SCENA TERZA

Jacopo entra in abito da automobilista. Si scopre il volto. Dà un rapido sguardo in giro attraverso un monocolo, poi, spalancando occhi e braccia teatralmente, va verso Romano.

ROMANO

(alzandoglisi incontro con cordialità non molta, ma sincera)

Jacopo! Come mai?

JACOPO

Io?... Sempre la solita salute indecente, come vedi! (facendo le corna per scongiuro) Quest'inverno in Russia mi ero imbiancato un po' troppo... la gran neve, forse... Ma, non mi son dato per vinto. Ho preso del buon caviale!... (mostrando i pochi capelli nerissimi e pettinatissimi) Ah! io poi sono di parere che non bisogna prestarsi a questi scherzi da villana che suol fare Madre Natura. Niente, niente. Ognuno al suo posto. Madre Natura a casa sua. Noi a casa nostra. (Romano ride) Tu, per esempio, fai malissimo! «Shocking» andarsene con la testa come se ce l'avessero infarinata di carnevale!... Che cosa ne dice madonna Luisa?

ROMANO

Povera Luisa... Ha altro da pensare!

JACOPO

Che cosa c'è?

ROMANO

Oh! niente... niente... dico così... perchè è un pochino indisposta da qualche giorno.

JACOPO

Mi dispiace. Contavo di baciarle la mano in questa breve sosta... Sempre bella, eh?... Sempre regale!... E tu sempre innamorato morto... eh? Bravo, bravo. È un modo anche questo di farla in barba alla Natura; fare l'eterno sposino. O fermarsi al giorno prima delle nozze, o fermarsi al giorno dopo, è question di gusti. Purchè un bel giorno ci si fermi là, su due piedi! e si dica al Tempo: «tira pure quanto ti pare; io sto bene qui, e non mi muovo!»... Altro che paroline dolci: «Attimo fuggente, arrestati, sei bello!»... Bisogna farsi sentire per Dio!

ROMANO

Sempre allegro tu!

JACOPO

Questo credo che dipenda dall'essermi fermato al giorno prima delle nozze!... Ba!... Ba!... Ba!... Jacopino!... (parlando al ritratto di guerriero e mirandolo con il monocolo) Comment ça va, donc? Che faccia!! Ti secca un po' d'essere dipinto eh?... Capisco; costretto a star così fermo dopo averne fatte tante!... Però consolati!... Se sapessi com'è difficile oggi la vita!... La tua famosa impresa di Serravalle, sai come te la chiamerebbero: quadruplo assassinio, premeditato, a scopo di furto e di ratto di minorenne!... Galera a vita!!! Galera a vita!

ROMANO

(che ha levato dalla libreria una bottiglia di cognac e due bicchierini; riempiendoli)

Devi sapere che quei Tolomei di Serravalle erano nipoti di quelli fuorusciti e traditori che nel '232 avevano osato prendere le armi contro Siena, d'accordo col vescovo d'Arezzo!...

JACOPO

(vuota d'un fiato il suo bicchierino e lo tende a Romano perchè lo riempia)

Per Bacco!... Che belle ragioni per rubarsi le ragazze c'erano a quei tempi!! (sospira profondamente) Ba, ba, ba! Qua un altro bicchierino!... Io non so come tu faccia a studiar storia dalla mattina alla sera, senza diventar matto furioso! Io, basta che mi ci accosti un momento, è fatta!... Mi sento subito sfumare il raziocinio. Sarei capace d'uscirmene fuori vestito di ferro, con lancia in resta, come Don Chisciotte! A rimettere il mondo a posto! per Dio (beve c. s.) Poi ci bevo sopra, e mi passa!... E ritorno alle battaglie del baccarat!

ROMANO

Giuochi ancora? Giuochi sempre?

JACOPO

Che cosa vuoi che faccia?! Certo, qualche volta, sarebbe meglio che non giocassi. Ieri sera a Firenze m'hanno vuotato il portafogli!... E pur nonostante... vedi ironia del Destino!... ho dovuto noleggiare una maravigliosa Rénault 60 HP., per venir qui, a caricare un imbecille d'un mio amico, e portarmelo a Roma!... Ragione per cui... non mi sentirei la forza di rifiutare... semprechè al munifico mio maggior fratello piacesse di largirmeli (nell'orecchio)... nemmeno cinque miserabili fogli da cento.

