VIII. LE NOZZE.
Se i nostri due giovinetti impiegassero questo intervallo a cercare le loro inspirazioni da Dio e dai santi, o si consigliassero in vece fra loro, gli è quanto non m’arrogo accertarvi; posso ben dirvi che il minimo avea terminata la sua compieta quando Luigi, tenendosi per mano la Maria, gli tornò in verso.
— In somma, padre Venanzio, dopo averci ben pensato e dopo essermi anche raccomandato al Signore per non mi sbagliare nelle mie risoluzioni, ho deciso che la Maria sia la compagna indivisibile della mia vita, semprechè ella persista nelle intenzioni manifestatemi e semprechè vostra paternità si degni approvare queste nozze.
— Padre, io confermo quanto ho detto prima — soggiunse la Maria.
— Allora non c’è più il caso, figliuoli miei, ch’io approvi o disapprovi. Anzi vi dico di più che, liberato come mi vedo dalla molesta necessità di dare un parere, benedirò con tutto il cuore la vostra unione perchè vi conosco due buone creature. —
Ricompariva in quel momento accompagnata da due famigli la Concezione che disse tosto:
— Abbiamo qui i testimoni; vi pregherò solo, buon padre, che quanto si ha a fare sia concluso presto. —
Il monaco non si fece pregare; furono portati doppieri accesi ed un crocifisso su la mensola del quadro della Madonna; le nozze vennero celebrate secondo tutti i riti della cattolica chiesa, nè è a dirsi il giubilo degli sposi, della Concezione e della gente di servigio la cui felicità consisteva in quella dell’ottima loro padrona. Come si usa in simili circostanze furono portati all’intorno e zuccheri canditi e giulebbi, provvisioni di cui la casa della facoltosa erede Solis certamente non difettava.
Trascorso un certo tempo, il padre Venanzio s’apparecchiava a prendere il suo cappello ed il suo bordone per congedarsi dagli sposi novelli quando la Maria graziosamente gli disse:
— Spero bene, buon padre, che vorrete partecipare con noi del povero pasto delle nostre nozze. Capisco che cosa vorreste rispondermi; che le regole del vostro ordine cioè vi costringono a mangiar di magro in ciascun giorno della settimana; ma oggi è sabbato e mangiano di magro tutti i fedeli. Dunque, padre mio, non avete difese.
— E vi daremo anche buoni piatti di magro — soggiunse la Concezione — perchè ecco là — e in questa guardava fuor del balcone — ecco là il nostro castaldo che viene dal mercato di Cosenza, e suole sempre portarne e buon pesce spada e buone triglie ed eccellenti frutti di mare. —
Il padre Venanzio avrebbe creduto offendere la cordialità di così onesti convitanti non accettando; laonde era tornato a mettersi a sedere quando entrò nella stanza il castaldo con le braccia cariche di canestri e di ceste.
— Vedo, Giacomo — si volse a lui tutta giuliva la Maria — che avete fatta buona presa.
— Non mai tanto buona, mia cara padroncina, quanto l’ha fatta la giustizia di Cosenza. —
Avreste letto in un subito un certo tal quale smarrimento ne’ lineamenti di Luigi, smarrimento però che non venne notato da alcuno in quel punto.
— Che presa ha dunque fatta la giustizia di Cosenza? — chiese affatto buonamente il padre Venanzio.
— Nient’altro che quella del capo degli assassini, del Leone sorpreso mentre fuggiva entro un palischermo alla volta del faro di Messina; l’ho veduto nella distanza in cui vedo voi adesso; e ne volete sapere una singolare, padroncina? colui aveva sotto il pastrano un giubbettino simile affatto ad una delle divise da casa che portava il padre vostro, il mio defunto padrone. —
Un grido straziante atterrì tutta l’assemblea. Veniva il grido dallo sfortunato Luigi che prosternatosi ai piedi del padre Venanzio esclamò:
— Per carità! per le viscere di Cristo! buon religioso, restituite come glieli restituisco io, alla innocente ed infelice Maria i suoi giuramenti, le sue promesse; fate che si annulli il nostro infausto matrimonio. Quel misero.... l’uomo di cui si è parlato ora.... è mio padre! —
Per allora non profferì altre parole, che cadde con la faccia prostesa sul suolo.
Il volto della Maria divenne bianco come panno venuto allor dal bucato; la Concezione fu presa da orride convulsioni; il pallore del padre Venanzio divenne pressochè itterico; pareva il pallore dell’ira; forse la persona più presente a sè stessa in quella brigata fu quella che rimase più percossa da sì terribile annunzio, la stessa Maria che si adoperava a far rinvenire, accostandogli essenze alle nari, il giovine prosteso, il quale, fosse colpevole od innocente, ridotto in tale deplorabile stato avea diritto soltanto alla compassione.
Poichè tutti si furono riavuti alcun poco dal primo stordimento, e poichè Luigi, coll’opera dei servi cui fu d’esempio la pietà della loro padrona, si trovò adagiato più morto che vivo sopra una sedia a più cuscini, il padre Venanzio, in cui la giallezza dell’ira era già temperata da quello spirito di carità che era il più bel distintivo dell’ordine di Francesco di Paola, fu primo a volgere il discorso al giovine semivivo.
— Figliuolo, se siete compreso della gravità del vostro fallo è anche meglio il conoscerlo tardi che mai, e abbiam che fare con un padrone che accoglie a tutte l’ore chi si ravvede. Ma come avete avuto cuore di tradire questa buona giovine che dicevate di amare, d’ingannar me con tutto quell’aspetto d’ingenuità e d’indurmi indirettamente ad essere il cooperatore della vostra menzogna? —
Parve che gli spiriti semispenti di Luigi si rianimassero tutt’ad un tratto all’udire questo rimprovero che non cessava dall’essere amaro ancorchè temprato da tutta la mansuetudine di una indulgenza evangelica.
