VII.
Frattanto la brigatella riunita nella porteria non sapeva risolversi d'andar a letto; e appena il ragioniere fu uscito, il mozzo di stalla dovette correre a prendere un altro fiasco di vino.
Le donne, in ispecie, impressionate dall'arresto del padrone e dai discorsi fatti di carcere e di forca, si sentivano addosso una certa pauretta all'idea di trovarsi sole nelle camere lontane, su, all'ultimo piano di quel palazzone. Tutta la notte non avrebbero sognato altro che gendarmi e spie e impiccati con tanto di lingua fuori!... Brrr.... venivano i brividi solo a pensarci!
Ma poi un caso inaspettato sopraggiunse a protrarre la veglia di alcune ore. La Betta cominciò a sentirsi male, e allora il mozzo di stalla fu mandato fuori un'altra volta in cerca del medico.
Questi si fece aspettare parecchio; poi, siccome era il medico di casa, invece di entrare subito nella camera dell'ammalata si fermò a lungo nella prima stanza a discorrere coi servitori dell'arresto del signor Giulio e degli altri avvenimenti di quella sera memorabile, e seguitava sempre a parlare quando, infine, passò dalla Betta, tutto lustro nell'abito nero, il cappello a cilindro in testa e il sigaro in bocca. S'accostò adagio al letto, prese in mano la candela ch'era sul tavolino da notte, e si chinò per veder meglio in faccia la donna. Betta avea le gote rosse, accese, e gli occhi immobili, spalancati. Allora il dottore assunse un contegno grave; e levandosi il sigaro di bocca, lo posò accanto al letto, sul piattellino del candeliere; poi tastò sotto le coperte il polso all'ammalata.
—Ha un febbrone da cavallo!—esclamò dopo un istante, cercando cogli occhi Pompeo, rimasto in fondo alla camera muto e preoccupato.
Il dottore, tenendo sempre con una mano il polso della Betta, coll'altra che avea libera cavò dalla tasca del panciotto un grosso orologio d'argento per misurare le pulsazioni.
—Corbezzoli!... Occorre un salasso, subito!
—È cosa grave?—domandò pianino una delle donne che erano entrate nella camera, dietro al dottore, e stavano in silenzio appiè del letto.
Il medico non rispose; ma invece di aspettare il chirurgo, come s'usava allora, tolse da una busta di pelle, che portava sempre con sè, tutto l'occorrente, e si dispose egli stesso a fare il salasso.
La Betta non si mosse, e non fiatò. Continuò a guardare Pompeo cogli occhi spalancati, che pel subitaneo pallore del viso parevano più grandi.
Il dottore, fasciato il braccio all'ammalata, si lavò le mani in un catino che gli teneva una delle donne; pulì e ripulì la lancetta col fazzoletto bianco; e rimessala nella busta, ne levò fuori un fogliolino di carta, vi scrisse col lapis qualche parola, chiamando poi a sè Pompeo con un cenno:
—Tieni,—e gli dette la ricetta;—che prenda di questa medicina un cucchiaio da tavola ogni ora. Se le sopraggiunge il delirio, non importa, continui lo stesso. Ma mi raccomando!—e guardò le donne che si erano aggruppate a discorrere sommessamente;—l'ammalata ha bisogno di quiete e di riposo, e in camera non si fa conversazione!
—Il delirio!—ripeteva intanto tra sè il portinaio, che stava sempre in apprensione.—Potrebbe parlare nel delirio!...—Oh, avrebbe pensato lui a sciogliere la compagnia e a far in modo che la Betta rimanesse quieta... e sola!
Anche per la medicina fu mandato in giro, al solito, il povero mozzo di stalla, e mentre Pompeo l'aspettava, persuase lo donne e gli altri a non fare, complimenti e andar a letto.—Era già tardi; e del resto avevano sentito il medico: la Betta avea bisogno di riposo... Invece, se una delle donne avesse voluto prendersi Giulio con sè, gli avrebbe fatto proprio una carità fiorita. Il piccino, alle volte, poteva svegliarsi nella notte, e piangere e strillare; insomma disturbare la povera ammalata!...
—Ma s'immagini, signor Pompeo! Di tutto cuore!...—risposero insieme le donne. E il bimbo fu levato dal lettino senza che nemmeno si destasse. Sospirò, con un piccolo gemito, quando fu preso in braccio; poi subito piegò la testolina appoggiandola contro la spalla della cameriera che lo portava, e continuò a dormire.
