IV. Odio vince amore
Tra la famiglia dei Vasa e quella dei Pileri — lo abbiamo detto — era un’antica ruggine che, invece di diminuire, andava sempre crescendo. Alcune questioni d’interessi tennero accese per lungo tempo le contestazioni, quantunque le due famiglie fossero imparentate, avendo un Pileri sposato la sorella di Pietro Vasa.
Nell’agosto del 1849 — due mesi dopo l’abbraccio — nacquero dei puntigli fra i membri delle diverse famiglie, e la cosa parve prendere serie proporzioni. L’orìgine del malumore risaliva ad alcune capre di Salvatore Pileri trovate uccise entro un chiuso ad orzo di Pietro Vasa. Il Pileri pretendeva che quest’ultimo si dichiarasse autore di un tal dispetto — ma il Vasa respinse sdegnosamente l’accusa, e rifiutò ogni dichiarazione.
I Pileri, per evitare un forte attrito, decisero di rivolgersi al Mamia, col quale erano legati con vincolo di più stretta parentela. Essi dissero:
— Sappiamo che Pietro Vasa, fra non molto farà parte della tua famiglia. A te spetta sistemare le nostre vertenze; chè altrimenti potrebbe venirne danno allo sposo ed alla tua figliuola. Bada dunque di risparmiar dispiaceri a te ed a noi!
Il vecchio Mamia, uomo saggio e prudente, s’incaricò di appianare le questioni; e si mise all’opera, fidando nella propria influenza ed autorità.
E diffatti, due sere dopo, rientrando in casa trovò il Vasa, che era venuto a far visita alla fidanzata, e gli disse:
— Senti, Pietro, ti ho accordato con piacere la mano della mia figliuola, perchè ti conosco per un uomo dabbene. Vorrei però che tu ti mettessi in pace co’ tuoi avversari. Capirai bene che io non vorrei disturbi in famiglia. Essendo stato per diciassett’anni latitante per un delitto che mi si voleva apporre, ben so per prova quanto costi il prendere la campagna per mettersi al sicuro dai nemici.
Il Vasa che in quel momento parlava con Mariangiola, troncò a metà il discorso incominciato, si fece serio e volgendosi al vecchio gli rispose freddamente:
— Che importa a voi delle nostre questioni private? Coi Pileri ha solo da vedere il mio fucile; in esso sono due canne con tre palle per ciascuna: sarò abbastanza generoso dando loro la scelta. Altro non posso fare.
La risposta superba del giovane non andò troppo a sangue al Mamia, il quale pertanto volle contenersi.
— Pietro; tu sei un galantuomo; e sono persuaso che ti abboccherai coi Pileri per....
— Mi recherò da loro, sì; ma col berretto sotto l’ascella! — interruppe il Vasa con alterigia.[8]
— Bada, Pietro! — riprese il vecchio corrugando la fronte e cambiando tono — sii ragionevole. Se vuoi far parte della mia famiglia, è d’uopo che tu rinunzi ad ogni idea di vendetta. Sarei costretto a negarti Mariangiola, se tu persistessi nel tuo proposito!
— Ed io sarei costretto a rinunziare alla tua figliuola, se mi si chiedesse la conciliazione co’ miei nemici! — rispose fieramente il Vasa.
Mariangiola afferrò con affetto le mani di Pietro e divenne pallida. Ma Pietro non sentiva più le carezze nè vedeva il pallore della fidanzata. Il vecchio Mamia continuò colla stessa flemma:
— Le parole che tu pronunci in questo momento non sono quelle di un uomo sano. Tu non ami Mariangiola!
— È grande l’amore che io porto alla tua figliuola — esclamò vivamente Pietro — ma è assai più grande l’odio ch’io nutro per i Pileri!
In quella camera si trovavano la vecchia madre del Vasa e il giovane fratello di Mariangiola.
Michele corse a carezzare la sorella che si era lasciata cadere sopra una sedia: e la vecchia afferrò Pietro per un braccio, cercando di frenar l’ira che trapelava dai lineamenti alterati del figliuolo.