ROMANO

Jacopo mio, dimmi tu se ti ho mai rifiutato!...

JACOPO

Mai! Mai! Verissimo... Però ti piacerebbe incominciare da stasera...

ROMANO

No!... Non è questa la verità!...

JACOPO

... Bene, bene! «Niente di fatto!» Fratelli lo stesso! Passiamo ad altro.

ROMANO

Ma no! Voglio che tu sappia la verità. Non ce n'ho. In tutto questo palazzo ci sono cento lire.

JACOPO

Capisco... capisco... Sono capitato in un contrattempo...

ROMANO

Ma che contrattempo! è la miseria, per Dio! la miseria!

JACOPO

Romano?!

ROMANO

Ho voluto fare la mia smargiassata anch'io; ho voluto dare una lezione al Monte de' Paschi che m'è costata quindicimila lire! Le ultime!... avute, Dio sa come, dal Banco Fiorentino.. Gli ultimi spiccioli! Chi vuoi che me ne dia più! Non ho più un metro di terra al sole chi mi frutti uno staio di grano! Come la vuoi chiamare, se non la chiami miseria?

JACOPO

Romano?!... Ma lascia che ti guardi bene in faccia!!... Sei tu che parli così?!... Sei tu che, finalmente, mi credi degno di sapere un po' dei fatti tuoi dalla tua bocca?... Mi elevi alla tua confidenza?... Bisognava proprio che ti venisse addosso la miseria nera, per ricordarti che siamo fratelli!...

ROMANO

Io non l'ho mai dimenticato.

JACOPO

M'hai dato dei pranzi e dei denari...

ROMANO

T'ho anche parlato da fratello..

JACOPO

No! M'hai fatto delle noiose paternali, da precettore!... Niente altro. Questo sarebbe stato parlar da fratello; dimmi: sotto la severa apparenza d'amministrare un patrimonio, io amministro una rovina...

ROMANO

È questa la verità, Jacopo!

JACOPO

E perchè non dirmela?... Che cos'era quell'aria di superiorità che hai sempre usato con me! Perchè non dirmi: «Le forze non mi bastano: Aiutami! Sacré Nom!» Perchè negarmi la dignità e la gioia d'esser buono a qualcosa, su questo mondo?...

ROMANO

Forse sarebbe stata diversa la tua vita?...

JACOPO

O diversa o uguale; non è questo che m'importa! Qualunque vita è abietta se è fatta al solo scopo di vivere!... e qualunque vita è santa se un fine l'illumina!... Passare sul mondo, inutili, come una pioggia sul mare: questo è indegno! questo è vile! questo è disonesto!... Romano! (stringendogli una mano con ambe le sue) Due minuti fa t'ho chiesto 500 lire... Ma tu sai che, per me, è come per i marinai! dopo il mal tempo viene il buono!... Io son qua, pronto a mettere tutte le mie forze a tua disposizione...

ROMANO

Eh?... Oh! No, no, no!...

JACOPO

Con tutto il cuore, bada!

ROMANO

Troppo buono, Jacopo... ma: no... no!... Non è il caso... ecco!

JACOPO

Incomincerò col renderti le quattro o cinque mila lire che ti debbo. Fra tre giorni al massimo, saranno qua; per telegrafo, se vuoi...

ROMANO

Oh! Non c'è questa fretta. Il 27 devo riscuotere due mesi di stipendio...

JACOPO

C'è da stare allegri!... Ci vuol altro per rialzare una casa che crolla!... Su via, Romano. Approfittiamo di questo sportello di sincerità che si è aperto fra i nostri due cuori. Dimmi un po' bene come stanno le tue cose.

ROMANO

No, Jacopo! No, Jacopo!... È inutile... credi... ormai...

JACOPO

Più le cose son difficili e più mi piacciono anzi!

ROMANO

È impossibile!

JACOPO

Meglio!! È quello che cerco: l'impossibile!!

ROMANO

Insomma; no! no! Io m'ammazzerei piuttosto che... imporre dei sacrifici ad altri!

