VIII.
Una mattina s'era alzato presto: se ne stava con i gomiti appoggiati sul parapetto della finestra, e il capo tra le palme delle mani, più abbattuto del solito.
Il sole indorava le cime degli alberi del giardino e il tetto della casa; per l'aria fresca, imbalsamata di zagara, le rondini svolazzavano stridendo.
Egli pensava ch'era ben strano il caso che metteva lui, emerito scapestrato non uso a indietreggiare davanti a una qualsiasi pazzia, nella dura condizione di vedersi sempre attorno, delirante d'amore, una donna bella…. come un angelo, elegante, spiritosa, piena del fuoco della gioventù, e non potere stender la mano per toccarla con un dito! Fra lui e lei stava l'amico, a cui oltre il cuore, lo legava la riconoscenza…. Tuttavia doveva esser ridicola la figura ch'egli faceva davanti a Serafina…. chi sa che concetto s'era dovuto formar di lui la capricciosa! E insieme a un certo rammarico, provava un senso d'umiliazione, che pungeva la sua vanità.
—Eppure…. quanti amici non tradiscono gli amici?…
E chi sa quali conseguenze avrebbe tirato da questa premessa così piena di verità, se, a un tratto, un fruscìo di sottane non l'avesse riscosso, e fattolo voltare vivamente. Serafina veniva per il viale sottostante, correndo a piccoli salti come una bambina, dondolando le gomita. L'aria rotta modellava attorno al suo corpo la sottana d'un elegante vestito di mussolina a grandi righe bianche e celesti, scopriva i suoi piedini calzati di scarpette di pelle lucida, con borchiette d'acciaio, e, a lampi, qualcosa delle sue gambe ricoperte di calze anch'esse a righe bianche e celesti: fra' capelli biondi spiccavano due rose bianche.
—Cavaliere, venite, gli gridò senza fermarsi, vado a governare i miei fiori.
E passò accesa leggermente in volto, col seno tremolante sotto a' veli trasparenti del fisciù.
Una subitanea contrazione stirò i muscoli del viso del giovine: rientrò, prese il cappello, e scese in giardino. Ubbidiva a uno di que' moti irresistibili, che spingono l'uomo suo malgrado, annebbiandone la ragione.
La sera però disse all'amico ch'egli partiva…. gli levava l'incomodo….
Ma Nino non lo lasciò finire. Era un cattivo amico se voleva lasciarlo così presto; erano soli, egli allegrava la casa. Comprendeva che in questo c'era un po' d'egoismo da parte sua, poichè doveva annoiarsi mortalmente in una casa dove c'eran pochi divertimenti; ma che farci, in fondo a ogni affetto ce n'era sempre un zinzino dell'egoismo. Del resto conosceva una certa persona con cert'occhi neri, che doveva compensarlo a ribocco delle ore di noia ch'era costretto a passare in compagnia d'un uomo sempre dedito a' suoi affari, e d'una donna un po' lunatica.
Ma Furlani insistette: disse che affari urgenti…. doveva dar sesto alle cose sue…. prima di pregar l'amico a far la domanda della mano della signorina Ascenti che oramai s'era deciso a sposare…. piuttosto sarebbe ritornato…..
Allora Nino levò le braccia in aria e voltò il capo, protestando che non voleva sentire a parlare…. Era a disposizione dell'amico quando volesse per la domanda, ma non poteva comprendere tanta fretta a voler tornare a Palermo: tra venti giorni tutt'al più, sarebbero ritornati insieme, e venti giorni non eran poi gran che, tanto più ch'egli poteva veder la signorina quando gli piacesse.
Furlani balbettò, si fece rosso, e finì con acconsentire a restar ancora qualche giorno.
Intanto in Serafina cresceva l'amore per i fiori.
Mario per due giorni non s'affacciò alla finestra: il terzo sentì de' sassolini battere sull'imposta socchiusa. Provò un rimescolio in tutta la persona, corse ad affacciarsi, e vide Serafina mentr'era per lanciare un altro sassolino. La sirena si messe a ridere come una biricchina colta in flagranza.
—Non venite? gli disse poi: ed aspettò.
Allora ogni mattina lui si faceva trovare alla finestra: lei passava, e lo chiamava.
Era tornata gentile, la sua voce aveva qualcosa di carezzevole, che sin'allora non aveva avuto mai, i suoi occhi un'espressione di dolcezza infinita: non aggiustava più sul petto un merletto indiscreto, che mostrava troppo de' tesori del seno, non abbassava più il lembo della sottana sul piedino troppo scoperto, si abbandonava nella sua pudica seminudità, contenta che ei la frugasse tutta con gli occhi accesi di desideri. Si accoccolavano insieme in mezzo alle aiuole, e le loro mani s'incontravano tra 'l verde delle piante; si chinavano insieme su' fiori, e le loro guance e i loro capelli si sfioravano; li coglievano insieme, poi sedevano sull'erba, e facevano insieme de' mazzolini che scambiavano, governavano insieme un giacinto, un tuberoso, un geranio, una rosa bianca; e quella vita in mezzo a' fiori l'inebbriava, i profumi avvelenavano loro il sangue, soffocando i rimorsi dell'uno, irritando sempre più i desideri dell'altra.
Il marito andava, veniva sempre affaccendato: uno sguardo carezzevole alla moglie, un sorriso all'amico, qualche parola buttata lì mentre s'allontanava in fretta, e la sua faccia bruna riprendeva l'aria seria d'uomo d'affari.