EVOCAZIONE.
Non c’era dubbio; era proprio lui!... Questa certezza, acquistata al suo primo entrare nello scompartimento, mise nell’animo della giovane donna un turbamento profondo. Ebbe subito un istinto di fuga; e mise la testa spaurita fuori del vagone e stette un pezzo a quel modo, mentre il convoglio andava sempre più guadagnando di celerità.
Non osava voltarsi, non osava sedersi nel suo angolo.... In quale compagnia era costretta a viaggiare! E dovendo fermarsi a Imola, essa ne avrebbe avuto probabilmente per un’ora abbondante!...
Alla stazione di Forlì, quando mancavano pochi minuti secondi alla partenza e il treno fischiava e la campanella suonava e gli impiegati gridavano sollecitando i viaggiatori in ritardo, essa aveva appena avuto il tempo d’informarsi che non c’era scompartimento riservato per le signore sole; e s’era gettata dentro lo sportello di una carrozza di prima classe, che un impiegato le aveva aperto.
E adesso che cosa fare?... Non poteva mica starsene così in piedi e alla finestra per tutto il tempo del viaggio!... Prese dunque il suo partito; e girando un poco a sinistra la elegante figura, si lasciò andare quietamente a sedere nell’angolo, incantucciandosi, impicciolendosi più che poteva, badando per fino di smorzare, sedendosi, il fruscìo della sua veste di seta. Intanto colla mano destra teneva spiegato un grande ventaglio nero in modo che le nascondeva quasi tutta la persona seduta; e con l’altra si avvicinava al volto un mazzetto di rosine bianche....
Era proprio lui, Alberto, che era lì a due passi, solo con lei, in quel carrozzone chiuso, viaggiando in aperta campagna.... C’era da impazzire!... Essa non l’aveva mai più visto da quella giornata fatale; e alla possibilità di un incontro con lui aveva pensato tante volte! Erano passati dei mesi, erano passati oltre a quattro anni e la fortuna la aveva sempre assistita. Eppure un suo incontro con quell’uomo, un qualche giorno, avrebbe dovuto accadere. Lo sapeva, c’era preparata; ma non allora, Vergine santa, ma non a quel modo!...
A ogni minuto secondo si aspettava di sentirlo muovere e avvicinarsi a lei.... s’aspettava di sentire la sua voce a chiamarla per nome.... Che momento sarebbe stato quello!... Gli battevano i polsi e teneva gli occhi chiusi. Il grande ventaglio nero le tremava nella mano inguantata e seguitava sempre a odorare le rosine bianche, che facevano quasi una tinta sola col pallore della faccia atterrita.
Passarono così circa quindici minuti. L’aria, fuori, sempre più si oscurava e il vento fresco di una sera di maggio entrava per la finestra. Nell’interno del vagone, si spandeva già dal soffitto il chiarore blando e giallognolo della lampada fissa.
Al primo momento s’era raccomandata a Dio; non chiedendo nulla di preciso, ma sentendo d’avere bisogno di un grande aiuto.... L’avrebbe egli esaudita? I suoi orecchi s’erano venuti abituando al rumore del convoglio corrente, per modo che ella potè cogliere un altro suono lieve, che le veniva dall’angolo opposto.... Un respiro.... sì, un respiro umano, regolare, lento e un tantino affannoso.... Indizio dunque che l’uomo dormiva!
Questa scoperta fu un sollievo per lei. Non si mosse; non mutò in nulla il suo atteggiamento guardingo; ma il senso del pericolo diventò in lei meno acuto, anzi quella insperata circostanza pareva che glie lo allontanasse in modo di darle tempo a prepararsi, e a difendersi. Potè ordinare le sue idee e mettersi a pensare....
