SCENA QUARTA. Vittorio, Amedeo, La Torretta, Di Pranero, Michele.

Michele (entra portando un vassoio con bottiglie e bicchieri).

La Tor. (vedendolo). Bravo!... Come ti chiami?

Michele. Michele, signore.

La Tor. Bravo, Michele.

Di Pran. (a Vittorio). È La Torretta, sai, che s’è preso la libertà...

La Tor. Di domandar del vino, dopo che tu avevi ordinato i liquori.

Vitt. Avete fatto benissimo (a Michele). Mesci e va pure.

Michele (eseguisce e via).

La Tor. (prima di bere). Viva la guerra! eh?

Di Pran. E viva l’amore!

La Tor. Lascialo stare, l’amore! Non c’è tempo adesso. Non si può bere e fischiare a un tratto. Non parlerei così, se qui ci fossero dame, ma... (rivolto ad Amedeo) cavalierino, e voi?

Amedeo. Grazie, non bevo vino.

La Tor. Cospetto! Si vede.

Amedeo. Perchè?

La Tor. Siete pallido.

Di Pran. Avete brutta cera.

Vitt. Dunque, e coteste notizie?

La Tor. Oh buone, eccellenti! Si prepara una campagna coi fiocchi!

Vitt. (attento). Dite, dite: che cosa sapete?

Di Pran. Si muovono tutti.

Vitt. (con gli occhi scintillanti). Che! la leva in massa?

Di Pran. No: se fosse stata ordinata, lo sapresti anche tu...

La Tor. Ma fa quasi lo stesso. Giovani e vecchi, ricchi e poveri, contadini e borghesi, nobili e plebei, tutti in moto, tutti in faccende. All’armi! all’armi! L’altro anno si sono ammessi nei reggimenti i fanciulli? Ebbene, guarda, sarà molto se quest’anno si riuscirà a far stare a casa i lattanti!

Di Pran. Euh! È tutto dire!

La Tor. Naturalmente che esagero un poco.

Di Pran. (brontolando). Sì, ma l’argomento è serio...

La Tor. Ed io so parlar anche sul serio (alzando il bicchiere). Al Re! Al Piemonte! A noi! Va bene così?

Vitt. Benissimo.

Di Pran. (avviandosi). A domani, dunque!

Vitt. A domani, a domani.

Di Pran. (ad Amedeo). Cavaliere, buona notte. E curate la vostra salute.

La Tor. Cospetto! E se mai... ricordatevi che l’aria di montagna è una gran medicina.

Vitt. (accompagnandoli). All’alba!

La Tor. Non quella dei tafani, eh?

Di Pran. e La Tor. (escono).