—Povera creaturina! Sembrava un angelo del Paradiso!
Gli occhi della Betta, ch'erano sempre rimasti fissi, immobili addosso a Pompeo, si volsero allora e seguirono la donna che usciva dalla camera in punta di piedi, tenendosi fra le braccia il figliuolino addormentato. In quel momento il respiro dell'inferma sembrò farsi più affannoso e le labbra si mossero lievemente come se mormorassero una preghiera.
—Apri la bocca!—esclamò Pompeo con rabbia, quando fu solo presso la moglie. In piedi, accanto al lotto, studiava di tener fermo il cucchiaio di ferro colla medicina.
—Apri la bocca!...—La moglie lo fissava, lo fissava sempre ed egli si sentiva inquieto e sgomento.
La Betta aprì la bocca; Pompeo piano piano, per non versare la medicina, le avvicinò il cucchiaio alle labbra, mentre i denti dell'ammalata battevano contro il ferro.
Frattanto la Betta seguitava a guardar fissa il marito, e quello sguardo spietato gli penetrava in fondo all'animo.
Pompeo rabbrividiva: la luce fumosa della candela gittava incerti riflessi sul viso dell'inferma; il lettone alto, grande si perdeva fra le ombre circostanti come un immenso cataletto. E all'infuori di quel viso contraffatto e di quegli occhi che non lo abbandonavano mai, nella camera era tutto buio, tutto silenzio. Volle provare a muoversi, per farsi coraggio: anche lo scricchiolare delle scarpe gli faceva paura. Ma, a un tratto, sentì un mormorìo dolore che si manifestava così semplicemente, colle lacrime, distrusse tutto il mistero fantastico che i rimorsi gli avevano suscitato nella coscienza.
—Ma non era altro che la Betta, sua moglie; la Betta che singhiozzava, quella che conosceva il segreto!... E dunque? Animo! Su! Perchè tanto sgomentarsi? Non avea forse in suo potere colei che avrebbe potuto disonorarlo e perderlo?... Perderlo?... Sì; ci voleva altro, colla polizia ch'era dalla sua!... Disonorarlo? Perchè?... A buon conto avea fatto il suo dovere!... Se i matti cospiravano per il gusto di farsi impiccare, o che non era padrone lui di essere un suddito devoto... per salvar la pelle?... E poi l'onore era roba di lusso, roba buona pei signori che non avevano bisogno di faticare a mantener la famiglia!... Spia?!... No... Lui non era una spia; lui non era andato di sua spontanea volontà la prima volta dal commissario!... Chè!... Lo avevano minacciato della forca—della forca—zizzole!... Non ora un eroe, lui, ecco; questo era prontissimo anche a confessarlo; ma la sua colpa stava tutta lì... Spia?... Le spie si pagavano, e Pompeo Barbetta—vero, com'era vero ch'era stato battezzato—non aveva, nè avrebbe mai preso un soldo dai Tedeschi!
Per altro quella zuccona testarda e ignorante della Betta non avrebbe voluto capirle tutte le buone ragioni; e con lei, sicuro, anche perchè non s'inquietasse di più, era meglio cercar di scusarsi e nascondere la verità, almeno per quanto fosse possibile.
Allora Pompeo le si accostò e chinandosi le parlò piano, così vicino, che sentiva sul viso il fiato caldo dell'ammalata.
Le disse che avea avuto, in quello stesso giorno, un'altra chiamata dal Commissario, e che alla polizia si sapeva già, per filo e per segno, l'arrivo a Milano del signor Giulio e la sua visita a Donna Lucrezia, e infine dov'era andato a nascondersi "quel minchione!" per aspettare il momento buono di rimettersi in viaggio!... Chi avea spifferato ogni cosa? Egli no, di sicuro, perchè sentiva allora quelle notizie per la prima volta. Ma forse, chi sa, Donna Lucrezia, chiacchierona esaltata, avrebbe potuto confidare ad altri quel segreto, tanto per darsi l'aria di metterci lo zampino anche lei nelle rivoluzioni!... Dal canto suo, non avea fatto altro che aprir la porta ai gendarmi come gli era stato ingiunto dal Commissario, sotto pena, in caso di disubbidienza, o di un qualche avviso dato al padrone, d'essere mandato in galera ad aspettare che restasse tempo al boia d'impiccarlo.—Ma la spia—concluse accalorandosi—la spia, io non l'ho fatta; te lo giuro, e poi guarda—soggiunse facendosi il segno della croce—che possa morir subito!... Dunque... vedi bene... non c'è ragione di disperarsi; invece devi metterti in quiete e pensare a guarire, e... e non dir nulla di nulla su quanto è accaduto!
