SCENA QUARTA
BISTONE, RIGA, GIGI, LEOPOLDO.
LEOPOLDO
(entra. È vestito con una pesante giacca turchina scura, porta un berretto alla basca. Chi li ha visti, riconosce subito un marinaio di grandi vapori mercantili: ha quasi trent'anni; il mare, il sole, il vento hanno impresso sul suo volto qualche ruga profonda rendendolo più solido, più bello)
Buona sera, pastori! (si scrolla l'acqua di dosso e va ad appendere il berretto ad una seggiola vicino al fuoco dicendo): Permettete? Con questa razza di piovasco, ci sarebbe voluto il mio incerato!
BISTONE
Voi siete forestiero, eh? Volete favorire?... Ma prima no... levatevi quella giacchetta, l'è tutta zuppa: ve ne dò una asciutta... un po' sdruscita si sa... da poveri pecorai... ma l'è asciutta!
LEOPOLDO
No, no... grazie! State comodo...
BISTONE
Vi fa bene a mutarvi... date retta a me. C'è poco da dire, quando...
LEOPOLDO
Lasciatemi fare a modo mio: non abbiate paura, che le spalle le ho avvezzate bene!... Piuttosto queste scarpacce me le leverei un momentino: l'ho comprate apposta per venir su queste montagne... devono essere state fatte con la pelle di qualche elefante!!... Oh! ora sì!... Sono troppo abituato a sentirmi il piede libero!...
GIGI
(guarda con indifferenza diffidente, mangiando e ruminando le sue patate).
RIGA
(esamina attentamente lo sconosciuto rattenendo a gran stento qualche domanda che le viene sulle labbra. Sembra poco ben disposta verso di lui).
LEOPOLDO
(con la naturale rapidità di movimenti ha levato dalla valigetta un paio di zapatillas spagnuole e se l'è infilate in luogo delle grosse scarpe da montanaro; discende dal camino misurando la stanza con passi soddisfatti).
BISTONE
To'! Avete bell'e fatto!... Per diana! Come siete lesto! Ci vorrebbe che gli insegnaste un poco al mio figliuolo... là... (indicando Gigi).
RIGA
(decidendosi)
Ma... ecco... ora si fa così per dire... ma come mai siete capitato quassù tra queste macchie... Chi sa come potreste starvene comodo in città!...
BISTONE
(gridando)
E che te n'importa a te, intrigante?... (a Leopoldo) Non dite niente, sapete? Non fiatate!... perchè non voglio sentir niente!... C'è poco da direi... Mettetevi a sedere qui subito (batte con la palma sulla tavola) e mangiate... e dopo, se vi garberà di dirlo, lo direte chi siete, perchè ci si possa ricordar di voi, avete inteso?... (a Riga, irritato) Da quando in qua, in questa capannaccia mia s'è domandato: «chi siete?» a un cristiano che vien per ricovero? Bisogna vivere, per sentirle nôve da queste donne! Dagli una fetta di cacio, Riga... di quello partito ieri! (Riga eseguisce con poca buona grazia) Ecco qui, alla buona! mangiare da pecorai... c'è poco da dire... caro signor... come vi devo chiamare?
LEOPOLDO
Leopoldo.
BISTONE
Caro signor Leopoldo!... assaggiate un po' di questa robaccia da montanari!
LEOPOLDO
S'avesse sempre in mare! Va bene che quando siamo in terra si mangia da gran signori, questo sì; ma in mare...! Voi non lo mangereste quello che si mangia noi qualche volta! (Riga seduta in un canto del camino tende le orecchie. — Gigi ha finito le patate e il pane, posa il piatto in terra e si rimette a giacere. Leopoldo leva di tasca un coltello catalano lucente come uno specchio; lo apre, e i tre scatti meravigliano Bistone e Riga. Quella di Riga è una meraviglia paurosa e diffidente).
BISTONE
Bell'arnese!
LEOPOLDO
Bello, eh?... Questo l'ho comprato in America: l'avete sentita nominare voi l'America?
BISTONE
Saranno un diciott'anni. Avevo sposato di fresco: un giorno... giù al paese, capitò uno che raccontava un monte di frottole... bisognava sentire!...
LEOPOLDO
Vi voleva portare in America anche voi.
BISTONE
To'! O come mai lo sapete?...
LEOPOLDO
Oh, bon omo! Non c'è bisogno di esser maghi per indovinarlo! Ce ne saranno delle centinaia che girano per l'Italia in cerca di lavoranti da portare in America! Ma perchè non ci siete andato?... È un bel paese! Voi che vivete sulle pecore... ce n'è una razza laggiù, che ha la coda così grossa, che bisogna legargliela sulla groppa! Quella che ho visto io... la coda sola pesava otto chili!...
BISTONE e RIGA
(contemporaneamente)
Uuuuh! (Gigi comincia a russare).
LEOPOLDO
Davvero! A me, dico la verità, non mi fece proprio nè caldo, nè freddo... Ma a voi!... Chissà come vi sarebbe piaciuta! Noi marinai siamo troppo abituati a vedere un mondo di cose straordinarie; oramai non c'è più niente che ci faccia rimanere a bocca aperta... levato le belle ragazze!
BISTONE
(senza entusiasmo, anzi con un leggero accento di istintiva inimicizia)
Dunque siete un uomo di mare, voi! di quelli che vanno con i bastimenti... e girano tutto il mondo... e portano le spezie... Ecco, ecco... ho capito! O come mai siete venuto quassù a veder noialtri pecorai, che si nasce e si more dentro una capannaccia? (si sente un campano di pecore, lontano; onde subito volgendosi a Riga) Oh, senti Riga il campano (indi a Gigi) O Gigi per Diana! che ho detto dianzi? Va a serrar le pecore e chiama Oliva... digli che venga subito qui (Gigi si leva con sforzo ed esce aggiustandosi la sciarpa rossa intorno alla cintola. A Gigi) Oh! e guarda che ci sia la «Rossaccia»; non far come sabato passato... (come tra sè) Con questi bei discorsi, m'ero mezzo dimenticato della capretta. (Gigi uscendo ha lasciato l'uscio aperto: la pioggia è cessata; il cielo coperto di nubi nere ha affrettata la notte).
LEOPOLDO
È una figliuola vostra anche questa Oliva?
BISTONE
(fa cenno col capo di sì)
GIGI
(di fuori)
O Olivaaa!...
LEOPOLDO
Bel nome!
OLIVA
(di fuori, lontana)
Eeeh!...
GIGI
(di fuori, di rimando)
Vien'a casaaaaa!... le serro io le pecoreee!...
LEOPOLDO
E chi sa quanti ce n'avrete di figlioli!... Voialtri pastori fate economia di tutto... ma di quelli, no!
BISTONE
Non n'ho tanti, no! n'ho soli sei vivi...
RIGA
(curiosa)
E voi? ce n'avete figlioli?