JACOPO

Sacrifici? Ma non capisci che lo faccio per la superbia di essere buono a qualche cosa?... E poi, per Dio, mi chiamo Della Lizza come te!... La rovina tua è anche mia! Se io porto a spasso la mia miseria in automobile, se io son diventato un acrobata del vuoto... se meno colpi di spada a destra e a sinistra... e qualcuno ne piglio anche!... (scoprendo l'avambraccio e mostrando una lunga cicatrice) ... non lo faccio per me solo: lo faccio per il nome che portiamo!... Che credi?... Perchè t'ho venduto da ragazzaccio che ero, la mia parte di palazzo, ch'io non ci senta sempre un po' di casa mia, qua dentro? La tua rovina vuol dire la rovina di tutta questa roba che è gloria tua, come mia... e abbiamo uguale diritto di salvarla!... E tu che vai dicendo di sacrifici?

ROMANO

Parlo di sacrifizi materiali; tu non ne puoi fare per me, come io non ne posso fare per te...

JACOPO

Ma io posso... invece!

ROMANO

Ma io non voglio, insomma! Jacopo: parliamo d'altro... sii ragionevole...

JACOPO

Devo riscuotere una bella sommetta in Borsa... a fin di mese... Sarò quasi ricco!

ROMANO

Anch'io!... anch'io!...

JACOPO

Cosa, anch'io? Sarai ricco anche tu?...

ROMANO

Sì! Sì!...

JACOPO

Mi rallegro!

ROMANO

Oh Dio!... Ricco!... Rimedierò... rimedierò alla meglio...

JACOPO

E come?... Se tu stesso m'hai detto che non puoi trovare più una lira di prestito?

ROMANO

Oh! Insomma! Insomma! Insomma!... Se ti dico che rimedierò, vuol dire che rimedierò...

JACOPO

E il come non si può sapere?... Un mistero?... (Romano tace) Si riserra lo sportello delle confidenze fraterne!... Soit! Rien de fait encore!... (pausa) E... così... tolta la lieve indisposizione di madonna Luisa, che auguro definitivamente guarita domani, mentre io volerò verso Roma... tutti bene in casa?

ROMANO

Tutti... sì, sì... tutti benissimo.

JACOPO

E... sarebbe lecito... non dico vedere, il che fia troppo per uno zio cotanto indegno!... ma almeno... sapere alcunchè di quella angelica creaturina bionda che, credi Romano... m'è rimasta qui negli occhi... da cinque anni... come la più bella cosa che abbia visto nella vita?...

ROMANO

(tutto illuminandosi)

Gaia?!

JACOPO

Sì! la nostra Gaia! Il fiore del nostro sangue!... L'ultimo fiore!... Perchè dal tuo Lorenzo, tutto quel che può venire... sarà un passabile mezzo sangue... arabo!

ROMANO

Ah! La mia Gaia!...

JACOPO

Che cosa fa? Che cosa fa, quell'angelo?... Gioca?... gioca ancora?...

ROMANO

Ah sì! Altro che giocare!...

JACOPO

Non aspetta più il suo Orlando innamorato che la liberi dagli Infedeli, facendo far da tenda saracena alla portiera del salone... e da Orlando a quell'affare là! (indicando l'armatura montata).

ROMANO

È venuto, il suo Orlando!... in carne ed ossa!...

JACOPO

Ah, sì?

ROMANO

Piero Della Turrita... il figlio del povero colonnello Ugo...

JACOPO

Oh! guarda! I Turrita?... Gli antichi nemici della nostra casata!

ROMANO

Già, già!...

JACOPO

Giulietta e Romeo, dunque!

ROMANO

Già, già!... (sempre più beandosi) Ma tu sapessi che miracolo d'educazione ha saputo compiere in quell'unico figlio la sventurata marchesa Orsola!... Non si poteva incontrare in un'anima più ben fatta, la mia Gaia! E non è solamente buono; ha un ingegno raro per le discipline filosofiche. Arriverà in su!... purchè possa lavorare in pace e in solitudine!... Non è nato per le lotte corpo a corpo della vita. Un po'... come ero io...

JACOPO

Ah!!! i tuoi sogni!... I tuoi sogni arcadici!... Me li rammento bene! Andavamo tutt'altro che d'accordo, allora!... Ma com'è poetico ripensarci adesso, in questa bella sera, in quest'angolo di reggia che è nostro! vero Romano?... dove tutto odora della nostra antichità, e non ci arriva il puzzo pestifero del nuovo!... Una vera ora di porto, per me, dopo tante burrasche!... Racconta, racconta, Romano... Dimmi ancora della nostra Gaia?

