IX. LA SORPRESA.
Il venir messo quel grido da Luigi, l’essere da lui profferite queste poche parole, il vedersi tutta la stanza circondata d’alabardieri, in fronte de’ quali era il luogotenente criminale di Cosenza furono un solo istante. La concentrata attenzione prestata da ognuno ai propositi della Maria e di Luigi aveano fatto che gli astanti si trovassero investiti dalla forza armata tutt’all’improvviso.
La Maria, richiamando tutte le forze dell’animo suo sì che non l’avreste creduta smarrita menomamente all’aspetto di una sì terribile sorpresa, si volge con cert’aria di gentile disinvoltura al luogotenente.
— Qual mia buona sorte vi guida in casa mia e di mio marito, signori miei?
— Voi avete marito? — chiese il luogotenente facendo la fisonomia di chi non crede una cosa.
— Sì, mio signore, non mi farete il torto di dubitarne; se fosse possibile che ne dubitaste c’è qui il degno ministro che ha assistito alle mie nozze, il quale certo non vorrebbe essere spergiuro per confermarvi ne’ vostri dubbi. —
Solamente allora il luogotenente s’accorse che ivi trovavasi il padre Venanzio, laonde non mancò di fargli un profondo inchino piegando alcun poco il ginocchio, tanta era la venerazione in cui venivano tenuti a que’ giorni i seguaci del glorioso Francesco di Paola e singolarmente, per le sue esemplari virtù, il padre Venanzio.
Ciascuno degli astanti stava per parte sua, e secondo che la cosa più o meno lo riguardava, perplesso, agitato; nè v’era al certo un solo fra essi che avesse potuto o voluto o ardito contraddire il tenore della risposta data da quella tenera moglie, i cui fini evidentemente erano di costringere il marito a riconoscerla pubblicamente per tale, ancorchè sapesse di farla con ciò partecipe delle proprie sciagure.
Quel luogotenente, di nome Quinzio, era un uomo corto, ben tarchiato, pingue, di un volto acceso che non presentava sicuramente l’attestato della sua temperanza, e, quanto poi al fare ed al sentire, degnissimo de’ rispettabili suoi commettenti.
— È meglio per voi se la cosa è in tal modo — soggiunse costui con un ghigno che era la copia di secondo getto dei sogghigni del Bargilone. — Guardate le cattive lingue! Si dicea che aveste solamente un amante.... un semplice capo di milizie campagnuole.... un amante che per dir vero non avrebbe fatto molto onore alla giovine erede del bravo Solis.... —
L’impetuoso Luigi fremeva; avrebbe voluto parlare, nè difetto in lui di nobile orgoglio o della connaturale sua intrepidezza al certo lo ratteneva da ciò; ma temea troppo di compromettere la sua Maria sempre di più.
— Di quella giovinetta erede — proseguiva il luogotenente — che fu presentata al sacro fonte dal Gran Capitano vicerè di Napoli.
— Oh quanto vi ringrazio — disse la Maria — che mi facciate ricordare di questa particolarità! Mi stimo fortunata di essere figlia d’anima del Gran Gonzalvo, ma non avevo mai pensato ad implorare questa eccelsa protezione. Forse ora.... —
Fu rapido più d’un lampo l’occhio del padre Venanzio nel fare un cenno alla buona Maria, cenno rapido che volle dire: Non è cosa sana con tali giudici il toccare questo cantino prima del tempo.
— Forse ora nemmeno ci penserei — così fu presta a voltar la sua frase Maria che intese in aria l’occhiata del padre Venanzio.
— Or dunque — continuò il nostro Quinzio — vedete un po’ che cosa si diceva del vostro amante! ch’egli era il figlio di quel Leone, capo d’assassini, or caduto nelle mani della giustizia; e si era persino arrivato a sostenere che tal vostro amante avea tenuto mano all’assassino per agevolargli una fuga giovandosi del vostro amore.... vi dico solo le ciarle che si son fatte.... per travestirlo con una casacca del defunto padre vostro che si è trovala indosso al malfattore. Son ben certo, amabile signorina — proseguì Quinzio — che in questo travestimento voi non ci aveste la menoma colpa.