La Betta non rispose: avea il viso rosso, enfiato; le labbra semi-aperte, aride, assetate; e la misera treccia di capelli biondi, che le si era spuntata dal capo, le ricadeva intorno e sul guanciale. Ma gli occhi suoi, già così dolci e umili, facevano sempre paura a Pompeo. Adesso non guardavano più il marito, ma erano fissi là, dinanzi al letto, nel fondo buio della camera dalla parte del cassettone...
—Che mi abbia veduto nascondere i danari?—pensò il portinaio ripreso dallo sgomento.
—Ma in somma!—esclamò infastidito,—che hai? perchè mi tieni sempre gli occhi addosso con quell'aria di minaccia?... Su!... via, parla una buona volta!... Pretenderesti farmi paura?... Chi sa la febbre quali sognacci strani ti ha fatto fare!... Pensa a tuo figlio, piuttosto, e ricordati che se mi toccasse qualche malanno, ne soffrirebbe lui!
Allora la Betta aprì la bocca per la prima volta, dopo quella scena tremenda. Erano parole tronche, confuse, soffocate.... Pompeo tese l'orecchio, ma più che sentire, indovinò quel ch'essa diceva.
—Il padrone... il padrone... i danari... la padroncina...
—I danari?... Che danari?
—Sono... laggiù,—rispose l'inferma, guardando ancora nel buio, di faccia al letto.
—Il padrone mi aveva ordinato di nasconderli....
Pompeo si sentiva diacciare il sangue nelle vene, tanto la sicurezza della moglie gli pareva soprannaturale.
—La... padroncina... i danari....
—Sì... sì...—ripetè l'altro guardando fisso l'ammalata per capire il suo pensiero e per rassicurarla,—i danari che mi ha dato il padrone li terrò in serbo per la padroncina.
—Giura... su... nostro....
—Sì, sì; lo giuro sul capo del nostro figliuolo!
—Per la tua salute eter....
—Per la mia salute eterna!... Sì; lo giuro!—e Pompeo stese la mano verso l'immagine della Madonna, ch'era appesa a capo al letto.
L'ammalata gli rivolse un ultimo sguardo, come per ricevere solennemente quella promessa; poi stanca, chiuse gli occhi, e senza più parlare si assopì.
—Come ha potuto indovinare, la maledetta, che avevo il morto nel cassettone?!—pensò Pompeo ormai interamente tranquillo.—È proprio vero che i gobbi sono maliziosi!...
La mattina dopo il medico ritornò prestissimo, ma non diede buone notizie.
—È un precipizio!—diceva egli a Pompeo, che, finita la visita, lo avea accompagnato fino sul portone di casa.—È un precipizio!—e scoteva il capo, stringendo le labbra in segno di malcontento mentre colla mano ornata del grosso anello dottorale, si lisciava gravemente le guance rase.—Già da un pezzo, era dimolto malandata, e la commozione, la paura le hanno cagionata una scossa grave!... Sicuro, sicuro.... Del resto puoi sentire qualche altro parere: io, per me la dichiaro una febbre violenta di consunzione. Adesso attraversa un periodo di tregua... ma temo che passerà presto allo stadio acuto. In ogni caso, vieni a chiamarmi liberamente, e coraggio!—Il medico fe' un saluto colla mano e se ne andò.
La Betta, un po' più pallida in viso, quando vide il marito che rientrava nella camera, lo chiamò con voce debole, accanto al letto. Pompeo accorse premuroso.
—Che cosa ti diceva il dottore?—chiese l'inferma con molta fatica.
—Mi diceva che ti ha trovata benino e che guarirai... presto.
La donna scrollò il capo sul guanciale con quell'irritazione propria degli ammalati quando vengono contradetti.
—No... è finita.... Chiamami il signor... curato.
Pompeo la guardò accigliato, con una certa inquietudine in corpo.
—Ti ricordi,—riprese la Betta, che avea indovinato il perchè di quel turbamento,—ti ricordi... di stanotte... del tuo giuramento?
