SCENA OTTAVA. Elena, poi Marianna.

La scena rimane vuota per alcuni momenti.

Elena. (Ricompare, e cerca avidamente con gli sguardi Roberto).

Mar. (Entra frettolosa dal giardino e si ferma sulla soglia a guardare indietro).

Elena. (Correndo a lei) È uscito, eh? Corri, chiamalo, voglio parlargli...

Mar. (Trattenendola) Se sapesse!...

Elena. Via! Lasciami...

Mar. Non vada fuori. Tornavo a casa. All’usciolo trovo una figura: questa mi vede e scappa. Io dietro; scantona, io dietro!... È buio, ma l’ho riconosciuta. Indovini...

Elena. No! No!

Mar. Era Delfina.

Elena. Ah!

Mar. Aspetti, aspetti! In questo ecco il padrone che salta fuor dall’usciolo: guarda di qua, guarda di là, non vede nessuno — perchè noi eravamo dietro il canto — e via, verso la stazione!... Si credeva in ritardo.

Elena. Cosa dici?

Mar. Non capisce? Scappavano insieme...

Elena. (Con un grido) Oh! Non è vero! Non è vero! Non è vero!

Mar. (indicando l’armadio) Guardi che è aperto! Aveva messa lì la valigia per averla a mano...

Elena. (Si passa una mano sulla fronte, guarda fissamente, come fuori di sè).

Mar. Lo sapevo, io! Ma in grazia mia non si sono trovati... (Correndo all’uscio del giardino) E l’altra è là, sa, la sfacciata! Aspetta; chi sa come si arrabbia! Non so cosa le farei!

Elena. (È sempre ritta davanti all’armadio: ad un tratto si scuote come colpita bruscamente da un’idea, si slancia, trova la boccetta dell’acido e respingendo Marianna, balza in giardino).

Mar. (Sbalordita) Ohi, ohi! perchè? Cosa fa?... Signora, signora!

(Uno strido acutissimo di fuori).

Mar. Oh povera me! (Correndo via a sinistra) Signora Clelia! Signora Clelia!