SCENA SESTA.
Si odono nella foresta sghignazzi satireschi e rumore di gente armata.
LA NUTRICE:
Ah! Questa volta non c'è più dubbio! Riconosco le voci dei soldati, Merope!
MATUSIO,
tremando subito:
Di quali soldati?
MEROPE,
balzando in piedi:
Ci hanno inseguite!
Attaccandosi a Matusio:
Per pietà, nascondimi tu! nascondimi!
LA NUTRICE:
No no! vieni con me qua tra le viti....
A Matusio:
E tu usa ogni arte per disviarli....
A Merope:
Non tremare così, figlia mia!...
Escono. Matusio avanza un po', tremando, ma come vede apparire Zeto seguito da un soldato armato d'arco e di scudo, corre ratto a nascondersi dietro la più gran quercia di destra.
ZETO,
che avanza con altrettanta paura, al soldato, con la sua voce di eunuco:
Tu rimani, e non ti muovere di qua.... Ma se io ti chiamo in aiuto, intendiamoci, e tu allora sii pronto come un leopardo sulla preda.... eh?....
Avanza verso la porta in punta di piedi.
Ci siamo! ecco l'insegna dell'osteria.... una coda di volpe.... è proprio qui....
Raccoglie di terra un sasso e fa per picchiare alla porta.
Se non fosse quella maledetta stretta che mi diede....
Toccandosi il collo:
sento che avrei adesso un coraggio da leone!... Ma su su, Zeto.... conduci questa impresa da par tuo.... Se la destra non basta.... ecco le mandiamo in aiuto la sinistra!
Afferra con la sinistra il polso della destra, e battuti rapidamente tre colpi, fugge subito vicino al soldato.
È fatto!
Al soldato:
Ho bussato forte eh?
Nessuno risponde.
La casa è disabitata forse?... che te ne pare?... possiamo ritornare indietro. Quel che si poteva fare si è fatto.... non è così?
IREO,
aprendo piano piano la finestruccia e guardando giù:
M'era sembrato di sentir bussare.
ZETO:
Ah!... questo è certo il vecchio oste Ireo.... la sua barba lo dice!... Coraggio dunque!...
Facendosi avanti e strillando come una gallina:
Sei tu l'oste Ireo, padre terrestre del divino e altissimo Orione?
IREO,
come trasognato:
Son io.
ZETO:
In nome del grande e potente re Enopione ti parlo: il quale dalla sua alta reggia di Chio è partito, per rendere il meritato omaggio al maraviglioso Orione. Il figlio di Bacco offre al figlio di Giove la sua diletta e unica figlia Merope in isposa, e gli porta doni di incredibile prezzo, e depone ai piedi suoi la sua temuta corona.
IREO,
nella massima confusione:
Ohimè.... Trochilo!... E lévati una volta!
Ritirandosi:
Non senti che cosa ci dice questa femmina?...
LA NUTRICE,
riapparendo da sinistra con voce soffocata:
Zeto!
Zeto fa un salto indietro.
Zeto!... son io che ti chiamo: appréssati.
ZETO,
sbirciandola:
Eh?! Impossibile!
LA NUTRICE:
Son io, ti dico!
ZETO:
Tu qui?!
LA NUTRICE:
Sì sì.... ma odimi:
Concitata:
in questa borsa ci sono i più ricchi monili di Merope.... Son per te; ma dimmi subito se quel che ho udito non è un nuovo inganno del re....
ZETO:
È sacra verità al cospetto degli dèi!
LA NUTRICE:
E come...?
ZETO:
«Come come come».... Come non so!... Certe cose non si possono capire!... So che l'augusta nostra regina Domale ha voluto, ora, tutto questo. Lei ha fatto partire il potente nostro re Enopione, e gli ha detto, dinanzi a me, che non ardisse mai di ritornare senza portarle un così amabile genero!
LA NUTRICE,
volgendosi a sinistra:
Merope! allegra!
ZETO,
saltando di gioia:
È qui Merope con te?! E vuole Orione anche lei? La battaglia è vinta. Niente più paura di busse!
La nutrice tira Zeto fuori della scena verso Merope.