SCENA II.

Aglae sola, poi Delfide.

(Uscito Mènecle, Aglae rimane alquanto in piedi immobile dov'ei l'ha lasciata, una mano nell'altra, gli occhi a terra, pensierosa e triste; poi dato un lungo sospiro, a capo chino e passo lento torna al suo posto a sedersi) Eh!... (siede, riprende il lavoro, chiama) Delfide!... (Delfide, giovanetta, entra) Leggimi qualcosa... (Delfide si siede su di uno sgabello a pie' di Aglae).

Delf. Qui al segno?

Agl. Come credi...

Delf. (leggendo)

«Venere è nell'aria,

È nei flutti del mar. Ciò che respira

Tutto nasce da lei: semina e dona

Essa l'amor che a tutti noi diè vita...»[93]

Agl. Lascia! lascia... mi annoia!...

Delf. (Peccato!... è così bello!...) Qui, nella Medea ci è un altro segno... (leggendo)

«Di quanti esseri mai

Hanno una mente, e un'anima, noi donne,

Siam noi le più infelici...»

Padrona, perchè?...

Agl. Perchè lo dice il libro...

Delf. (scuote, in atto incredulo la testa e prosegue la lettura)

«... ad uom donate

Nel primo fior degli anni... ei, se s'annoia

In sua casa, esce fuori: e fra gli amici

E fra la gente le sue noie oblìa...

Ma noi...»[94]