SCENA QUINTA.
BISTONE, RIGA, LEOPOLDO, OLIVA.
Entra Oliva quasi correndo, un po' affannata — ha udito la domanda della madre, gira gli occhi — vede a chi è fatta; ascolta la risposta che è resa subito, ma distrattamente, da Leopoldo, il quale fissa gli occhi sul viso e sul corpo elegante di Oliva.
LEOPOLDO
Io? No, no, no! Libero come un pesce! (poi con marinaresca galanteria): Buona sera, Oliva!...
OLIVA
(squadra maravigliata Leopoldo, poi abbassa gli occhi arrossendo tutta, mormorando): Felice sera.
RIGA
Il babbo ti vuol portare a vedere la «Monica»: dice la sta male: ma prima tu devi mangiare, sai.
OLIVA
Sta male la «Monica»? Voglio andarci subito allora... o che ha, babbo?
BISTONE
Ha' tu visto?... l'ha più giudizio lei di te!
RIGA
Ma che giudizio!... Adesso Oliva deve mangiare: non l'ho a piantare anch'io le riffe qualche volta! (a Oliva): O che gli da' retta, grulla; non lo vedi che a dar retta a lui le sarebbero bell'e morte e rimorte dieci volte quelle tre caprucce... Una volta la «Calzetta nera» non doveva ingollar più: un'altra volta la «Rosa» l'avrebbe dovuto morir di parto, ti ricordi, Oliva? Un'altra volta...
BISTONE
Oh!... falla lunga ora!... dà retta a me, Oliva, la tu «Monica» la scoppia per davvero! C'è poco da dire!...
OLIVA
Siate bono, via... babbo! andateci voi intanto: fo' contenta mamma, mangio un boccone e corro subito. Va bene?
BISTONE
Uhm!... (si avvia brontolando ed esce. Oliva prende di sulla tavola il pane e l'addenta senza sedersi alla tavola dove Riga ha posato il piatto di insalata per lei al posto di Bistone. Essa appare agitata, intimidita, ma anche quasi attratta dallo sguardo dell'ospite che da quando essa è entrata non ha ancora cessato un istante di fissarla).
RIGA
Meno male... se n'è ito! (si dispone a pulire certi secchi per il latte con la cenere del focolare — Pausa).