— Anzi tutta io, signor luogotenente — soggiunse la Maria animata in volto e piena di quel nobile coraggio che viene inspirato dalla innocenza. — L’infelice di cui parlate ricevè il suo travestimento dalle mie mani soltanto senza che l’individuo ora accusato di tal cooperazione ne fosse consapevole. —
Qui la Concezione avrebbe voluto dir qualche cosa anch’ella, ma certe occhiate misteriose e autorevoli del padre Venanzio la obbligarono, ben suo malgrado, a sì rigido silenzio ch’ella non apparve quasi affatto un personaggio di questa scena.
— Ah taci, Maria! — esclamò Luigi che non potea e non credea più gli convenisse frenarsi — angelo d’innocenza, non incolpare te medesima ingiustamente. Tutte le colpe son mie.
— Chi è quel giovine che parla adesso? — chiese ghignando al suo solito il luogotenente.
— Quel giovine, signore, è mio marito. Consolati, sposo mio; sono io sola la rea della colpa che ti viene imputata; me ne vanto e saprò difendermi.
— Per altro riflettete, signora — soggiunse Quinzio cui non parea vero l’accaparrarsi un maggior numero d’individui da processare — riflettete che della fuga agevolata al colpevole non venivate accusata voi, laonde vi siete danneggiata senza giovare all’individuo la cui lettera, che chiama padre il capo degli assassini, è adesso nelle mani della giustizia. Ma sareste voi forse — e qui si volse a Luigi — il figlio del Leone?
— Il figlio dell’uomo caduto nelle vostre mani — rispose con orgogliosa fermezza Luigi.
— Me ne rallegro con voi.
— Perchè non fate queste vostre ironiche congratulazioni anche con me che sono sua moglie? — esclamò in atto disdegnoso la Maria. — Consolati, or te lo ripeto con maggior coraggio, marito mio. Siamo entrambi accusati; siamo entrambi innocenti al cospetto di Dio; lo compariremo ancora agli occhi degli uomini. Vedi se è una fortuna nel momento più importante di nostra vita il trovarci marito e moglie! Non prenderesti, spero, questo istante di una tribolazione che ho comune con te per rinnegarmi tua compagna.
— Oh! moglie troppo cara e ch’io era sì lontano dal meritarmi, lo giuro a Dio, questo istante di rinnegarti non verrà mai!
— Gentilissimi sposi, non turberò io certo tal vostra fortuna — soggiunse il ghignatore luogotenente — perchè il dovere della mia carica mi prescrive di condurvi entrambi meco a Cosenza.
— Eccoci! — esclamò con sereno sorriso la Maria che corse a prendersi sotto al braccio il marito.
— Il presente atto vostro è terminato, signor luogotenente Quinzio? — chiese il padre Venanzio che, non senza forti motivi, avea taciuto fin qui e che avviò un dialogo al quale tutti, ma principalmente i due sposi e la nudrice, prestarono la più ansiosa attenzione.
— Scusate, degno servo di Dio — rispose tosto il luogotenente — se gli obblighi del mio ufizio mi hanno impedito finora di usarvi i dovuti atti di rispetto.
— Eh! ciò non fa nulla — ripigliò il buon monaco — vi domando solo se questa parte del vostro atto è compiuta.
— Sì; perchè?
— Perchè questi giovani hanno un complice di più che non avete contato.
— Chi? chi?
— Me — soggiunse placidamente il padre Venanzio — e bisognerà che conduciate me pure a Cosenza.
— Ah! vostra paternità vuole scherzare.
— Veramente questo non mi pare tempo di scherzi, e quando vi protesto che sono stato complice de’ vostri imputati non vi dico niente di più della pura verità.
— Ma, padre, se questo fosse.... chè già non so crederlo.... la nostra giurisdizione non si estende su gli ecclesiastici.
— Si estende se non altro a dare sul conto mio quelle informazioni ch’io possa essermi meritate ai miei superiori immediati. Poi non potete ricusar d’ascoltarmi se dichiaro d’aver cose a svelarvi intorno agli accusati.