— Lasciatemi! non ascolto ragioni! — gridò Pietro fuori di sè; ed uscì dalla stanza seguito dalla madre, senza curarsi degli spasimi della fidanzata e dello sdegno del futuro suocero.
Il vecchio Mamia si accostò lentamente alla porta per seguire cogli occhi i due che si allontanavano; quindi tornò e si fermò dinanzi ai suoi due figli che si tenevano abbracciati, Michele diceva alla sorella:
— Via Mariangiola, lascialo andare quel cattivo! Ti farò io da sposo... Sei contenta?
— Finitela! — esclamò il vecchio rivolto all’uno e all’altra. — Non fate ragazzate! Egli ritornerà; ritornerà, perchè non si abbandona così una fanciulla quando si è abbracciata. L’abbraccio non può essere sciolto che dalla sola sposa: e tu non hai intenzione — non è vero Mariangiola?
— Io no padre mio!
*
Il Vasa però, non tornò in casa del Mamia; ed invano Mariangiola lo aspettò per due, quattro e dieci giorni. Era evidente che si era piccato e voleva tenere il broncio.
Con tutto ciò, il vecchio non volle più oltre inasprire il fidanzato della sua figliuola; temendo di essersi lasciato trasportare da un accesso di collera, aspettò pazientemente che il tempo avesse apportato un po di giudizio nel cervello di Pietro.
Passarono altri quindici giorni, ma Pietro non varcò la soglia della casa Mamia; forse nella speranza che il suocero finisse per smettere i suoi rigori.
Sugli ultimi di agosto accadde un fatto, che per quanto in apparenza insignificante, bastò per complicare gli avvenimenti.
Alla terza domenica del mese, in cui ricorre la festa di Santa Maria di Vignola, sogliono i devoti portare una bandiera alla rispettiva chiesuola per scioglier un voto o promessa. In tal circostanza fu domandato in prestito a Pietro Vasa un suo cavallo, il quale, per la bellezza delle forme e per la robustezza dei muscoli, formava l’ammirazione di quanti lo vedevano. Questo cavallo, già da qualche tempo, era tenuto nella scuderia di Antonio Mamia, nè Pietro aveva pensato a ritirarlo — segno evidente che egli accarezzava la speranza di far ritorno alla casa della fidanzata.
Terminata la funzione, fu ricondotto il cavallo allo stazzo del Mamia; — ma quel giorno il vecchio, o perchè fosse più di cattivo umore del solito, o perchè inasprito da recenti dicerie, rimandò indietro il giovane che portava il cavallo dicendogli che la sua scuderia non serviva per le bestie altrui.
Quest’azione ferì a sangue Pietro; e dice la cronaca, che l’innocente cavallo fu la prima e vera causa delle inimicizie che si accesero più tardi fra le fazioni dei Mamia e dei Vasa; nel modo stesso che alcune capre dei Pileri, entrate a pascolare nei terreni del Vasa, avevano gettate le prime basi di un altro odio implacabile.
Si cominciò a comprendere da entrambe le parti che te cose prendevano una cattiva piega; e un altro mese trascorse fra puntigli, messaggi, dicerie. I buoni amici cercarono di conciliare gli animi, in considerazione dell’amore dei due fidanzati e dei riguardi che meritava il vecchio Mamia; nè mancarono allo stesso tempo i cattivi amici, i quali fomentavano gli odi dei dissidenti col riferire, inventare, od esagerare le parole e i discorsi che venivano proferiti dalle due famiglie.
I due nemici però furono inconciliabili; poichè se il Vasa stava sul tirato, il Mamia non era tal uomo da cedere facilmente agli altrui capricci.
— Io sono il più vecchio — egli diceva. — Spetta dunque a Pietro sottomettersi.
Non è a dire quanto ne piangesse e ne soffrisse Mariangiola, e quali scene accadessero ogni giorno in casa. Il vecchio si sentiva intenerirsi alla presenza della sua creatura; ma per quanto l’amasse, avrebbe meglio desiderato vederla morta, anzichè umiliarsi al superbo che lo aveva offeso.