—Sì, sì!
—Va... chiamami il signor curato... e non aver paura.
—E Giulio?... lo vuoi vedere?—le domandò Pompeo che per prudenza pensò bene di ricordarle il figliuolo, prima che rimanesse sola a spassionarsi col prete.
—No! no!—rispose Betta vivamente, rifacendosi rossa.
Pompeo, che si sentiva rianimato e sicuro, ebbe allora un sentimento di gratitudine verso quella donna che gli moriva così in buon punto e, forse per la prima volta da che erano marito e moglie, la baciò leggermente sulla fronte madida, sussurrandole piano, a mo' di conforto:—Ti farò dir tante messe!
Quando uscì dalla camera, era proprio commosso per quel suo atto di bontà, e incontrata una delle vecchie donne di casa, sospirando e facendosi compassionare la pregò volesse tener un po' di compagnia alla sua povera moglie nel tempo che lui per contentarla andava a cercare il signor curato; e così dicendo cominciò a piangere per davvero.
Ed anche strada facendo, ormai avea preso l'aire, continuava a fare i lucciconi; ma camminava lesto lesto, e sentiva che quella brezza mattutina gli metteva appetito.
—Che disgrazia!—mormorava fra sè, mentre gli veniva quasi la voglia di spiccare un salto.—Una donna come la Betta non la troverebbe mai più!... Dio, Dio, che disgrazia! Sarebbe rimasto solo, col suo bimbo fra le braccia.... e per farsi animo entrò da un liquorista a bevere un bicchierino di zozza.
...E i rimorsi!... Che rimorsi! Non si era mai sentito tanto in pace colla sua coscienza. Avrebbe tenuto in serbo le cinquanta mila lire e le avrebbe consegnate al padrone, oppure alla padroncina quando fosse uscita di minorità...—Lo aveva giurato ed era un galantuomo!
—E se invece di tenere quel capitale infruttifero per tanti anni avesse trovato modo d'impiegarlo bene?
Il curato arrivò con gran fretta: era ancora come Pompeo lo avea trovato in sacristia, in sottana lunga, senza nicchio nè mantelletta. Salutò le donne riunite nella prima stanza, toccandosi appena la papalina, o passò dall'ammalata, accostandosi al letto leggero come un'ombra, senz'altro rumore che il fruscìo della veste.
Gli bastò un'occhiata per capir subito che la donna non era ancora agli estremi, e si mise di malumore perchè gli avevano fatto furia inutilmente.
—Sempre così,—pensava benedicendo l'inferma alla lesta,—i pitocchi sono i più solleciti a farsi servire!
Poi, curvandosi per ascoltare la confessione, appressò la sua faccia pallida, fredda, impassibile al viso scarno e acceso della Betta soavemente irradiato, in quel punto, d'innocenza e di fede.
Era lei che moriva; era lei che espiava! La Vergine Santa dei dolori avrebbe esaudita la sua invocazione suprema, liberato il prigioniero, toccato il cuore di Pompeo; essa, Regina degli afflitti, avrebbe soccorso, protetto il bambinello suo, che rimaneva senza la mamma.... La febbre le allietava la mente di care visioni e la speranza, l'eterna lusinghiera, concedeva alla martire quell'ora di calma e di pace.
La confessione fu breve, e il portinaio, il quale dietro l'uscio spiava ansioso la faccia del prete, non ebbe tempo di apprensionirsi; lo vide presto rialzarsi su, sempre freddo e impassibile, mentre l'inferma, che avea fatto uno sforzo penoso per sollevarsi sui gomiti, ricadeva spossata, affondando il capo nel guanciale. Pompeo allora respirò più libero, pur continuando a osservare.
Il prete trinciò un'altra benedizione colla mano allungata, che si moveva svelta, in tre tempi, come fosse regolata da una macchina; poi si levò la papalina, la tenne stretta fra le mani giunte, e socchiudendo gli occhi sotto le ciglia irsute, bisbigliò una breve orazione accompagnandosi con un leggero dondolìo del capo. Indi sbottonatasi la sottana sul petto, cavò fuori da una tasca interna un crocifisso d'argento, e lo avvicinò alle labbra della Betta che lo baciò devotamente. Infine, ripulito il crocifisso col fazzoletto bianco, e mormorando all'inferma:—Coraggio; confidiamo nella bontà del Signore!—si rimise la papalina, disponendosi ad andar via.
