XXXV.

Le cause di dissoluzione dell’economia servile divenivano quindi, di continuo, più operose, e più manifesti ne apparivano gli effetti; e, tra le altre cose che c’inducono a toglier fede all’esistenza di quattrocentomila schiavi, asserita da Ctesicle per l’Attica, deve esser posta, in prima linea, questa decadenza dell’antica struttura economica, a cui si conviene meglio il decrescere che non l’aumentare degli schiavi.

Con la fine del quarto secolo, intanto, vien meno anche la possibilità di seguire da vicino e con l’aiuto di notizie più specifiche e minute le ulteriori fasi dell’economia greca. Dobbiamo limitarci alla cognizione degli effetti più appariscenti, dell’aspetto generale, che il paese assunse, del suo declinare per la curva discendente della parabola, della concentrazione progrediente della ricchezza, del suo spopolamento; tutte cose che, al tempo stesso, sono documento della persistenza delle cause dissolventi fin qui indagate, e trovano la spiegazione e il commento in queste stesse cause e nella creazione di nuovi centri d’industria e di civiltà e nella perduta egemonia, che toglieva ad Atene specialmente di poter sorreggere con una forma di puro parassitismo la sua posizione già culminante.

Qua e là, nondimeno, documenti di non poca importanza dànno un punto di appoggio concreto per ricongiungere, con una linea ideale e continua, le conseguenze ultime, indistintamente riassunte nelle posteriori condizioni di vita, e lo stato anteriore, meglio noto nelle sue cause e ne’ suoi effetti.

I conti de’ templi di Delo ci mostrano come anche là, nel terzo secolo, si rendessero sempre più distinti nella funzione del lavoro quei fenomeni già notati in Atene: l’appalto, e, accanto al lavoro retribuito a giornata, il cottimo che acquista un posto sempre più considerevole[456]. L’uso di retribuire un singolo servizio, con riguardo alla sua importanza e alla sua durata, trova il suo riscontro nell’esiguità di alcuni compensi[457], e mostra anch’esso, come, via via, il movimento più rapido della vita economica, facesse sorgere la convenienza di sostituire a questo rapporto perpetuo e personale del padrone e dello schiavo un rapporto meramente reale e temporaneo, consistente nello scambio di servigi e di valori. L’opera servile vi comparisce poi in forma affatto eccezionale; ed, anche là dove comparisce, vi appare con una fisonomia sua speciale, con un corrispettivo annuo determinato di alimenti e di vesti. Un simile contratto, che compensa col solo mantenimento i servigi prestati, ha luogo pure con persone, il cui stato si è voluto riguardare come servile, ma che non si può fuor d’ogni dubbio ritenere come tale[458].