V.

Il dottore tornò poco dopo e raccontò all'ufficiale tutto ciò che abbiam finito or ora di dire. Questi, pigliando comiato, esclamò una seconda volta:—Peccato; è tanto carina!—Sicuro, e che fiera e nobile tempra di carattere doveva avere! soggiunse il dottore. L'ufficiale uscì. Era notte avanzata, e nella piazza non si vedeva anima viva. La sua casa era dal lato opposto a quello del caffè. Vi si diresse lentamente e quasi a malincuore.—Sarà là,—pensava sospirando, e aguzzava gli occhi, allungando il collo e piegando il capo a destra e a sinistra, per vedere se ci fosse nessuno dinnanzi alla porta; ma inutilmente, ch'era buio perfetto. Avanti, avanti, sempre più a rilento, soffermandosi, serpeggiando, guatando...—Se sapessi che là c'è un malandrino che m'aspetta col coltello in mano, mi pare che andrei innanzi più franco e più spedito,—disse tra sè, e fece risolutamente dieci o dodici passi.—Ah! eccola là.—L'aveva scorta; era seduta sopra uno scalino al di fuori della porta; ma buio com'era, egli non potea vederla nel viso.—Che cosa fate qui?—le domandò avvicinandosele. Essa non rispose subito, s'alzò, se gli mise proprio petto a petto, e, posandogli tutt'e due le mani sulle spalle, con una vocina soave e un certo accento che parea parlasse del miglior senno del mondo, gli disse:—T'aspettavo.... dormivo.—E perchè m'aspettavi?—domandò ancora l'ufficiale levandosi di sulle spalle quelle due mani che scesero subito a stringergli le braccia.—Perchè voglio stare con te,—essa rispose.—Che accento! egli pensò; in verità che si direbbe che parla da senno.—E cavato subito di tasca un fiammifero, l'accese e l'avvicinò al viso di Carmela per vederla bene negli occhi. La stanchezza,—poichè ella era stata in giro tutta la giornata,—e più quel breve sonno da cui allora si destava, avendo tolto alla sua fisonomia un po' di quella vivezza smodata e convulsa che le era abituale, e diffusovi invece una tinta come di languore e di malinconia, in quel punto il suo viso era veramente incantevole, e parea tutt'altro che di pazza.

—Oh caro, caro!—proruppe Carmela appena vide la faccia rischiarata del tenente, e allungando il braccio tentò di stringergli il mento tra l'indice e il pollice. Egli l'afferrò per un braccio; essa alla sua volti afferrò coll'altro il braccio che l'avea afferrata, gli inchiodò la bocca sulla mano, glie la baciò e glie la morse. L'ufficiale si svincolò, si slanciò in casa e chiuse la porta.

—Tesoro!—gridò ancora una volta Carmela, e poi, senza dir altro, si rimise a sedere sullo scalino colle braccia incrociate sulle ginocchia e la testa inclinata da un lato. Indi a poco prese sonno.

Appena entrato in casa e acceso il lume, l'ufficiale si guardò il rovescio della mano destra e ci vide la leggera impronta di otto dentini, intorno a cui luccicava tuttavia il madore di quella bocca convulsa.—Che razza d'amore è codesto!—disse forte a se stesso, e, acceso un sigaro, si mise a passeggiare per la stanza ruminando l'orario per il suo piccolo distaccamento.—Ci penserò domani—disse poi tutt'ad un tratto, e pensò ad altro. Sedette, apri un libro, lesse qualche pagina, riprese a passeggiare; poi daccapo a leggere; finalmente si decise di andare a letto. S'era già quasi finito di spogliare quando fu colto da un'idea; stette pensando un istante, corse alla finestra, allungò la mano per aprirla....; la ritrasse, scrollò una spalla e andò a dormire.

L'indomani mattina per tempo la sua ordinanza, entrando in punta di piedi nella camera, si meravigliò di vederlo già sveglio, che non era suo costume di svegliarsi da sè. E gli disse sorridendo:—Qui sotto, alla porta, c'è quella pazza....—E che fa?—Nulla; dice che aspetta il signor tenente.—

L' ufficiale si sforzò di ridere, e guardando poi il soldato mentre gli spazzolava i panni, diceva tra sè:—Questa mattina lavora a vapore costui.—Quando fu vestito, gli disse:—Guarda se c'è ancora.—Il soldato aprì la finestra, guardò giù e disse di sì.—Cosa fa?—Si balocca coi sassi.—Guarda in su?—No.—È proprio dinanzi alla porta o da un lato?—Da un lato.—Le potrò sfuggire.—E discese. Mail suono della sciabola lo tradì.—Buon giorno! buon giorno!—gridò, andandogli incontro su per la scala, la fanciulla; e quando gli fu accosto, gli si inginocchiò dinanzi, tirò fuori un fazzoletto e afferrandogli coll'altra mano una gamba sopra la noce del piede, si mise a spolverargli in gran fretta lo stivale mormorando:—Aspetta, aspetta, ancora un momento, un po' di pazienza, caro; ancora un momento, ecco, così, adesso va bene....

—Carmela!—gridò severamente l'ufficiale tentando invano di sprigionare la gamba dalla sua piccola mano;—Carmela!—

Come fu libero s'allontanò di corsa.—Ma che non ci sia proprio nessun mezzo di rimetterle la testa a segno?—domandava poco dopo al dottore.—Mah!—questi rispondeva;—forse! Col tempo, colla pazienza....