SCENA SESTA

RIGA, LEOPOLDO, OLIVA.

LEOPOLDO

(rompe il silenzio con una voce dolce che quasi non par sua)

Perchè non vi sedete, bella Oliva?... Avete paura del marinaro?... Il marinaro ha la pelle dura... ma il core tenero...!

OLIVA

Grazie (timidamente si avvicina alla tavola ma non si siede — Alla parola «marinaro» le sfugge un lieve moto di ammirazione).

LEOPOLDO

Avete fretta di veder la vostra capretta... eh? Gli volete tanto bene, è vero? a quelle bestiole vostre!

OLIVA

Sono pastora! Dopo mamma e babbo, vengono quelle per me!... A voi non vi debbono piacere...

LEOPOLDO

E voi, dite un poco, al mare, gli volete bene?...

OLIVA

Io?... ecco... Ma prima vorrei sapere se è vera una cosa... Voi sapete leggere?

LEOPOLDO

Sì.

OLIVA

Allora... (più forte) dategliela, mamma, la lettera di Memmo (di nuovo a Leopoldo): è il mio fratello che fa il soldato. Ora l'hanno mandato in un paese tanto distante! Voi chi sa? ci sarete stato: Ge... Genova...

LEOPOLDO

Eh! Genova; diavolo, per noi marinai, è come per voialtri la capanna! (guarda fissamente Oliva durante una pausa finchè ritorna Riga con la lettera, dalla stanza vicina).

RIGA

Povero Memmo: quello sì, vedete, che era un figliuolo: e no questo che avete visto lì (indica il paglione). Non mi potevano pigliar questo?... non so che farmene! No: proprio quello, m'hanno voluto pigliare.

OLIVA

Consolatevi, mamma! Ormai... cinque mesi soli... che penano a passare?

RIGA

Tenete (dà la lettera a Leopoldo baciandola e poi tra se): Riscrivesse presto, almeno!

OLIVA

Guardate se trovate dove dice del mare... dev'essere dopo...

LEOPOLDO

(leggendo con sforzo)

Ecco qua, se non mi sbaglio: «Finalmente, dopo tanto che ne ho sentito parlare, ho veduto il mare con gli occhi miei. Che prateria sarebbe quella se Dio l'avesse fatto di terra invece che d'acqua. Come ho a fare, Oliva, a fartelo intendere?».

OLIVA

O quanto è grande il mare?

LEOPOLDO

Figliuola mia! ma potete camminare dei mesi per il mare, senza mai veder terra da nessuna parte! E poi il mare è fondo... che vi posso dire?... Se pigliaste tutte queste montagne vostre, e ce le buttaste dentro, non rimarrebbe sopra acqua nemmeno la vetta d'un albero! Ve lo immaginate?...

OLIVA

Poverina me! Se ci penso, impazzo!... Leggete ancora un poco... Mi piace tanto, come leggete voi...

LEOPOLDO

Sì?... Figuratevi!... «Un amico mio, marinaro, sposa una bella ragazza che è figliuola di un pescatore: Quante feste! Mi ci hanno invitato anche me, e mi son divertito tanto!... Ma poi, pensa come è fatta la vita del marinaio! Dopo un mese solo che staranno insieme, lui s'imbarca e parte e sta fuori un anno!».

OLIVA

Ma che può esser vero questo?... ditemelo voi!...

LEOPOLDO

Come no! così è fatta la nostra vita, cara ragazza mia: è un dirsi addio da quando si nasce a quando si more!... Chi ci vuol bene nel mondo, ha da piangere!... Voi, Oliva, non lo sposereste un marinaio?...

OLIVA

(esitante)

Quando si piange non si fa peccato!

LEOPOLDO

Dite bene, voi! ma quando foste a scegliere tra un pastore che tutte le sere ritorna... e un marinaio che va via e non si sa se ritorna; e va tanto lontano che le lettere le leggete un mese dopo che lui le ha scritte... e se anche vi dice: «Sto bene, ho fatto buon viaggio!» voi non potete ridere, perchè mentre voi leggete... lui può essere in corpo a qualche pesce!

OLIVA

(facendosi seria e quasi sdegnandosi a queste ultime parole)

Non le dite... certe cose così brutte!... Leggete un altro pochino, piuttosto... Dice ancora del mare?

LEOPOLDO

(scorrendo la lettera)

Ecco...: «E come gli vogliono bene al mare questa gente! A noi, gente di montagna, ci contano per poco! (ride). Loro vorrebbero che tutto il mondo fosse mare! Ma io penso: allora, tutte quelle nostre bestiole, dove la troverebbero l'erba?».

OLIVA

Vedete se è vero che voi non gli volete bene alle pecore?!...

LEOPOLDO

È perchè ci abbiamo le nostre, di pecorelle!... Se le vedeste. Oliva!... Quando comincia il vento fresco, popolano tutto il piano del mare... sono più bianche delle vostre, e sono qualche milione... e non le guarda nessuno, eppure camminano tutte insieme... Non hanno padrone, non si sa di dove vengono, non si sa dove vanno, non si lasciano tosare, e nemmeno mungere... Ma sono tanto belle... libere... là... sull'acqua! Se le vedeste, Oliva...

OLIVA

O che razza di pecore son quelle?

LEOPOLDO

Son fatte di schiuma bianca, Oliva! e le fabbrica il vento, e corrono, saltano sul mare!... Io, certe volte, quando sono di guardia franca, invece di dormire, mi metto a guardarle, appoggiato così (fa atto coi gomiti sulla tavola e i pugni contro le tempie) al bastingaggio e ci sto anche un'ora!...