ROMANO

Si amano! Si amano! è tutto detto!... Quello che sogna lui, sogna lei. Hanno un cervello solo, un cuore solo! Piero ha una villetta e qualche podere in Valdelsa, carichi di ipoteche... ma, per bellezza, un vero paradiso! Riscattare quel poco, vivere di quel poco, là, in quella verde pace!... lavorare e amarsi!... Tutto il loro sogno!

JACOPO

Ha fatto qualche eredità, Piero?

ROMANO

Ma che! Non ha un soldo. Guadagna qualche cosa scrivendo... ma... capirai...

JACOPO

La marchesa Orsola?

ROMANO

Che vuoi che abbia! vive della pensione del marito... Tu vuoi sapere, insomma, chi è che paga le ipoteche?... chi è che riscatta il nido a questa coppia di allodole?... Sono io!

JACOPO

Tu?

ROMANO

Sicuro! Bastavano cinquanta mila liracce per tingere di rosa tutta la loro vita. Avrei dovuto negargliele? Io le ho promesse per dote a Gaia. Le ho promesse per quest'ottobre; e quest'ottobre le darò.

JACOPO

Bravo!! Sacré Nom!... Qui ti riconosco il segno della razza!!

ROMANO

Mi dai ragione. Tu mi dai ragione. Tu non mi dici, come Lorenzo, che son matto...

JACOPO

Che matto!... Che vuoi che capisca Lorenzo dell'anima nostra... lui che l'ha venduta alla tribù dei Levi!... Hai fatto mille volte bene! Mille volte il tuo dovere, di padre, e di Della Lizza!!

ROMANO

Tu mi capisci, dunque?

JACOPO

Ti capisco e t'invidio!... Fabbricare la felicità d'un angelo come quello... Farla ridere! ridere in eterno!

ROMANO

(fissando lo sguardo in una visione di paradiso)

Ridere... ridere in eterno!..

JACOPO

(avvicinandoglisi)

Tuttavia... Io parlo per mia lunga esperienza... La promessa, in noi, si sa, è come l'immagine, l'ombra sopravvissuta di quello che fu il più vivo bisogno della nostra razza: Dare! Dare! Dare a piene mani!... Ma per dare... bisogna avere. Per avere, bisogna prendere. Dove prendi le cinquantamila lire, tu?

ROMANO

Lo so ben io!... Lo so ben io! A che mi sarebbe valso, dunque, conservare fino adesso, a prezzo... del mio sangue, tutta questa roba morta? queste mura fredde!... Se oggi non mi servissero a dar vita al sogno di Gaia... a darle i fiori vivi!... il sole... il gran Sole?

JACOPO

(scattando)

Eh?

ROMANO

(come tra sè)

Sì! sì! sì!... Ne vada la ragione di Luisa! ne vada la vita mia!... perchè se lei impazzisce, io m'ammazzo!... ma Gaia dev'essere felice... Vendo tutto... tutto... fino all'ultima seggiola... Ho deciso! Ho deciso!

JACOPO

Carina, carina, carina!

ROMANO

Che cosa dici?

JACOPO

Dico: carina, carina, carina. Ingegnosa!... L'uovo di Colombo! L'uovo di Colombo!... Come si fa a maritare una figlia? Si vende un palazzo. Semplicissimo. E per maritarne due?... Poichè, se non erro, ne hai due da maritare. C'è anche Selvaggia.

ROMANO

Selvaggia! (tutta la persona si accascia, come sotto un tremendo peso).

JACOPO

Che cos'è?... Romano?... Che disgrazia c'è stata in casa, senza che io l'abbia saputo?... Maledetta la mia vita randagia! Selvaggia?!... così sana, così robusta!!... Ma quando, per Dio?... Se due mesi fa me n'ha parlato il barone di Monbello a San Remo!...

ROMANO

Ma non è morta! Jacopo!... È scappata di casa!

JACOPO

(facendo un salto indietro)

Eh?... Ah!... Me lo dici così? per caso!... dopo mezz'ora che parliamo?!... Un fatto di questa gravità! Una ferita così atroce al nostro onore!!! Romano! per Dio!

