava stentatamente a cucire di bianco. Sulle prime soleva ricevere di tratto in tratto qualche soccorso di danaro dalle famiglie più agiate del paese; da ultimo niente. I benefattori avevan veduto che i loro soccorsi tornavano affatto inutili perchè la fanciulla non voleva dormire nè mangiare in casa, nè c'era verso di ridurla a conservare intero un vestito nuovo almeno almeno per una settimana. Non è a dire se la madre ne patisse, e se con instancabile perseveranza non ritentasse ogni giorno di ottener qualcosa dalla figliuola; ma sempre invano. Talora, dopo molte preghiere, ella si lasciava mettere una veste nuova, e poi tutt'ad un tratto se la stracciava, la tagliuzzava e la riduceva in cenci. Altre volte, appena uscita dalle mani della madre pettinata e lisciata di tutto punto, si cacciava le mani nei capelli e in un momento se gli scioglieva e se li arruffava come una furia.
Gran parte del giorno soleva andar vagando pe' monti più dirupati e solitari, gesticolando, parlando e ridendo forte da sè. Molte volte i carabinieri, passando per que' luoghi, la vedevano da lontano tutta intenta a fabbricar torricelle di sassi, o seduta immobile sulla sommità d'un balzo colla faccia volta verso il mare, o distesa per terra e addormentata. S'essa li scorgeva, li accompagnava collo sguardo fin che fossero spariti, senza rispondere nè colla voce nè cogli atti nè col sorriso a qualsiasi cenno le facessero. Tutt'al più, qualche volta, quand'eran già dimolto allontanati, essa faceva con tutt'e due le mani l'atto di sparare il fucile contro di loro; ma sempre col viso serio. Così coi soldati, con cui nessuno l'aveva vista mai nè trattenersi, nè parlare, nè ridere. Passava dinanzi a loro o in mezzo a loro senza rispondere parola ai motti che le lanciavano, senza volger la testa all'intorno, senza guardare in faccia nessuno. Nè v'era chi s'attentasse a toccarle pure un dito o tirarla per la veste o che so io, perchè si diceva che menasse certi ceffoni da lasciar l'impronta delle dita sul viso.
Dovunque si fosse, appena udiva un suon di tamburo, accorreva. I soldati uscivan dal paese per andare a far gli esercizi sulla riva del mare, ed essa li seguiva. Mentre i sergenti comandavano e l'ufficiale, a una qualche distanza, sorvegliava, essa ritiravasi in disparte e contraffaceva colla più gran serietà gli atteggiamenti dei soldati e imitava con un bastoncino i movimenti dei fucili, ripetendo a bassa voce i comandi. Poi, all'improvviso, buttava via il bastone e andava a ronzare intorno all'ufficiale, guardandolo e sorridendogli amorosamente e chiamandolo coi nomi più dolci e più soavi, a bassa voce però, e coprendosi la bocca con una mano, perchè non sentissero i soldati.
Quand'era in paese stava quasi sempre sulla piazza dinanzi alla casa dell'ufficiale in mezzo a un circolo di ragazzi che divertiva con ogni sorta di buffonate. Ora si foggiava un cappello cilindrico di carta con una gran tesa, se lo metteva in testa di sbieco, e appoggiandosi sopra un grosso bastone e brontolando con voce nasale scimiottava l'andatura del sindaco. Ora con certi frastagli di carta nei capelli, cogli occhi bassi, colla bocca stretta, movendo una mano come per agitarsi il ventaglio sul petto e dondolando mollemente la persona, facea la caricatura delle poche signore del paese quando vanno alla chiesa i giorni di festa. Tal'altra volta, raccolto dinanzi alla porta della caserma un berretto logoro buttato via da qualche soldato, se lo metteva e se lo tirava giù fino agli orecchi, vi nascondeva dentro tutti i capelli, e poi colle braccia tese e strette alla persona facea due o tre volte il giro della piazza, a passo lento e cadenzato, imitando colla voce il suono del tamburo, seria, rigida, tutta d'un pezzo, come un coscritto de' più duri. Ma checchè ella facesse o dicesse, la gente oramai non le badava più. I ragazzi, e specialmente i monelli, erano i suoi soli spettatori. Però le madri badavano a tenerneli lontani perchè un giorno, contro ogni sua consuetudine e chi sa per qual ghiribizzo, essa ne aveva agguantato uno, un fanciulletto sugli otto anni, il più bello dei suoi spettatori, e gli avea dati tanti e così furiosi baci nel volto e nel collo ch'ei s'era spaventato e messo a piangere e a gridare dalla paura che volesse farlo morir soffocato.
Qualche rara volta entrava in chiesa e s'inginocchiava e giungeva le mani come tutti gli altri e borbottava non so che parole; ma dopo pochi momenti si metteva a ridere e pigliava delle attitudini e faceva dei gesti strani e irriverenti, così che il sacrestano finiva col venirla a pigliare pel braccio e condurla fuori.
Aveva una bella voce, e quand'era in sè cantava benino; ma dacchè gli aveva dato volta il cervello non facea più che un canterellare inarticolato e monotono, pel solito quando stava seduta sulla soglia di casa sua o a piè della scala della casa del tenente, mangiucchiando fichi d'India, ch'erano, si può dire, l'unico suo alimento.
