SCENA TERZA. Maurizio, Ludovico, Costanzo, Paola.
Cost. (Alza la portiera).
Paola (Entra vivamente).
Maur. Voi!?
Lud. Tornerò (Via).
Paola. Lo sai che è mio fratello?
Maur. Chi?
Paola. Non c’è stato nulla ancora, eh? Di’?... Non c’è stato nulla?
Maur. Che vuoi dire? che vuoi dire?
Paola. Lo sai che è mio fratello. È arrivato oggi... Non lo aspettavo, dopo due anni...
Maur. Oh!
Paola. Ho visto che non capivi. Ti ho fatto cenno di salire... Eri scuro, mi sono divertita del tuo cruccio ho fatto male. Quando ho saputo che vi eravate insultati per le scale... Oh!... Dimmi che non vi è stato nulla ancora... Vedi, lui non l’ho più visto. È stato un amico, un ufficiale di marina, Pierli, che mi ha detto tutto... Adesso non so dove sia, capisci?... È arrivato ch’ero a pranzo... fa sempre così. L’ultima sua lettera era di Siam, e poi non aveva dato più avviso di nulla, per piombarmi addosso come un fulmine. È tanto ragazzo!... Ma parla... dimmi che non c’è stato nulla... Maurizio?
Maur. Dio, Dio, Dio, Dio!
Paola. Hai mandato?
Maur. Lo sai l’insulto suo?
Paola. So, so. Me l’ha detto Pierli, lo so... Ebbene bisogna trovare... Senti, capisci bene che non potete battervi.
Maur. (Fa segno che la cosa è inesorabile).
Paola. Vieni qui, pensa, pensa con me. Bisogna pensarci, troveremo. Non voglio il tuo disonore, lo sai, eh! Sono tua, sono tua, anima e corpo. Ma tu... tu nemmeno non puoi... Eh no, è Roberto! Pensa... Abbiamo parlato tante volte del suo ritorno. Ne abbiamo parlato insieme, te ne ricordi? Tu mi dicevi: — Sento che diverremo amici. — Ti piacevano tanto le sue lettere, così gaie, così gaie... Mi ama tanto, sai, e non ho che lui... Rispondi! Maurizio, Maurizio...
Maur. Impossibile.
Paola. Hai mandato?
Maur. Ho mandato. A quest’ora quattro uomini d’onore, estranei a me, a te, alle nostre dispute, ai nostri affetti, hanno riconosciuto e stabilito che le offese corse fra di noi volevano una soluzione mortale; hanno impegnata la loro fede che così sarebbe seguito. Io sono fuori oramai, non posso più nulla, nulla, nulla.
Paola. Oh!... E io? Non conterò nulla io, nemmeno presso di te? Non ti pare che abbia qualche diritto d’intervenire?... Sono qui, a due ore di notte, in casa tua. C’è un uomo che se mi trovasse qui avrebbe diritto di uccidermi. Diritto, diritto, capisci! Perchè il solo fatto d’essere venuta da te, sola, a quest’ora, a domandarti la vita di mio fratello, prova che...
Maur. Paola, Paola, per carità, non parlare.
Paola. Ma non voglio perdere mio fratello, non voglio rischiare di perderlo. Non ho che lui al mondo... È minore di me; sono sua sorella e sua madre... Il mare me lo porta via per mesi e mesi, e quando ci ritroviamo è una gioia, un’allegrezza così piena, così piena! Lo adoro e mi ricambia. È buono, è ardito, intelligente...
Maur. Mi ha offeso, mi ha tanto offeso...
Paola. Si troverà la via, vedrai...
Maur. Perchè non sei andata da lui? Perchè io, io l’offeso dovrei...? Tu non sai, non puoi capire. Voi altre donne non le capite mai queste cose, se non per giudicare poi inesorabilmente le debolezze che voi stesse avete provocato. Certe questioni non si discutono, sono necessità chiare, implacabili... Ha levato la mano, ha fatto l’atto... Non si vive più così. Non si vive più, ecco. Va, va da lui. Cerchi, trovi... Io poi mi contento...
Paola. Lo sai bene che non accetterebbe!... Un ufficiale...
Maur. Mah!
Paola. E che cosa gli direi? Posso domandare al mio amante la vita di mio fratello, non a mio fratello quella del mio amante. Lui ci troverebbe una ragione di più. È così. Lo stesso fatto che crea in te il dovere assoluto di salvarlo, crea in lui quello di accanirsi contro di te. Ecco!... Ah! mi hai perseguita, eh? col tuo amore. Ho cercato di fuggirti, ti ho allontanato da me... Volevi morire, è vero? Lo giuravi, volevi morire... Ho ceduto, mi sono data; ho dimenticato ogni cosa. Anch’io posso essere una donna disonorata, da un momento all’altro, per fatto d’altri, che non potrei impedire. È così, l’amore è così. Non si ragiona. Si cede, si cade. Si cade, capisci? È così.
Maur. (Dopo aver pensato un momento, come risoluto ad un estremo partito). E va bene.
Paola (Fissandolo). So quello che pensi. So che lo faresti. Non voglio. Non voglio il duello, ecco. Non voglio che tu uccida Roberto, non voglio che Roberto ti uccida. Non so nulla fuori di questo. Non posso ragionare, non posso pregare. Sento che quel fatto è mostruoso e non lo voglio. Di voi due non posso parlare così che a te solo. Guardami bene. Sento qui (indicando la testa) che non misuro più le cose. Io mi perdo. Se non trovi modo... non so, io dico tutto a mio marito. Io non esco più di casa tua, ecco. Mi troveranno, sapranno, sarò perduta. Pensaci. Ti giuro che lo farò.
(Lungo silenzio). (Scampanellata).
Maur. (Scuotendosi). Oh! (Va rapidamente alla porta) Costanzo!
Paola. Che fai?
Maur. (a Costanzo). Tienili di là un momento.
Paola (con calma). Sono i tuoi padrini?
Maur. Sì, credo.
Paola. Falli entrare; io non mi muovo.
Maur. Paola, Paola, bada a me, bada, tu perdi la ragione...
Paola. Sì, sì, sì, mi perdo, ecco!
Maur. Andrò io di là.
Paola. Vado anch’io.
Maur. Oh...
Paola. Voglio parlare con loro.
Maur. Oh Signore Iddio!... Lo vuoi? lo vuoi, lo vuoi? — Lo vuoi eh, Paola? — Ah no, no, no, no, non posso. (Si butta sul divano, accasciato).
Paola (risoluta). Sta bene. A me!
Maur. No! (scatta su e l’afferra). Qui... L’avrai voluto. Mi arrendo, ecco. Va di là, là. (Violento). Lo voglio.
Paola. Prometti...
Maur. Va, vedrai.
Paola. Bada che sto a sentire...
Maur. Sì, sì, sì. Ti dò la mia parola d’onore... L’ultima che potrò dare in mia vita.
Paola (Esce).
Maur. (Chiude con la chiave e si volta rapido a far fronte a Giorgio e Cesare che entrano).