ROMANO

Io so che non ne ho colpa...

JACOPO

E io so che questa sola è peggio di tutte le mie messe insieme!... So, che fino ad oggi, bene o male, il nostro nome nel fango non c'era caduto; e sei tu che ce lo butti! Tu che la pretendevi a monopolista del nostro onore!...

ROMANO

La mia coscienza è tranquilla!...

JACOPO

Ma, per carità, Romano! non ci perdiamo in chiacchiere; è tempo di agire. Spero che non metterai in dubbio il mio sacrosanto diritto di saper tutto e d'intervenire... La cosa si sa in Siena?

ROMANO

Ancora no, per fortuna. L'hanno vista partire una settimana fa per Torino col suocero di Lorenzo... Credono che sia là.

JACOPO

Ah! Col fabbricante di passamani?... E perchè?

ROMANO

Perchè volevamo levarla di qui; distrarla da un amoraccio che non ci piaceva... Credevamo che a Torino...

JACOPO

E invece?...

ROMANO

Alla stazione di Genova è sparita... il signor Levi ha messo sossopra mezzo mondo... ha fatto miracoli... credi...

JACOPO

Eh, si vede! Dopo una settimana non sa ancora dove sono!... Con chi è scappata insomma?

ROMANO

Con un calzolaio!...

JACOPO

Sangue bleu!... Quattrini almeno?

ROMANO

Il figlio di quel tal Ricotti, che ha messo negozi in tutt'Italia...

JACOPO

Quello delle «Washington Shoe»?

ROMANO

Quello, sì.

JACOPO

L'amante della moglie di Serdoni, allora?

ROMANO

Mi pare... d'aver sentito dire... infatti...

JACOPO

Be' be' be'; è lui. Puoi telegrafare al fabbricante di passamani che smetta immediatamente di occuparsi dei fatti nostri.

ROMANO

Eh?

JACOPO

Sì, sì; un pezzo di carta. (Prendendolo sul banco e dandolo a Romano che è in piedi) Telegrafargli subito! «Trovàti. Segue lettera». (Cercando con l'occhio un campanello e correndo a suonarlo) Viene qualcuno, a suonar qui? Perchè con te... i servi hanno sempre dormito... (va a sedersi al posto di studio di Romano, e leva il grosso volume che trova innanzi, prende un foglio da lettere e scrive in fretta) Permetti eh?... Siccome domani debbo in tutti i modi essere a Roma, è meglio che scriva subito a un certo ometto di San Remo che mi faccia da battitore...

ROMANO

(alzando il capo dal suo foglietto dove ha scritto, stando in piedi, qualche parola)

Ma... Jacopo... se poi...

JACOPO

(scrivendo sempre)

Niente «Ma»! niente «Se poi»! per carità! Due giorni di caccia e te li porto qui per le orecchie tutti due. Telegrafa come t'ho detto.

ANTONIO

(entrando da sinistra)

Comandi.

JACOPO

Ah! meno male! Dopo un quarto d'ora! Ma bisogna correre, quando si sente il campanello! bisogna sgranchirsi le gambe! (a Romano) Dammi qua (legge il telegramma) Quanti complimenti inutili!... Be' be': può andare (ad Antonio) Questo telegramma di corsa! Che ci sia qua la ricevuta tra dieci minuti.

(Antonio guarda attonito il vecchio e il nuovo padrone).

Ohei! Ho detto a voi.

(Antonio, impaurito, se ne va di corsa).

Ooh!

(Ripigliando il filo della sua lettera) Benissimo; i dati sono chiari (scrivendo) «Venerdì sera... sarò a San Remo. Se li hai trovati, mille lire sonanti. Se non li hai trovati un calcio nel... e me li trovo da me. Intesi bene. Tuo, Paron Jacopo»... (piegando e mettendo in busta) Vecchio contrabbandiere... Questi son gli uomini!... Domenica puoi preparare il pranzo di fidanzamento... Parola d'onore!

ROMANO

Speriamo che tu non t'illuda!

JACOPO

(a un tratto, con grande e comico scoppio di maraviglia)

Ba! Ba! Ba! Ba!!! Che vegg'io mai!!! «Tra i signori Marchese Romano Ferruti Della Lizza e Tomaso Harlem...»!

