SCENA OTTAVA. La Torretta, Di Pranero, Carlo, alcuni Soldati, il Sergente.

(Carlo avvolto nel mantello è portato da due soldati. Altri soldati si affollano confusamente all’uscio. Il sergente ritorna coll’acqua).

Di Pran. (a La Torretta). Siamo qui... Brutta faccenda, sai, brutta faccenda (ai soldati, indicando il saccone di Carlo). Mettetelo giù, pian pianino... così, così.

Carlo (pallidissimo, con gli occhi chiusi, si abbandona come svenuto).

I Soldati (dopo averlo deposto si ritirano verso il fondo).

Di Pran. Non vi allontanate: si può aver bisogno di voi. Accostate l’uscio.

La Tor. (considerando Carlo). Par morto.

Di Pran. Ssst!

La Tor. (sottovoce). Ma come mai?...

Di Pran. Cosa vuoi! Si attraversava il gran piano, su due file, lui ed io in testa, cheti, cheti... A un tratto: boum! da un’altura, un colpo di spingarda: e me lo vedo là sulla neve...

La Tor. Nella gamba?

Di Pran. Quattr’once di palla due dita sopra la noce del piede.

La Tor. Ahi!

Di Pran. Ssst!

Carlo (senza aprir gli occhi). Bere.

La Tor. (al sergente). Acqua, presto!

Di Pran. (togliendo la brocca dalle mani del sergente ed accostandola alle labbra di Carlo). Adagino, eh, non ti far male...

Carlo (dopo aver bevuto, girando gli occhi torbidi all’intorno) Il maggiore?... Non c’è Bermond? Voglio vederlo. Chiamate, cercatelo...

La Tor. Quieto! Quieto! Sarà qui a momenti. L’ho fatto avvertire.

Carlo. Voglio vederlo! Ho bisogno di lui, subito!

Di Pran. Calmati... (vedendo Vittorio che entra). Eccolo! Vedi!