Ma che pensieri sorgevano dietro quella piccola fronte, e che evocazione di immagini e di ricordi!... Quell’uomo essa lo aveva amato e quell’amore era stato il grande avvenimento della sua vita di fanciulla e di donna; l’aveva tutta riempita, agitata, tramutata. — Poteva essa dire di avere amato veramente un altro uomo dopo di lui? — No, mai! — Poteva dire d’averlo dimenticato? — No, mai! — Alla tenerezza infinita e alla stima e alla fede senza limiti, erano poi succeduti il disprezzo, l’orrore e un risentimento profondo per l’indegna offesa. A tutto questo ella aveva dato il nome di odio.... Ma che odio, gran Dio!... Bastava che udisse pronunziare il suo nome perchè il cuore le battesse più frequente; e si sentiva correre il sangue alla testa; e diventava rossa, poi smorta; talchè la famiglia e gli amici avevano dovuto imporsi il riguardo di non nominarlo mai in sua presenza.... Ma bastava per lei che ricorressero certe date, che passasse da certe strade, che udisse nominare certi luoghi....
Al teatro specialmente, nelle più brillanti serate della stagione d’autunno, l’anima sua si sentiva come tutta innondata da quella evocazione triste, cara, inestinguibile.... Le pareva sempre di vedere aprire il palchetto, entrare suo zio e presentare alla madre il conte Alberto D*** laureatosi l’anno innanzi e tornato allora di Romagna per darsi alla pratica d’avvocato. Perchè essa, guardandolo, aveva subito trasalito?... Quando, al momento della partenza, il giovine s’inchinò fissandola negli occhi e le strinse forte la mano, a lei parve di sentirsi presa e posseduta per sempre da quell’uomo fatale!...
Il respiro del suo compagno di viaggio continuava regolare come prima. La donna, maggiormente assicurata, rimosse un poco il ventaglio e guardò....
Come era andato a male!... Poteva avere tutt’al più trent’anni; e lì, sotto la luce giallognola della lampada, in quella posa stanca e disagiata, con quei capelli cadenti sulla faccia, con quella bocca aperta e quel respirare faticoso, faceva l’effetto d’un omaccione attempato.
A lei più volte erano giunte notizie della vita d’Alberto. Dopo il suo tradimento, dopo la sua fuga improvvisa con la attrice B*** — che colpo di fulmine per lei il giorno che glie lo annunziarono; e quante lagrime appresso! — egli era andato sempre di male in peggio. Dissipatore, giocatore, vizioso in tutti i sensi. Oramai la sua non grande fortuna era consumata; e s’era anche parlato della sua fuga per debiti. Essa ascoltava quelle brutte voci e non rispondeva. Avrebbe voluto compiacersene. Però dentro le nasceva il dubbio che tali notizie fossero per lo meno esagerate dalla malevolenza e dal pietoso proposito di renderglielo sempre più spregevole e levarglielo una buona volta dal cuore. Quel dubbio essa, senza volerlo, lo coltivava e lo accarezzava molto più del bisogno.... Ma adesso, guardandolo così deteriorato e invecchiato innanzi tempo, trovava come una conferma alle male voci dette sul conto suo.... Che differenza! Che trasformazione!... E in quel grosso uomo che dormiva vicino a lei, essa correva con la mente a cercare il giovinetto fresco, gentile, ornato di bella coltura, squisito nelle maniere e pieno, a sentirlo, di nobili idee, che essa un tempo aveva tanto ammirato.... Gli risuonavano nella memoria alcuni versi appassionati d’Alfredo del Musset che una sera d’estate, nel giardino della villa, mentre scintillavano le stelle, Alberto le aveva mormorato con la sua bella voce. E lo vedeva ancora in un costume elegantissimo, sopra un bel cavallo baio, come era arrivato improvvisamente una mattina a colazione, invitato in villa dal padre, a insaputa di lei.... Essa non aveva potuto trattenersi dall’andargli incontro fino al cancello;... e vedeva ancora il largo gesto con cui egli si levò il cappello a salutarla e il vivo sorriso delle labbra e degli occhi con cui la ringraziò d’essere venuta ad incontrarlo....
Nasceva in lei un curioso fenomeno. Dei momenti le pareva che si trattasse di due individui fra loro opposti e impossibili a essere confusi. Ma poi un guizzo di tutti i suoi nervi, un tuffo di tutto il suo sangue, le smorzavano quella illusione e la avvertivano che era ben questione di uno solo e identico uomo.... Allora anche si ricordava che, da un istante all’altro, quell’uomo poteva destarsi e riconoscerla e chiamarla per nome!...