— In favore o contro?
— Non so come la potrete intendere voi, ma cose che al certo daranno dei grandi schiarimenti alla giustizia.
— Perchè voi, miei buoni padri... vi rispettiamo, vi veneriamo... ma siete tanto fedeli all’impresa del vostro fondatore che è la Carità....
— Con la quale non ve la intendete troppo bene, n’è vero? — aggiunse il padre Venanzio ridendo. — Eppure se qualche volta ve ne scostaste un pocolino meno non fareste mica un peccato mortale, sapete! Ma tutto ciò sia per non detto. La sostanza è, signor luogotenente, che dichiarando io d’aver cose importanti da svelare al tribunale non potete negarmi di far parte della vostra carovana.
— Se lo volete potete presentarvi al tribunale anche da voi — disse finalmente il luogotenente persuasissimo in suo cuore che il religioso di Paola non fosse nè complice degli accusati nè avesse cose importanti da svelare ai giudici, ma che per istituto del suo ordine e per naturale istinto di buon cuore volesse farsi patrocinatore de’ rei. — Con noi per altro avreste un viaggio assai incomodo. Siam venuti tutti a cavallo e ne sento ancora peste le ossa.
— E vorreste le avesse peste anche quella povera dilicata giovinetta che a piè della montagna ha buoni cavalli e un agiatissimo calesse ove staremmo comodamente voi ed io e i due prigionieri, scortati poi da quanti alabardieri vorreste? —
Qui il nostro Quinzio sorrise e non ghignò, perchè, se bene rigidissimo coi poveretti che gli capitavano sotto le unghie, era indulgentissimo verso di sè medesimo, particolarità fortunatamente non ignota al buon minimo che, come ve ne sarete accorti, nell’adempiere il suo ministero tutto celeste aveva avute mille occasioni di addimesticarsi con le cose terrestri e di far molta pratica su i diversi caratteri umani.
— Sapete che non dite male, padre Venanzio? — soggiunse Quinzio.
— Dico benissimo, e dico anche meglio se aggiungo che intantochè s’apparecchia il calesse.... scusate, buona Maria, se la fo da padrone in casa vostra.... fareste una cosa ottima per voi col prendere in questo intervallo qualche ristoro; trovereste dell’ottimo pesce di mare e la cantina Solis è provveduta di eccellenti fiaschetti di lacrima. —
Oh quali seduzioni che mettevano in aspra lotta fra loro l’austerità d’un giudice e la golosità d’un Gargantua! Quinzio ciò non ostante rispose di malincuore e a fior di labbro:
— Ah padre! il dovere....
— Che cosa c’entra il dovere? vi obbliga forse a morir di fame dietro la strada? I vostri prigionieri non saranno forse guardati ugualmente o restiate qui mangiando o restiate qui senza far nulla? Il tempo per allestire i cavalli ci vuole. Non dite che il vostro atto è terminato col condurli al tribunale? Esso, e non voi, ha da decidere di questi poveretti; e quand’anche la loro sorte dipendesse affatto da voi, credete vi farebbero il torto di pensare che un poco di pesce e un bicchier di vino potessero rendere men ferma la vostra giustizia?
— Signor luogotenente, non vogliate farci questo affronto — disse la Maria che avea presa benissimo l’intonazione della musica dal padre Venanzio. — Sappiamo bene che voi non avete colpa nelle molestie tra cui ci vediamo ora involti.
— Certo, figliuola, ogni qual volta io possa rendermi utile, senza pregiudizio della giustizia, al mio prossimo, lo fo volentieri — disse il luogotenente allora e per allora ammansato del tutto.
— Dunque a tavola! —
La Concezione era già corsa a dar gli ordini in cucina; la mensa fu tosto imbandita, vi si assisero il luogotenente, il padre Venanzio, i due sposi, con che cuore questi due ultimi ve lo lascio indovinare! pur la Maria si sforzò tanto che apparve disinvolta e quasi gioconda. Luigi s’ingegnò finalmente di seguirne l’esempio.