Aveva anch'essa le sue ore di malinconia in cui non parlava e non rideva con nessuno, nemmeno co' fanciulli; e soleva stare accovacciata come un cane dinanzi alla porta di casa colla testa ravvolta nel grembiale o il viso coperto col fazzoletto, non si scotendo, non si movendo dalla sua positura per qualunque rumore le si facesse intorno e per quante volte la si chiamasse a nome, anche da sua madre. Ma ciò accadeva assai di rado; era quasi sempre allegra.
Ai soldati, come dissi, non dava retta e non li guardava nemmeno; ma riserbava tutte le sue tenerezze per gli ufficiali. Non le largiva però a tutti nella stessa misura. Dopo ch'essa era tornata dall'ospedale, il distaccamento s'era mutato da sei a otto volte, e di ufficiali ce n'eran venuti d'ogni età, d'ogni aspetto e d'ogni umore. Si notò ch'ella mostrava un'assai più viva simpatia pei più giovani, anche a differenza di pochi anni; e che sapeva benissimo distinguere chi era più bello da chi lo era meno, comunque tutti fossero egualmente il suo «amore» e il suo «tesoro». A un certo luogotenente venuto de' primi, un uomo sulla quarantina, tutto naso e tutto pancia, con una vociacela stentorea e due occhi da basilisco, essa non avea mai fatto buon viso. Gli avea detto qualche dolce parola la prima volta che s'erano incontrati; ma quegli, infastidito, le avea risposto malamente, accompagnando le parole con un atto minaccioso della mano, in modo da farle intendere ch'era miglior consiglio desistere una volta per sempre. Ed essa avea desistito, non cessando però di tenergli dietro ogni volta che l'incontrasse per via e di passare molte ore della sera seduta appiè della scala di casa sua. Entrasse od uscisse, non gli diceva una parola; ma non si movea di là. E si portò nello stesso modo con due o tre altri ufficiali che vennero dopo a quel primo, d'indole, di aspetto e di modi non molto diversi da lui. Ma ne vennero anche dei giovanissimi e di bella persona e gentili, e di questi si sarebbe potuto dire che n'andava pazza, se pazza già non fosse stata. Qualcuno di loro si era fitto in capo di volerla guarire fingendo di esserne invaghito e di amarla davvero; ma avendo presa la cosa alla leggera, se n'era annoiato dopo due o tre giorni di prova, e aveva smesso. Qualcun altro, meno filantropo e più materiale, s'era domandato:—O che è sempre necessario che una bella ragazza abbia la testa a segno?—e risposto di no, avea cercato di persuadere a Carmela che per fare all'amore il cervello è un soprappiù; ma, stranissimo a dirsi, aveva incontrato una resistenza inaspettatamente ostinata. Non diceva proprio un no tondo e risoluto, perchè forse non intendeva chiaramente che cosa si volesse da lei; ma, quasi per istinto, ad ogni atteggiamento e ad ogni atto, chi mi suggerisce un aggiunto?... ad ogni atto che potesse parer decisivo, svincolava, l'una dopo l'altra, le mani, ritraeva le braccia e se le incrocicchiava sul seno e si stringeva in tutta la persona, ridendo d'un certo strano riso, come i bambini quando credono che si voglia far loro una burla, ma non san bene qual sia, e, ridendo, voglion mostrare d'averla capita, appunto per farsela dire. Ma in que' momenti, animandosele il viso e lampeggiandole lo sguardo, ella non parea pazza, ed era bellissima, e quel ritegno, quella ritrosìa imprimendo ai movimenti e alle attitudini della sua persona una certa compostezza e un certo garbo, dava uno straordinario risalto alla stupenda leggiadria delle sue forme. Insomma que' pochi che la tentarono si persuasero ch'era un'impresa disperata. Mi fu detto che uno di questi, narrando un giorno i suoi vani tentativi al dottore, esclamasse:—Donne colla virtù nel cervello, nella coscienza, nel cuore, in che diamine ella vuole, ne ho viste di molte; ma donne, come questa, che l'abbiano nel sangue, nel sangue! le confesso che non ne ho viste mai.—Alcuni dicevano che in ogni ufficiale che le piacesse ella credeva di vedere il suo, quello che l'aveva amata e abbandonata. Forse non era vero, perchè, qualche volta avrebbe detto qualcosa d'allusivo a ciò ch'era seguìto, e invece non diceva mai nulla. Frequentemente le veniva chiesto o dello qualcosa su questo proposito; ma non dava mai segno d'intendere o di ricordarsi di qualchecosa; ascoltava attenta attenta e poi rideva. Quando un distaccamento partiva lo andava ad accompagnare fino al porto, e quando il legno s'allontanava lo salutava agitando in alto il fazzoletto; ma non piangeva, nè faceva alcun'altra mostra di dolore. Andava subito a far le sue proteste d'amore al nuovo ufficiale. L'ultimo venuto pareva che le fosse piaciuto un po' più di tutti gli altri.