Durante tutti questi pensieri, il treno s’era fermato a Faenza ed aveva proceduto oltre, senza ch’ella vi badasse. Ma adesso il treno rallentava e fischiava di nuovo. Capì che s’avvicinava alla stazione di Castel Bolognese; e la tema di prima la riassalì e la turbò più fortemente.... Come era possibile che in quella lunga fermata, mentre tutti gli impiegati gridano a squarciagola il cambio del treno per Ravenna e spalancano tutti gli sportelli, Alberto non si svegliasse?... E se entrava qualche viaggiatore nello scompartimento?
Non ci fu nemmeno bisogno di tutto questo. Mentre il treno entrava nella stazione, il dormiente cominciò a nicchiare, a muoversi, a stirare le membra. Poi con un movimento risoluto si mise a sedere strofinandosi gli occhi colle mani; poi lasciò cadere le braccia e stette un poco immobile; poi si levò e andò allo sportello, dal quale subito si ritrasse come uomo assicurato che quella non era la stazione d’arrivo per lui.... E senza guardare altro, si buttò di nuovo sopra i suoi cuscini, vi si riadagiò con la faccia voltata verso l’assito divisorio dello scompartimento; e di lì a poco si mise a respirare grosso e misurato come prima.
Nei due minuti che durò questa faccenda, la giovane signora, invece di restringersi nel suo angolo e cuoprirsi col ventaglio, seguitò a guardarlo con gli occhi spalancati e immobili.... Era dominata da un fascino più forte della sua volontà....
Che singolare cosa era mai succeduta!... Tolta da quello sdraiamento volgare e sciolta per un momento quella espressione di torpore bruto che suol dare il dormire faticoso in ferrovia, la figura e la faccia d’Alberto si erano, come per incanto, rinobilitate e ringiovanite. Ella, in sostanza, rivide il giovane gentiluomo che aveva tanto amato.... Un’onda di tenerezza la invase; la vinse quasi un bisogno prepotente di volgersi essa a lui, di svegliarlo chiamandolo, di sentire anche una volta il suono della sua voce.... Le fu d’uopo di uno sforzo immenso e di correre con la mente a suo marito buono e al suo bambino che l’attendevano a casa e che erano forse inquieti di non vederla tornata a così tarda ora!
Volle e potè contenersi. Quella non era che una visione effimera della sua giovinezza, che splendeva un momento dinanzi a lei. Bisognava lasciarla passare; la ragione e il dovere lo comandavano.... Ma ciò che nè il dovere nè la ragione poterono impedire, fu una effusione di immensa bontà che sgorgò dal suo cuore giovanile e femmineo e andò a posarsi su quell’addormentato.... Sì, essa gli perdonava tutto il male che le aveva fatto, gli augurava con tutta l’anima ogni bene; e sopratutto gli augurava di ritornare buono, come essa lo aveva giudicato un tempo, buono come egli, certo, doveva essere stato in quei lontani giorni quando l’amore li aveva uniti nei teneri entusiasmi, nei sogni, nelle speranze.... Essa formava questi pensieri con la faccia soave rivolta verso Alberto; e due lagrime le rigavano dolcemente la faccia....
Intanto il treno entrava nella stazione d’Imola. Era già di notte ed essa vide una lista di luce posare improvvisamente sulla testa immobile, sull’orecchio e sul collo di Alberto.... Ebbe ancora un brivido per tutta la persona, rizzandosi in piedi....
Al momento di scendere, vide che sarebbe stata costretta a passargli vicina; ma non ebbe nè incertezza nè paura. Il cuore però batteva fortissimo; le mani tremavano in modo che, nel mentre che passava quasi strisciando presso quel corpo lungo disteso, due delle rosine bianche si staccarono dal mazzo tormentato e caddero, sfogliandosi, sulle gambe e sugli stivali d’Alberto.... Ella non se ne avvide e discese in un lampo, lasciando lo sportello aperto. Alberto, ferito alla nuca da una corrente di aria fredda, s’alzò di soprassalto, abbrancò lo sportello e lo tirò a sè, sbattendolo con violenza e borbottando con voce rauca e stizzita: — Contadini!...