SCENA SETTIMA
RIGA, LEOPOLDO, OLIVA, BISTONE, poi GIGI.
BISTONE
(fermandosi appena entrato)
O Oliva?... O Riga?... O che v'hanno piantato qui solo?... Avevo voglia d'aspettare! che pensiero, eh? ch'ell'hanno per le bestie, queste donne?! Se non ci fossi io! C'è poco da dire! Eccola qua (posando la capretta sul paglione): Questa poteva morire a comodo suo.
LEOPOLDO
(ricomponendosi un po' distrattamente)
Sta molto male, eh?...
BISTONE
(come rammentandosi)
Ho pensato anche a voi, non credete! Ho dato la voce a «Dente di legno» che passi di qua, così vi carica sur un mulo... in un par d'ore vi trovate giù alle Quattro strade...
LEOPOLDO
Ma... con quest'acqua...
BISTONE
(ridendo)
To'! Oh! che avete fatto fino a ora?! Non l'avete visto lo stellato! Venite a vedere quante ce n'è... E ancora non è notte!
LEOPOLDO
Per Dio! (si leva e va fuor della porta seguito da Bistone).
BISTONE
Se vi regalassero tante pecore per quante stelle sono in cielo ora... gioco il capo che fareste anche il pastore!
LEOPOLDO
Che bellezza! E che bel vento fresco!... (rimane a guardare l'orizzonte intorno mentre Bistone va brontolando alla porticina di destra).
BISTONE
(gridando)
O Oliva! Per diana!...
RIGA
(d. d. con voce soffocata e rabbiosa)
Accidempoli al vostro vociare!... Mi s'era addormito proprio ora! Vai, Oliva!
Oliva dopo un istante esce ancora tutta confusa e come sfuggendo lo sguardo del padre si siede presso la capretta.
BISTONE
(venendo a prendere il lume a olio sulla tavola e portandolo vicino al paglione)
Avevo voglia a aspettare, eh? Oliva?! Non te n'importa più nemmeno a te, di queste povere bestiole? Vedi come la sta'... non si move... l'ha cert'occhi rossi!... e poi la brucia come se fosse cotta! O che dici tu ch'ell'abbia?...
OLIVA
(mormorando)
Ma!... (continua a carezzare la capretta).
RIGA
(rientrando)
Bene... Vediamo un poco... vediamo... è 'lla morta, ancora?! (ironica).
LEOPOLDO
(rientra — Il desiderio di qualche porto lontano gli ha già trasfigurato il viso: si avvicina a Oliva mentr'essa sospende per un istante il suo esame, senza però alzare gli occhi)
Dunque?... è un male grosso davvero... povera bestiola!...
BISTONE
Che volete! Oliva lo dovrebbe capire! l'altra volta alla «Rosa» gli dette a bere cert'acqua fatta da lei... c'è poco da dire!... ritornò più bella di prima! Ma oggi... mi par mezza imbambolata... che so io?... la dovrebbe avere qualche pensiero per il capo!...
RIGA
Dunque, Oliva! E s'aspetta che tu dica qualche cosa: che... se' mutolita!...
OLIVA
Ma... la sta male, sì... ma io, non glielo so trovare... il male!...
RIGA
(ridendo)
La sarà innamorata, allora!
Si odono dei passi strascicanti. Leopoldo solo si volge: è Gigi che rientra. Vede tutti guardare sul suo paglione: guarda anch'egli. Visto di che si tratta, sempre senza parlare va verso il camino dove la legna arde ancora e si siede sulla pietra più comodamente che può.
BISTONE
Guarda bene... via, Oliva... non mi sembra possibile! eppure questa volta non n'hai voglia di guarirla! Guardagli dentro l'orecchie: prova a dargli bere... e vedi come l'ingolla... C'è poco da dire... a guardarla solamente...
LEOPOLDO
(prende una catinella — la riempie alla mezzina poi la porge a Oliva)
Tenete, Oliva: provate se il male fosse nella gola...
Oliva con la massima confusione prende la catinella e vi immerge il muso della capra mentre i tre si chinano per veder questa prova (pausa).
RIGA
(gridando)
O se la ingolla veramente bene! Ve lo dicevo io! l'è innamorata!... Lasciatela dormire in pace: domani la ruzza!... Ite piuttosto a mungere... è un'ora di notte... (va al camino, ordina in fretta i secchi, mentre Bistone va, imbronciato, a vuotare la catinella nell'acquaio).
LEOPOLDO
Un'ora di notte?! sarebbero le otto! Per Dio! Com'è passato presto il tempo!... (come sopra pensiero) E domani sera... a quest'ora... sul mare... un'altra volta.
OLIVA
(con voce straziante)
Sul mare...?! domani sera...!?
Leopoldo intanto guarda distrattamente Riga e Bistone, cosicchè Oliva può fissare lungamente gli occhi disperati di fanciulla sopra il suo volto ruvido e bello. In questo momento tra l'ebetismo di Gigi, l'egoismo inconscio di Leopoldo e la semplicità dei vecchi, si compie nella piccola anima di Oliva un tacito dramma.
RIGA
(andando all'acquaio e trascinando per la giacchetta Bistone)
Lasciate fare Oliva; tanto voi non ci capite nulla. Pigliate questi secchi; lo vedete come lustrano! (glie ne mette due per mano) O Gigi! Che dormi anche costì? Mamma mia, salvatelo!... Tieni i secchi!
BISTONE
(riposando i due secchi in terra)
Aspetta, voglio scaldarmi un po' le mani... mi fa freddo stasera!... saranno gli anni che passano!... (Gigi, che s'era mezzo levato, si riaccomoda subito sulla pietra. Leopoldo, appoggiato allo stipite dell'uscio, si volge a guardare Oliva, che abbassa tristemente il capo).
LEOPOLDO
(dopo una pausa — piano ad Oliva)
Oliva... (un po' più forte) Oliva... perchè non mi guardate più?... (prendendo di sopra la mensola il cestino) Siete voi che fate questo bel cestino?...
OLIVA
(alza gli occhi in fretta: un breve risorgere di speranze la fa quasi sorridere)
Sì... l'ho fatto io!... ma non l'ho potuto finire... perchè ho perduto il coltello...
LEOPOLDO
Povera Oliva!... Pigliatevi questo (levando di tasca il coltello catalano) Guardate com'è bello! l'ho comprato in America... Chi l'avrebbe detto che lo compravo per voi!... Così vi ricorderete di me... (l'apre: i tre scatti fanno rivoltare ad un tempo Bistone e Riga)
BISTONE
Che fate costì... me la volete sgozzare?!...
RIGA
Dio ci liberi!...
LEOPOLDO
(ai vecchi)
No, no... non ve la tocco la vostra capretta; facevo vedere a Oliva come son fatti i coltelli catalani.
RIGA
Ah!...
LEOPOLDO
(a Oliva)
E così si chiude (lo chiude).
OLIVA
(guarda con una infinita disperazione il coltello).
Non mi potreste dare un'altra cosa per memoria... meno bella... che costi meno...
LEOPOLDO
Non lo dite, Oliva mia: perchè dite così?... Se sapeste quanto mi fa piacere di pensare che questo coltellaccio mio sta nelle vostre manine! e che ci lavorate le vostre canne, in pace... su per queste montagne... e pensate a me, ogni volta che l'adoperate!... Ora, vien l'inverno!... son brutti tempi per il mare!... ne more molti di marinari!... (si avvicina un campanaccio come il primo, da carbonaio).