OLIVA

Dunque, fate come faccio io!... Quando mi metto a capo il poggio, e guardo le mie... poverine... che vanno piano piano... e mi girano intorno... brucando tra i sassi, e ogni poco mi guardano con quegli occhietti chiari... Non c'è pericolo che mi stanchi, sotto quel sole!... e non si sente altro che qualche vespa per l'aria... eh! Se ci steste un poco, quassù, imparereste a volergli bene, anche alle pecorine mie...

LEOPOLDO

Eh!... Se stessi quassù... Oliva!... sarebbe più facile che imparassi a voler bene a voi!...

Mentre questo dialogo si è acceso, Riga è andata e venuta due volte nella stanza vicina dove sono i suoi piccini. Ha ripreso per due volte il suo duro lavoro, quando si sente ancora un breve lamento di bambino.

RIGA

Vacci un po' tu, Oliva, a sentir che vole Settimio; non mi lascia benavere, stasera...

OLIVA

(strappata rudemente a un bel sogno in cui l'avevano immersa le parole di Leopoldo, stenta quasi a capire: poi corre verso la cameretta vicina facendo un breve urlo d'esclamazione).

RIGA

(lasciando un momento il lavoro, a Leopoldo)

Ora me lo dite, eh? signor Leopoldo, come v'è preso l'estro di venir quassù su questi monti: non volevo offendervi prima... voi l'avete capito!... quel buacciolo di Bistone non capisce ragioni... Che c'era qualcosa di male forse a domandarvi?...

LEOPOLDO

Ma che male!... diavolo! ve lo dico subito: è stato per accompagnare un amico mio, poveretto... ma uno di quegli amici che due non se ne possono ritrovare nella vita! (con profonda tristezza).

RIGA

O che ha fatto?... è morto?...

LEOPOLDO

No... ma per me... è come se fosse morto! Ha sposato una ragazza, una campagnuola: una certa Virginia... di Rifiglio... la conoscerete, forse...

RIGA

(si ferma un momento, poi col capo fa cenno di no).

LEOPOLDO

Una bella ragazza bionda... basta! Se ne innamorò un giorno a Firenze: s'era insieme: da quel giorno non ha veduto più lume!... Quella non voleva sposare un marinaio... e lui, allora, non c'è stato santi... tanto ha fatto, che s'è trovato un impiego in una fattoria, e ieri se l'è sposata!...

RIGA

To'!...

OLIVA

(dopo aver ascoltato sull'apertura del tramezzo non vista, il racconto di Leopoldo)

Vacci tu, sai, mamma: a me non mi dà retta... lo senti?...

RIGA

Benedetto!... o che avrà stasera?... gli abbiano fatto il malocchio!...

LEOPOLDO

Ma che malocchio!... (guardando Oliva con desiderio, lieto di rimanere un momento con lei) Vuol la mamma... si capisce!

RIGA

(va di mala voglia alla camera vicina).

Oliva ritorna al suo posto di prima sempre in piedi. La rete di sogni in cui è presa, si stringe intorno all'anima sua: guarda fisso in terra seguendo una sua finzione gioconda.

LEOPOLDO

(dopo una breve pausa)

A che cosa pensate, Oliva?

RIGA

(cantando nella camera vicina)

Ho visto una sirena in mezzo al mare,

Sur uno scoglio, piangeva, piangeva!

OLIVA

Penso che nel mondo c'è qualcuno felice!...

RIGA (c. s.)

Ho visto tanti pesci lacrimare

Dalle tristi parole che diceva!

LEOPOLDO

Come sei bella, Oliva! Forse... chi sa... se tu mi volessi bene... anch'io sarei felice! (si leva e le si fa vicino alle spalle, guardando a tratti la porta del tramezzo e quella di fondo)

RIGA (c. s.)

Figliolo bello, non t'innamorare,

Chi s'innamora non si può salvare!

LEOPOLDO

Eh!... Oliva!... la senti questa canzone... chi lo sa com'è salita quassù! è la canzone che cantano tutte le mamme da noi!... Dicono tutte: Non t'innamorare!... E noi si gira il mondo, si scampa dalle bocche dei pescicani... ma poi un bel giorno s'incontrano due occhi... e se quelli ci guardano, si more... Anche a te, te l'avrà cantata... Oliva... quand'eri piccina... invece...

OLIVA

Io? chi ve l'ha detto?...

LEOPOLDO

(abbracciandola)

Credi che non si senta anche di fori, quando questo cuoricino grida?... Quando tu vedi un nido, hai bisogno di strapparlo, per vedere se c'è dentro la nidiata?...

OLIVA

(fanciullescamente)

Io non li strappo mai mai... sapete? i nidi! Quand'ero bambina sì... ero cattiva... ma da un pezzo in qua non c'è pericolo... Qualche volta... sapete che faccio? M'arrampico a un nido... e a quanti ce ne trovo dentro... gli dò un bacio sul capo... e poi li lascio strillare e scappo via!...

LEOPOLDO

(cingendo con un gesto rapidissimo il capo di Oliva)

Un bacio sul capo!... e làsciatelo dare anche te!... (la bacia forte sul viso).

Si sentono i passi pesanti di Bistone. Leopoldo libera Oliva che fugge verso la cameretta dov'è Riga.

OLIVA

(con forzata calma)

Mamma... s'è addormito?

Mentre Leopoldo si lascia cadere seduto, con la testa sopra la palma destra e il gomito sulla tavola, entra Bistone con in collo la capretta.