— Padre Venanzio, vi ho sempre rispettato, vi rispetto ancora, ma, perdonatemi, in questo momento non lo meritate.
— Come! ardireste intaccar me? — esclamò il padre Venanzio in cui l’uomo cominciava a farsi sentire di nuovo.
— Non ardisco intaccar voi, perchè sarei un ingiusto, ma ardisco ben di pretendere che indebitamente non intacchiate nemmeno me. Come potete tacciarmi di menzogna perchè non vi svelai il parente che per sua e mia estrema sciagura aveva smarrita la sua strada dinanzi a Dio? Ov’è una legge divina od umana che obblighi un figlio....?
— Ma non vi eravate dato per figlio del defunto....?
— Chi chiamai mio padre lo è quanto è vero che Dio è Dio. Sol da pochi giorni mi fu noto che non morì.
— Ad ogni modo, figliuol mio — soggiunse il padre Venanzio — fu una grande cecità la vostra il non vedere come un simile padre potea correre tal fine che avrebbe formata la sventura eterna della buona giovinetta di cui accettavate la mano.
— Ma per salvarlo da questo fine fatale non ho io interposta la vostra mediazione medesima? Per chi vi chiesi se non a favore di mio padre.... non ve lo nominai; certo non doveva mai essere nominato dalla bocca di un figlio.... per chi se non a favore di mio padre vi supplicai di una lettera al priore di Santa Rosalia affinchè lo ricevesse a far penitenza delle sue colpe in quell’eremo? Io ardii supplicarvi di questo passaporto pel cielo sol quando fui certo del pentimento di quell’infelice, sol quando se ne fece mallevadore un vecchio amico del padre mio cui questi andò a discoprirsi, il curato di San Giovanni in Fiore.
— Lo conosco quel degno sacerdote — disse il padre Venanzio.
— Vedete dunque che non vi feci una sorpresa. Tornai a voi più tranquillo sol dopo aver veduto in pieno mare lo sventurato di cui parliamo. Fu sorpreso su la via del faro di Messina, lo avete udito. La sola persuasione che fosse salvo mi ha fatto accettare.... ma qui, lo vedo, son corso di troppo; la mia passione mi ha fatto cieco su le eventualità; le care seduzioni della virtù che mi parlava in persona sono state in me più forti della ragione. Qui merito i vostri rimproveri, ma vi ho additati io stesso i ripari....
— Figlio mio, vi chiedo scusa alla presenza di tutti se mi sono lasciato trasportare dall’ira su mere apparenze, le quali, ne converrete però, erano piuttosto gravi, come non negherete che qualche inconsideratezza giovenile ebbe parte in quanto è avvenuto. Per altro dite bene; i ripari noti sono impossibili, e spero che la santità di Giulio II, mercè una mia informazione riservata, si degnerà sciogliere un legame....
— Ma non la santità di chi è da più di Giulio II e di tutte le potenze del cielo e della terra! non la santità di quel Dio che per mano vostra ha ricevuti i miei giuramenti, padre Venanzio! — surse a dire con ineffabile energia la giovine sposa quasi dimentica dell’intensissimo dolore che la opprimea. — M’avete detto ore fa che mi credete una donna cristiana; voglio provarvi che sono una moglie cristiana. Luigi, marito mio, ti ho lasciato dire tutte le tue discolpe a questo buon religioso, non perchè io dubitassi di te, non perchè io t’avessi creduto capace di volermi tradire, ma perchè mi piaceva che tutti fossero convinti della tua innocenza come lo son io di essermi scelta uno sposo degno di me. Vieni al mio seno; la tua Maria non ti ha mai amato tanto, non ha mai ravvisati in così serio, in così caro aspetto i sacri doveri di moglie siccome in questo momento così amaro per te. —
Qui la Maria si strinse fra le braccia il suo diletto Luigi cui soffocavano gli accenti le lagrime della gratitudine e in un del cordoglio in pensando a tutti i pericoli che per cagione di lui sovrastavano ad una donna tanto virtuosa.
Poteva egli il buon padre Venanzio disapprovare questa sublimità d’amor coniugale, o anzi non ammirare un eccesso di virtù tanto straordinario? Le sole lagrime che gli sgorgavano per le gote provavano la natura del sentimento onde si sentiva compreso.
La Concezione già riavutasi ed avvezza, come sappiamo, a dar sempre ragione alla sua pupilla, non si dipartiva qui dalla sua massima abituale; pure non potea difendersi da un certo presentimento che or non era superstizioso del certo e che troppo le dicea come il nembo andasse addensandosi.
— Maria — disse Luigi quando finalmente ebbe la forza di parlare — non puoi immaginarti quanto questo tuo generoso atto ti renda sempre più preziosa ai miei occhi; ma diverrei detestabile persino a me stesso se ne profittassi. Hai tu ben pensato all’infamia degli uomini che sovrasta al mio capo? hai tu pensato ad altre conseguenze che forse ancora non prevediamo? — e abbrividiva nel far questa inchiesta di cui sentiva l’importanza più di quanto ardisse d’esprimerlo.
— Ho pensato a tutto — rispose la Maria — forse più che non credi. Ma hai tu pensato all’ira del cielo che chiami sul capo tuo se, persistendo io ne’ miei giuramenti, tu mi fai la più sgraziata, la più disperata delle donne col tradire i tuoi in compenso della mia fedeltà?
— Maria, angelo di virtù, a quest’orrida prospettiva cede la mia fermezza. Sia come vuoi! —
Maria era per corrergli di nuovo fra le braccia quando Luigi mise un grido più compassionevole ancora del precedente.
— Allontanati, Maria! sei anche in tempo! —