V.

Mentre Leopoldo era in lotta colla morte, e l'altro colla giustizia, Gentilina trovavasi affranta sotto il peso del proprio rimorso. Ella non era colpevole dell'avvenuto: perchè chi mai, anche conoscendo il carattere focoso di Gregorio, chi mai poteva prevedere codesto eccesso? Pure quell'anima onesta e delicata non sapeva perdonare a se stessa d'aver suscitata spensieratamente quella fatal gelosia. Nel paese la povera giovane per poco non si trovò sotto il peso della pubblica esecrazione. Chi non conosce la carità delle brigate in simili circostanze? Il mondo è lì sempre per compiangere i morti, per assolvere gli accusati, per calunniare i meno colpevoli. Le stesse cure affettuose ch'ella prestava al malato, le sue istanze perchè non venisse tolto dalla sua casa le furono attribuite a colpa. — Ella è innamorata di lui — dicevano alcuni — le preme di risanarsi un marito e vincolarselo colle sue premure. — Ella è presa di Gregorio — dicevano gli altri — e vorrebbe salvo il ferito, per la salvezza dell'uccisore. — Così la sua stessa pietà veniva tacciata d'interesse, di doppiezza, d'ipocrisia. Queste maligne supposizioni non tardarono a giungere a lei: il padre medesimo gliene parlò per indurla a lasciar trasportare altrove il ferito, or che si poteva farlo senza aumentare il pericolo: ma la generosa giovane non si lasciò smuovere dal suo proposito. — È forse la prima volta — disse ella — che sono segno delle altrui maldicenze? Mi ci sono assuefatta: non è più tempo di evitarle, bisogna vincerle, bisogna affrontarle. Questo sventurato deve risanare per le mie cure, o morire fra le mia braccia. —

Leopoldo dal canto suo non avea potuto resistere a tante attenzioni più che materne che Gentilina gli andava usando di giorno e di notte. Quell'amore che prima non era forse che vanità, si andava cambiando nell'animo suo in un affetto vero e profondo. Benchè non avesse fondate speranze di risanare, chè quelli dell'arte non osavano dargliene, vi furono momenti che l'abbandonare la vita gli sembrava più doloroso per doversi staccare da lei, per non poter condurre tutti i suoi giorni in sua compagnia. Gentilina sentì queste proteste arrossendo e facendosi pallida tutt'ad un tratto: ella non l'amava, ella ne amava un altro, ella amava l'uccisore medesimo. Benchè colpevole, benchè delinquente, accusato, forse condannato al patibolo, essa lo amava! Tra l'uno che avea perduto la vita per lei, e l'altro che le avea sagrificato la propria innocenza, il suo cuore rimaneva attaccato al secondo. Io non l'accuso e non la condanno: voglio rispettare, senza esaminarli, i secreti di quell'anima singolare. Dirò solo che non le sofferse l'animo di seguitare a mentire. Interrogata dal giovane di cui s'era fatta infermiera se veramente l'amasse, ella dopo aver tentato sottrarsi alla necessità di rispondere, presa alle strette, gli dichiarò che ella non amava alcuno; che essendo stata la vittima di tante fatalità, sarebbe andata a chiudersi in un convento per espiare nella solitudine tutta la colpa ch'ella potesse averne dinanzi a Dio. Dicendo queste parole ella forse illudevasi, forse mentiva a se stessa e ad altrui per rendere meno amara la negativa all'infermo. Questi intanto peggiorava di giorno in giorno visibilmente: la ferita avea fatto sacco, e promossa una suppurazione che assorbita nel sangue, spegneva lentamente la vita dell'infelice. Il suo stato non avea pur anco permesso che fosse sottoposto a un processo verbale da cui doveva dipendere la sorte dell'imputato. Tutte le volte che il nome di lui veniva proferito alla sua presenza, egli fissava Gentilina e la vedeva impallidire e tremare. Egli s'appose al vero: lesse nell'animo della giovane con più di chiarezza forse di lei medesima; vide ch'ella era presa di Gregorio, e al momento in cui una tale scoperta gli balenò nella mente, strinse i denti e li odiò tutti e due.

Li odiò: ma per poco. Il naturale del giovane non era malvagio. Egli alfine sapeva di aver provocato quel colpo a cui soccombeva. D'altronde poteva egli odiare quella donna che da due mesi lo curava, lo vegliava, andava sensibilmente deperendo sotto il peso di quelle cure e di quelle circostanze che funestavano l'anima sua anche nel pietoso esercizio? — Gentilina — egli disse — non seguitate ad infingervi: voi amate Gregorio, ed io.... io son sul punto di trarlo meco nell'eternità per un cammino forse più doloroso del mio! Se l'avessi preveduto, il suo nome non sarebbe uscito dalle mie labbra, ed ora sarebbe già lasciato in libertà per insufficienza di prove. Gentilina io ve lo perdono: anzi mi è doppiamente duro il morire, perchè la mia morte porrà in grave pericolo la sua testa. Pensai com'io potessi diminuire questo pericolo, e voglio consecrare a quest'opera di pietà, e forse di giustizia le poche forze che mi rimangono. Badate che non entri nessuno: prendete un foglio, scrivete ciò ch'io vi detto. — Gentilina, confusa e tremante, senza sapere che cosa avrebbe scritto nè quali conseguenze ne potrebbero derivare, sentì dettarsi queste parole:

— «Dichiaro di aver io medesimo provocato il mio uccisore: dichiaro di averlo insultato più volte, di averlo ingannato infiammando in mille guise la sua gelosia. Dichiaro di averlo percosso, e che solo in difesa della propria vita mi portò il colpo mortale al quale soccombo. Sul punto di presentarmi a quel Giudice che vede tutto, rilascio spontaneamente questa protesta, la quale il tribunale prenderà in considerazione, per non prender contro l'accusato misure troppo severe e contrarie alle norme della giustizia.» Ora, o Gentilina, datemi quel foglio ch'io mi sforzerò di apporvi il mio nome. — Gentilina piangendo e singhiozzando presentogli il foglio e la penna, e cadde in ginocchio alla sponda del letto, sfogando con larghe lagrime la piena dei mille affetti che le gonfiavano il cuore. Leopoldo era sublime in quel momento. Segnò con mano tremante il suo nome sotto quelle parole, e porgendo a Gentilina la carta: — prendete — disse — ringrazio Iddio che mi è concesso ancora poter rimeritare le vostre cure, e riparare in parte al male che ho fatto.

Dopo due ore egli non era più.