SCENA SECONDA. Maurizio, Ludovico, Costanzo.
Maur. (Passeggia nervosamente un momento, poi batte il timbro).
Cost. (Entra).
Maur. Da bere.
Lud. Sì... Vedi di calmarti.
Maur. Ah... sei tu? Non ti aveva veduto.
Lud. Sono rientrato con te, con gli altri... Ero là.
Maur. Ah.
Cost. (Porta da bere, e via).
Lud. (Va al vassoio) Cognac?... Kummel?
Maur. No, no, acqua. (Beve) Ah c’eri? Hai visto? Va bene, eh? Capisci che...
Lud. Chi è?
Maur. Chi?
Lud. Il tuo avversario.
Maur. Non lo so. Mi ha dato il suo biglietto, l’ho passato a Cesare senza leggerlo. Non l’ho visto mai in vita mia. Per ammazzarlo non occorre sapere il suo nome... Tu lo sai?
Lud. No. Era in un palco, con una signora che tu conosci.
Maur. Sì, mi pare.
Lud. C’è stato due buone ore.
Maur. Non ho notato.
Lud. Hai notato benissimo. Io l’ho visto appunto perchè tu lo notavi; fu il tuo cannocchiale ad indicarmelo... L’avrai guardato cento volte. Al principio del 2º atto, al levar della tela, sei rimasto in piedi, in mezzo alle poltrone, col cannocchiale puntato là, immobile. Ti ho tirato per la falda dell’abito, perchè si cominciava a rider di te.
Maur. Non me ne sono accorto.
Lud. Lo so bene. (Dopo una pausa). Già... non ti accorgevi di nulla, stasera; fuori che d’una cosa... Val proprio la pena di serbare così bene un segreto... per tradirlo poi intero, in un momento... Perchè deve essere un pezzo che... Pensare le tragedie che può fare una donna, che è forse indegna...
Maur. (bruscamente). Ma che donna! Salivo le scale... ci siamo urtati con uno sconosciuto... Quello mi afferra un braccio. Io gli dò di villano... egli fa l’atto... Che c’entrano donne?
Lud. Sei sicuro di non averlo urtato apposta?
Maur. Sicurissimo! Ne sono sicurissimo. Non l’avevo veduto; salivo di furia... Salivo... poichè lo vuoi sapere, poichè potrei restarci domani, poichè mi sei amico vero e buono... e uomo giudizioso... Salivo sì per andare in quel palco. Finchè colui ci era rimasto non avevo voluto metterci il piede. Avevo avvertito fin da quando erano entrati insieme il loro accordo perfetto, illimitato; volevo vedere fin dove arrivavano! Lei mi sapeva in teatro, mi ha guardato, mi ha sorriso, mi ha fatto con gli occhi quel leggiero cenno di salire che aspettavo febbrilmente ogni sera, che ogni sera mi faceva trasalire di gioia... Ma poi si voltava a quell’altro, e le sue labbra, e i suoi occhi prendevano una dolcezza che non le conoscevo, che a me non aveva dato mai... E così, allora, quando lo vidi uscire dal palco, mi slanciai per salirvi, per sapere. Sullo svolto del ripiano ci urtammo... Lui scendeva... Oh se l’avessi veduto avrei fatto lo stesso, più forse. Ho levato gli occhi: solo nella rapidità dell’offesa l’ho riconosciuto. Ah, come lo ammazzerò!
Lud. Eh... gli taglierai la faccia, basterà.
Maur. (Con violenza). No, no, no. Ah no! O lui o me, uno ci resta.
Lud. Alla spada?
Maur. Alla pistola.
Lud. (Dopo un momento). Ti posso servire a nulla?
Maur. Grazie, no.
Lud. Vuoi ch’io stia con te?
Maur. Lasciami. Ho molte cose da fare.
Lud. Vai a dormire, credi a me.
Maur. Sì, sì... Va, va, caro mio vecchio amicone... O se vuoi, mettiti là, vicino al fuoco, e lasciami fare... Così?
Lud. Preferisco.
Maur. Va bene, sta lì....
(Scampanellata).
Lud. Già qui?
Maur. No, non è possibile: non hanno avuto tempo...