III

Nelle Lettere di M.lle de Lespinasse è una volta chiaramente indicato, e più volte indirettamente accennato, il giorno nel quale la passione, più forte d’ogni altro sentimento, la gettò nelle braccia del nuovo amante. Il 10 febbraio 1774, così essa scrive al signor De Guibert: «Minuit sonne; mon ami, je viens d’être frappée d’un souvenir qui glace mon sang. C’est le 10 février de l’année dernière que je fus énivrée d’un poison dont l’effet dure encore. Dans cet instant même, il altère la circulation de mon sang: il le porte à mon cœur avec plus de violence. Hélas! Par quelle fatalité faut-il que le sentiment du plasir le plus vif et le plus doux soit lié au malheur le plus accablant?... Je me sens entraînée vers vous par un charme que j’abhorre, mais qui a le pouvoir de la malédiction et de la fatalité.» E segue dicendo che il fantasma vendicatore del signor De Mora la perseguita, e non le dà un’ora di pace.... per poi concludere: «Je vous attends, je vous aime, je voudrais être toute à vous, et mourir après.» Il giorno dopo gli scrive una lettera di fuoco in cui sembra domandargli perdono dei suoi rimorsi, e gli parla con una sottomissione da bambina tremante, e finisce: «Je vous aime comme il faut aimer, avec excès, avec folie, transport et désespoir.» Negli ultimi giorni del 1774 gli scrive un biglietto di un rigo che si direbbe l’epilogo di tutte le sue lettere. È datato de tous les instants de ma vie, e dice così: «Mon ami; je souffre, je vous aime, et je vous attends.» Essa gli rivela giornalmente ogni suo sentimento, ogni suo pensiero, e gli confessa: «Je ne crois m’assurer la propriété de mes pensées, qu’en vous les communiant.» Chiude la porta alle visite, non vuol più ricevere ne D’Alembert, nè Diderot, quando il signor De Guibert è assente da Parigi, e passa le giornate intere a scrivergli, o a sognare, da desta, di lui: le sere d’estate, sola, senza aprire un libro, senza accendere il lume, assisa presso la finestra, passa delle ore felici a pensare a lui, a lui sempre, a lui solamente....

L’amore fu tutto per lei. E dall’altezza eroica a cui la esaltò la passione, misurava e giudicava con ironica pietà la vanità e la piccolezza di tutto quel che più agita il mondo: la gloria, la politica, le accademie, i teatri, le mode, i salons. Tutto le divenne a un tratto supremamente indifferente, e stupiva di essersi tanto preoccupata finora di simili nulla....