SCENA SECONDA.
Appare alla porta sinistra Angizia seguita da Bertrando Acclozamòra.
Angizia, gridando.
Ah, sempre quest'uomo!
Chi è costui? Gigliola, ora tu fai
entrare in casa gli accattoni e i ladri
di strada?
Il Serparo.
Non gridare,
donna. Se questo è il tuo marito...
Angizia.
No.
M'è cognato. E che vuoi?
Il Serparo.
Nulla voglio. Se questo è il tuo cognato,
tu non temere, donna. Io non gli dico
che il serparo di Luco
è il tuo padre.
Angizia.
Bertrando, è un mentecatto
che vaneggia. Sì, ecco,
ora me ne ricordo. Nel paese,
gli correvano dietro a fargli beffe
i bardassi.
Bertrando.
Esci, uomo.
Prendi le tue bisacce nauseose
ed esci senza ciarle.
E fa ch'io non ti colga un'altra volta
né qui né in vicinanza.
Il Serparo.
Signore, sei nella tua casa. È male,
per la terra ch'è intorno alle tue porte!,
è male minacciare
colui che non ti nuoce,
dinanzi a questa vergine ospitale.
Esco, né tornerò.
Mi scalzerò, passata la tua soglia;
gitterò nel torrente i miei calzari.
Ma tu, donna, per questa
macchia di sangue ch'è sul lino offerto,
odimi. Io te lo dico: quanto è certo
che il sole ora si colca,
il tuo destino è compiuto. Prepàrati.
Colui che rinnegasti e lapidasti
brucerà la tua culla
di quercia dove ti cullò: che ancóra
è legata allo scanno
del letto grande con la corda lógora
e vi son dentro i chicchi di frumento
e i granelli di sale e le molliche
e la cera. Ma non nel focolare
la brucerà, sì nel crocicchio ai vènti,
nel crocicchio ove latra la canèa.
E che tu sia dispersa come quella
cenere! E che la notte venga sopra
a te con trèmito e singulto!
La donna atterrita dalla imprecazione paterna è curva, con le spalle voltate al padre. S'accascia.
Bertrando.
Via,
esci!
Fa l'atto di prenderlo pel braccio.
Il Serparo.
Non mi toccare.
Esco; né tornerò.
A Gigliola.
Addio ti dico, bene ti sia, santa
ospite, tu che m'hai medicato. Abbi
animo.
Si avvia verso il cancello.
Bertrando.
E dove vai?
Il Serparo.
Non mi toccare. Vado.
Bertrando.
Ancora ad acquattarti in mezzo all'erba?
Passa da quella parte, dalle scale;
e non di sopra i muri, come i ladri.
Il Serparo.
Signore mio, lasciami andare! È male
quello che fai. Per dove
io venni me ne vado. Non porrò
piede su altra soglia. Vo pel varco.
Bertrando.
Mariuolo, ti dico di passare
da quella parte.
Il Serparo.
È male,
è male. Sei nella tua casa.
Bertrando.
Intendi?
O ti trascino, di sotto ti getto.
Il Serparo.
Non mi toccare. Bada!
Bertrando gli mette le mani addosso, egli si libera con una stratta e s'allontana. L'altro l'insegue, minaccioso.
Bertrando.
Oh, cane, ora ti concio.
Entrambi scompaiono dietro i cipressi, nel bagliore del tramonto.