IV

Un vincolo di antica e viva simpatia letteraria lega la nobile Inghilterra all’Italia. La grande poesia britannica molto si giovò degli esempi dell’arte nostra, e spesso si ispirò alla divina bellezza della natura italiana.

Ma i poeti inglesi non si mostrarono ingrati come i più dei francesi e dei tedeschi.

E splendidi inni, e affettuosi saluti, e sincere elegie, e ardenti vaticinii ci vennero d’Inghilterra. Dal Milton al Byron, dal Byron al Swinburne, è una tradizione non interrotta. E alcuni dei moderni poeti inglesi, come lo Shelley ed il Browning, potrebbero, dovrebbero avere insegnato a certi nostri poeti, che noi abbiamo in casa un tesoro di motivi poetici, nel carattere vario delle nostre grandi città e delle nostre campagne, nelle nostre leggende, nelle nostre arti, nei nostri costumi, senza che ci sia bisogno di volare negli spazii immaginarî, dipingendo una natura convenzionale, che non è nè italiana nè russa; senza studio, senza osservazione, senza coscienza; e facendo della lirica nostra una stonata musica da organini.

La signora Browning che amò l’Italia come una seconda patria, che qua passò gran parte della sua vita, che qua morì, partecipò con simpatia di poeta alle nostre patriottiche speranze, ai nostri dolori, ai nostri trionfi. Nel suo poema Le finestre di casa Guidi (Casa Guidi’s Windows) vi è un accento così penetrante di entusiasmo e di sdegno, che ricorda le più ardenti strofe del Berchet. Dalle finestre di casa Guidi (via Maggio, in Firenze) essa vide sfilare la processione del popolo esultante per le riforme liberali, il 12 settembre 1847. Le grida, gl’inni, le bandiere, le coccarde, i fiori, i baci e le lacrime di quella memoranda giornata, durano immortali in quelle pagine. Dalla finestra medesima ella vide poi passare «col mirto al cimiero» gli invasori austriaci; e quel funebre giorno rivive nella sua lugubre luce in questo poema.