Giorni d'ebbrezza.

Ma e “chiuse„ e toga e Polonia, tutto andò per aria ad un tratto, e la fisica e la storia con loro. Furono giorni affannosi e beati, in cui il sole sfolgorava come se si fosse avvicinato alla terra, e la luna mi guardava e mi parlava, e le Alpi eran così bianche e la campagna così verde come non erano state mai nè mai più saranno; giorni in cui i fiori del mio giardino, mandandomi un'ondata di profumo, mi dicevano; — A te, bel ragazzo! — e ogni musica che suonava nell'aria pareva che suonasse in onor mio, per accompagnare il canto di trionfo del mio cuore; giorni in cui la gente affollata al passeggio, che io fendevo guizzando come un pesce nell'onda e cercando intorno con gli occhi, mi pareva una moltitudine d'infelici che non avessero ragione d'esistere, e tutte le cure della vita e gli aspetti umani e le cose vicine e lontane m'apparivano come a traverso i vapori rossi d'un incendio che avvampasse l'universo. E v'era nella città una povera strada dove tutte le case mi parevano templi e palazzi d'un'architettura di sogno, e in quella strada una casa, che aveva per me la vita e l'espressione d'un enorme viso umano, il quale mi faceva arrossire e impallidire fissandomi con l'occhio d'una finestra che mi pareva accesa, e in quella casa una scala dove vedevo oscurarsi l'aria e danzare i muri e sentivo tremare le pietre sotto i miei piedi come per una scossa di terremoto. E v'era un'immagine che m'accompagnava da per tutto, e mi pareva a un tempo gentile come un fiore e immensa come un mondo, dolce insieme e terribile, familiare all'occhio e al pensiero, e pure ravvolta d'un mistero enorme e impenetrabile, in cui si smarriva la fantasia, come lo sguardo in un abisso di tenebre. E in quei giorni sdegnavo ogni volgarità, rifuggivo dai giuochi fanciulleschi, cercavo le braccia di mia madre; mi risaliva la preghiera dal cuore alle labbra, mossa dal sentimento che non altro che un Dio infinitamente buono potesse aver fatto il cuore umano capace della dolcezza infinita che m'inebbriava; e mentre adoravo la vita, vedevo bella anche l'immagine della morte, perchè mi pareva che neppur essa avrebbe potuto spegnere la fiamma onnipotente che m'ardeva, e che la vita futura non potesse esser altro che l'appagamento assoluto e il trionfo immortale della passione che mi sollevava da terra. E questo basta, perchè, fra molte altre cose, non ho mai capito come un uomo possa raccontare al pubblico il suo primo amore.