Pompeo che aspettava quel momento si fe' innanzi e con faccia compunta condusse il curato in un angolo mezzo buio della cameretta.
Non era il caso di farmi tanta furia!—brontolò subito il prete a mezza voce.—Si poteva aspettare, senza pericolo, un'altra settimana!
Pompeo non disse verbo; ma prese fra le sue la mano lunga, pelosa del prete, e stringendogliela, come per effondersi in ringraziamenti, gli fece scivolare nella palma un piccolo cartoccetto rotondo.
Se vorrà dire una messa, Don Vincenzo—balbettò il portinaio—per la salute della mia povera moglie e... secondo la mia intenzione...
—Certo, certo! Domattina; alla beata Vergine miracolosa del Santo Rosario!
Il prete alla forma, al volume e al peso dell'involtino avea indovinato dovesse contenere almeno un mezzo marengo.
—Sarei venuto egualmente... Certo, certissimo!... Soltanto, forse un pochino più tardi!—soggiunse poi facendosi espansivo.—Siamo in un momento, figliuol caro, in cui a Milano c'è carestia di preti!... Hanno messo in prigione anche il mio coadiutore!... Già era una testa matta... un mazziniano!... E così mi è rimasta la parrocchia sulle spalle!... Del resto l'ho detto appunto per farti cuore; non vedo un pericolo imminente!... ma, per altro, hai fatto bene. È sempre da buon cristiano il premunirsi contro ogni evenienza!—Ciò detto, il prete ritornò vicino all'ammalata.
—Da brava, da brava!... Devi farti coraggio e confidare nella bontà infinita di Gesù, nostro Signore.—Don Vincenzo si toccò devotamente la papalina,—e della beatissima Vergine del Santo Rosario!... Io ti ho trovata benino; benino proprio davvero; e lo diceva qui adesso a tuo marito... Che cosa ti ha ordinato il dottore?
Pompeo gli mostrò la boccettina della pozione, e gli raccontò che il medico, la sera innanzi, le avea fatto un salasso.
Don Vincenzo approvò la cura, volle sentire il polso della Betta, e ripetendo che non c'era punto da spaventarsi, soggiunse che, tuttavia, se desiderava comunicarsi, come atto da buona cristiana poteva farlo, e che perciò sarebbe ripassato di là un altro giorno, presto.
Andandosene, salutò affabilmente, nell'attraversare l'altra stanza, le persone di servizio, che stavano tutto il giorno in conversazione dal portinaio; e assicurò anche quella buona gente, che per il momento non c'era pericolo di una catastrofe. Le donne e i servitori s'erano fatto il caffè e lo tenevano nei bicchieri, non avendo chicchere sotto mano, e ne offrirono subito anche al signor curato. Ma questi ringraziò, e scappò via di furia, perchè avea tre altri moribondi da visitare, prima d'andar a pranzo.
—Guarda mo—pensava intanto Pompeo—come il curato s'è fatto tenero di cuore!... Il danaro sempre il danaro, solo il danaro; così in cielo come in terra!—e a questo punto, ghignando con le labbra stirate che gli mettevano in mostra i denti cariati, non potè trattenersi dal lanciare un'occhiata rapida nell'altra stanza, dov'era il cassettone.
Adesso permetteva che le donne di casa entrassero liberamente dalla Betta; e anch'egli di continuo entrava ed usciva, mostrandosi mesto e sospiroso. Spesso si accostava, in punta di piedi, all'ammalata, e trattenendo sino il respiro per non far rumore le metteva fra le labbra aride qualche pezzettino di ghiaccio, le accomodava il guanciale, o le rincalzava il lenzuolo e le coperte.
La Betta lo lasciava fare guardandolo fissa con quei suoi occhioni grandi e buoni che non incutevano più alcun timore al marito, ma parevano interrogarlo ansiosamente. Pompeo capiva che cosa gli volea domandare la Betta, e chinandosi, le diceva all'orecchio a nome del Commissario—che il signor padrone se la sarebbe cavata con poco; che presto sarebbe stato lasciato in libertà, e che anche per il banchiere Nicola Mazza le cose si mettevano benino.