Molti ragionanti e alcuni sacerdoti si presentarono al Mamia per fargli presente il dolore della Mariangiola, la quale doveva rinunziare ad un uomo che amava e che le aveva giurato eterna fede. E a tanto giunsero le preghiere e le esortazioni del Rettore e dei probi uomini di Aggius, che il vecchio padre propose di far accompagnare la sua figliuola allo stazzo della Trinità da due stretti parenti, i quali l’avrebbero consegnata allo sposo. Egli però — lo dichiarava — non si sarebbe mai indotto ad accompagnare sua figlia, nè a metter piede in casa del superbo genero.[9]
Non rimaneva dunque più altro, che far la restituzione dei doni; ma anche questa pratica, in apparenza così semplice, provocò molte contestazioni. Noti il lettore la fierezza dei galluresi, la loro tenacità negli odi e la scrupolosa raffinatezza della loro suscettibilità.
Affacciata agli amici del Vasa e del Mamia la convenienza della reciproca restituzione dei doni, scambiati fra gli sposi nella cerimonia dell’abbraccio, nessuno dei due volle esser il primo a metterla in pratica.
— Io non voglio chiedere i doni alla sposa — diceva il Vasa — perchè sarebbe un confessare che il torto è dalla mia parte. Tale umiliazione non voglio subirla!
— Io non debbo restituire i doni allo sposo — diceva il Mamia — questo atto potrebbe significare che riconosco il mio torto. Non intendo intaccare la mia dignità per nessuna cosa al mondo!
E per due mesi l’uno e l’altro furono irremovibili in questa decisione: tanto che si dovette ricorrere ad un consiglio di arbitri, o di ragionanti — ciò che nell’espressione gallurese suol dirsi sottomettersi alla ragione.
Dopo lunga e seria discussione, i cinque arbitri, scelti di comune accordo dalle due parti, pronunciarono il loro giudizio, dando unanimemente il torto a Pietro Vasa ed assolvendo il Mamia.
Il Vasa, rassegnato, piegò la fronte all’inappellabile verdetto, e inviò un suo incaricato in casa di Antonio Mamia per riprendere i doni fatti a Mariangiola, e per restituire quelli che aveva ricevuto da lei.
Tralascio di descrivere il dolore e la disperazione della povera fanciulla, quando dovette togliersi dal dito l’anello d’argento per consegnarlo al messo spedito dal suo Pietro. In un attimo ella vide svanire tutte le speranze d’amore; coll’anima straziata ella diede un ultimo sguardo al manafidi — a quel pegno bugiardo a cui aveva confidato i più bei sogni della vita — a quel talismano che le aveva parlato d’una casa, d’uno sposo, e d’una famiglia — a quel dono infine, che per l’ultima volta ella bagnava di lacrime e di baci.
Pietro non pianse, nè si commosse. Egli lo aveva ben detto: in lui l’odio era più forte dell’amore!
Indignato oltremodo, e volendo esprimere la sua noncuranza e il suo disprezzo per la fanciulla, si recò alla parrocchia d’Aggius e si fece rilasciare dal rettore la dichiarazione di stato libero, per la quale sborsò tre lire sarde.[10]
Fu l’ultimo colpo che annunziava la rottura d’ogni promessa. Il vecchio fremette — Mariangiola non sapeva che piangere e pianse.
Antonio Mamia, rientrando in casa, trovò la figliuola che si struggeva in lacrime. La rampognò severamente, e le disse:
— Mariangiola; gli uomini come Pietro non si piangono mai. Quando commettono azioni simili, essi sono indegni di far parte di un’onesta famiglia. Il giorno in cui vedrò una lacrima nei tuoi occhi — ricordalo bene! — quel giorno cesserai d’essere mia figlia; sarà indizio che non senti l’onta gettata da quell’infame sulla mia casa.
Così dicendo, il vecchio uscì. Michele si accostò alla sorella e la baciò sulla guancia.
— Sorridi, via, al tuo fratellino! — le disse: — Ora posso dirtelo: odiavo quell’uomo che voleva toglierti alla nostra casa. Egli non poteva che apportarci sventura!
Mariangiola esclamò sommessamente:
— E chi ti dice che non l’apporti?!