IV.

E il male era che il signor Carlo, dentro l’animo, si sentiva infatti d’esser egli il marito di Giulia.

Non glie l’aveva essa detto tante volte? Non glie l’aveva anche scritto? “Lo sa Dio, che mi vede il cuore, se avrei voluto essere una moglie incolpabile e non amare che l’uomo che m’avevano destinato!... Se il voto sincero della mia anima non potè avere adempimento, la colpa non fu mia; ed io ora, come posso, lo adempio. Ora sei tu, sei tu solo il mio marito unico e vero; e sento che sarò fedele a te per tutta la mia vita; e sento di esserti unita con un nodo non meno sacro, non meno indissolubile ed eterno solo perchè gli uomini e le loro leggi non lo possono o non lo vogliono riconoscere....„ Queste parole erano incise una dopo l’altra nella mente del signor Carlo; ed egli aveva creduto in esse come nella verità immutabile; e dal canto suo aveva posto fuori d’ogni dubbio che la sua vita fosse legata per sempre alla vita di Giulia.

Quello che la donna aveva detto e scritto in certi momenti d’abbandono sentimentale, egli lo aveva accolto e convertito, per sè, in legge assoluta. Un marito, appassionato e geloso, non avrebbe potuto pensare e soffrire diversamente da come pensava e soffriva il signor Carlo....


A casa, verso sera, finalmente gli fu portato un biglietto di Giulia. — Lo ringraziava dal profondo del cuore d’averle risparmiate spiegazioni inutili e che sarebbero state uno strazio per ambedue. In un modo o nell’altro, quella vita avrebbe pur dovuto avere un termine.... Meglio adunque rassegnarsi e piegare il capo al destino! Lo chiamava “eroico amico„ per la parte che s’era assunto presso il marito. Si sarebbe sempre ricordata di lui e del tempo felice.... Avrebbe egli avuto in eterno un posto nel cuore di lei, come il più caro, il più degno degli amici suoi. — Il signor Carlo lesse più volte il biglietto prima di metterlo nel portafogli.

La sera andò, come di consueto, alla villa. Giulia durante la serata non uscì quasi mai da un gruppo d’amiche e d’amici, volgendo però di tanto in tanto la parola al signor Carlo con un fare cortesissimo. Volle anche regalarlo di qualche occhiata fra la passione e la compassione; ma andavano come a spuntarsi negli sguardi duri, freddi e raccolti di lui.

Il quale fu con tutti d’un contegno esemplare e, tranne l’aria un po’ abbattuta e taciturna, il solito uomo delle altre sere. Solo a un dato momento, quando credette di non essere osservato, prese da una piccola scansìa un album di Giulia chiuso fra i due fermagli d’oro. La chiavettina pendeva dal lucchetto; aprì e, fingendo di leggere, ne strappò pian piano una pagina ov’erano de’ suoi versi; non gli unici che aveva pensati, ma gli unici scritti per lei ne’ primi tempi dell’amore. Giulia sola notò quell’atto e lasciò fare. I versi dicevano:

Il Sogno dilettoso, il Sogno bello,

Che la vita rapì nell’onde amare,

Or, fermo al limitar del mio cervello,

Chiede, o donna, per voi, di rientrare.

Dal cor, che le chiudea come un avello,

Esce lo stuol delle Speranze care,

E notte e dì con dolce ritornello

Cantano intorno al cor: torna ad amare!

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Poco dopo le undici, Giulia disse che si sentiva molto stanca della cavalcata del giorno. Salutò tutti, diede la bianca mano all’amico, dicendogli con accento spiccato: — A rivederci eh?... E salì nella sua stanza. Indi a poco la conversazione si sciolse. Mentre il signor Carlo s’accomiatava dalla signora Marianna, questa fece col viso un movimento d’interrogazione, a cui egli subito rispose:

— Vado domattina!

Discese solo nella notte la strada della collina. Arrivato vicino ad una grande croce di macigno eretta sulla strada, a un terzo della salita, sedette sul largo zoccolo e stette lì un pezzo immobile.... Che fulmineo rivolgimento di cose fuori e dentro di lui, nello spazio di ventiquattr’ore!... Avrebbe voluto essere cento metri sepolto sotto terra e non vedere e non udire e non intendere più nulla. Ma quella voglia d’annientamento era subito vinta, da un desiderio indomito di vivere, di sapere, di vedere, di lottare fino all’estremo contro tutta quella dolorosa realtà. E gli pareva troppo mostruoso che la dovesse finire a quel modo.... No, non doveva!...

Voltò gli occhi verso la villa Luigiani e li fissò in un quadrato luminoso che appariva lassù nel buio circostante. Era la finestra della stanza di Giulia; ed egli pensò che la giovane donna stava spogliandosi.... Si trovò in piedi come di scatto e rifece il pezzo di strada fino sotto alla finestra di Giulia.

Altre volte aveva scherzato con lei intorno a un vecchio albero che sorgeva di rimpetto, dicendole che pareva messo lì apposta per favorire la curiosità notturna d’un adoratore indiscreto. Svelto come un monello di quindici anni, il signor Carlo s’arrampicò sull’albero e vide per la finestra spalancata la Giulia che si svestiva. Poi subito sentì la sconvenienza di quella sua posizione; e scese dall’albero a precipizio....

Giulia, tratta dal rumore, s’accostò alla finestra e posò un momento le braccia nude sul davanzale, guardando a basso. Ma niente potè distinguere in quella oscurità; e chiuse lentamente le imposte.