ROMANO

(accorrendo confuso)

Sssss! Per carità! (afferrando la carta eccitatissimo, e cacciandosela in tasca) Accidenti alla mia stupida testa!... L'ho lasciato lì!!

JACOPO

E... che cosa contratti, se è lecito, con quell'ex insaccatore di maiali?... Gli venderai qualcosa naturalmente!

ROMANO

Lo conosci?

JACOPO

Sacré Nom!... È lui l'amico del mio cuore, che son venuto a rapire in auto!... Eh! vecchia amicizia! Siamo stati vicini di camera per un mese, quest'estate, a Montecarlo!

ROMANO

Gioca anche lui?

JACOPO

Peggio di una foca ammaestrata!... Ma che diavolo gli puoi vendere!... E l'ho visto dieci giorni fa... non mi ha mica detto niente!... Eppure sassi etruschi non ce n'hai!... Wisky, nemmeno... (battendosi la fronte) Per Dio!... il Palazzo!!... Di' la verità che vuole il palazzo, quel cafone!

ROMANO

(al colmo della confusione, rilevando di tasca il foglio e facendolo in pezzi)

Ma no! Ma no!... Ma se è una bozza... fatta per scherzo! È stato Lorenzo!

JACOPO

Ah ecco, ecco! già! Scherzi da merciaio, infatti!... Ora capisco! C'è Lorenzo qui!... Che cosa non venderebbe quello?!... E tu? eh?... «al suon di quel metallo»...? Bravo, bravo!... Oh! Ma glie lo dò io il palazzo a quel...

ROMANO

(disperato)

Jacopo!! T'ho detto a che cosa mi servono i denari!... È una cosa sacra!! Tu non hai il diritto di buttarmi all'aria quest'affare!!...

JACOPO

Ma ne ho diecimila diritti! Se ti vedo scavalcare la finestra non ho diritto di fermarti!?... Romano! (afferrandolo e fissandolo negli occhi) C'è un Dio che guida i nostri destini!... Se non fosse stato scritto lassù io non sarei capitato qui in questa sera! Tu non mi avresti mostrato le tue piaghe...

ROMANO

Ma io non ti ho chiesto nulla!...

JACOPO

Lasciami dire. Non sei tu. Era scritto, ti dico!... M'è bastato di toccare questa pietra nera, per sentire che le radici mie son qua dentro. È ora ch'io mi ritiri nel mio angolo di rocca, come uno dei nostri vecchi capitani di ventura. Siamo gli ultimi veri Della Lizza, Romano; si deve morir qua dentro... tutti e due in piedi. Sacré Nom! Con l'ultima sfida sulla bocca!!... Che si provino a venire a comprare il palazzo, coi loro fogli da mille bisunti e puzzolenti! Si provino a toccarci. Si provino!... Li riceveremo a frustate!... Tutto quel che ho fatto mi fa ridere, in confronto a quel che mi sento di fare. Fino a ieri fu guerriglia. Da domani, incomincia la vera guerra! Guerra di grande stile, vivaddio!... E l'ho già tutta qui! (puntandosi l'indice nel mezzo della fronte) Tutta qui. Giornata per giornata. Vittoria per vittoria! Domani il porcaro Harlem. Posdomani il ciabattino Ricotti. Fidanzamento di Selvaggia! Sponsali di Gaia! I più belli che abbian visto in Siena!!... Che stoffa di generale per Dio!... Jacopino! Esulta! È nato dal tuo sangue chi offuscherà la tua gloria!!...

ROMANO

Jacopo!... Che cosa vuoi fare, insomma?

JACOPO

Ma non t'avvedi, Romano, che... per rinnegar me, dovresti rinnegare tutto il nostro passato?... Non è stato tutto: coraggio e astuzia... fermezza e tenerezza... rose per le donne, ferro per gli uomini... guerra dichiarata a chi ci si metteva fra i piedi, avesse ragione o torto... Un fine solo: tener alta l'Impresa della Casata: «Semper invictus!» «Semper invictus!»... A questo fine tutti i mezzi buoni!... È colpa nostra se eravamo una razza nata per imporre leggi, e non per obbedire a quelle degli altri?... La borghesia, Romano, s'è arricchita alle nostre spalle!... Quel poco che riusciamo a riprenderle è santamente ripreso!!...