—Era il signor Francesco Alamanni quello che volevano agguantare!... Lui sì, che correva rischio di non morir nel suo letto!... Ma il signor Giulio non era altro che uno stravagante lunatico e certo non faceva ombra alla polizia!
La Betta a quelle parole si calmava un poco, e chiudendo gli occhi riusciva ad appisolarsi.
Frattanto le donne di servizio rimanevano incantate e non avevano altro che lodi per "il signor Pompeo"; per le premure, per le attenzioni che prodigava alla moglie, e per quel suo dolore così profondo e sincero.
Pareva un tanghero—dicevano—ma all'atto pratico si vedeva ch'era pieno di cuore.
E lo rimbrottavano dolcemente, a mo' di conforto, ricordandogli che era padre e che dovea pensare al suo figliuolo, il quale, poverino, non avrebbe avuto al mondo altri che lui.
A tali parole i sospiri di Pompeo diventano gemiti:
—Ah! se non avesse avuto un figliuolo!—Poi diceva alla gente che "quel cencio di donnina" era tutto per lui. Andavano così bene d'accordo! Si sa, alle volte c'era qualche burrasca; ma erano burrasche d'estate, che non fanno altro che rinfrescar l'aria!... Del resto, chi poteva dire d'averlo mai veduto bazzicare per le osterie? Chi aveva mai sentito che avesse fatto un torto a sua moglie? Tutto il giorno e la sera non si moveva mai da quelle due stanzucce a terreno.... Ah, se non avesse avuto un figliuolo, avrebbe commesso uno sproposito!
Un giorno il medico, intenerito anche lui dal dolore del portinaio, volle provarsi a confortarlo.
—Oggi va benino,—gli disse piano sulla porta, dopo la visita,—proprio benino...
Pompeo, a tali parole, mutando d'improvviso l'espressione mestissima del volto in una serietà ansiosa, guardò fisso il medico, balbettando:
—Davvero? Si mette bene? Potrà alzarsi ancora? Potrà guarire?
—Alzarsi... forse... sì!
—E guarire?... Potrà guarire?.. Guarir del tutto?...
Il dottore colpito da quel precipizio di domande, che gli toglievano il respiro, non volendo per troppa pietà mettere in pericolo la propria riputazione, stimò prudente di non dare soverchie speranze, e soggiunse che "nella migliore ipotesi" sarebbe stata sempre una guarigione relativa. La Betta aveva sentita una scossa troppo forte, per quel suo organismo debole come una foglia. Continuando benino avrebbe potuto tirar innanzi... magari anche per qualche mese; ma non più... a meno d'un miracolo!
Pompeo tornò a sospirare e a far i lucciconi, ma volle ad ogni costo che il dottore accettasse una chicchera di caffè e corse fino alla pasticceria delle Tre Corone a prendergli una fetta di panettone fresco.
Tuttavia anche quel miglioramento fu di breve durata. Pochi giorni appresso, il dottore, che continuava ad essere contento dello stato dell'ammalata, s'era fermato un poco, dopo la sua visita mattutina, a discorrere in fondo alla, camera con Pompeo e coll'Assunta, la più vecchia delle cameriere di casa Alamanni.
Quella notte erano successi a Milano gravissimi avvenimenti; e il medico appunto nominava molte persone insigni o note; ricchi e patrizi, poveri e plebei, donne e preti, ch'erano stati arrestati, o presi in ostaggio. E raccontava di nuove minacce e di rigori, e di condanne per parte dell'Austria che voleva soffocare nel sangue ogni spirito di rivoluzione, ogni palpito di libertà.
—Gesù Maria!... E il signor padrone?!—esclamò a un tratto l'Assunta, tutta spaventata.
—Il signor Alamanni e il banchiere Nicola Mazza—rispose il medico—furono mandati a Mantova. Là si farà loro il processo, e si ha ragione di temere una condanna capitale.
Pompeo si fe' pallido e non ebbe coraggio di dire una parola.
—Ah Gesù Maria! Povero il nostro padrone!... Povera padroncina!—riprese gemendo la vecchia.
—Oh quella bimba, è propria disgraziata!—soggiunse il medico tristo tristo.—Pare che essendo colpito dalla proscrizione anche il signor Francesco, ci sarà la confisca di tutti i beni degli Alamanni.
—La confisca?... E noi allora? O come camperemo?—domandò l'Assunta guardando Pompeo, istupidito, per avere un conforto da quell'altro suo compagno di sventura. Ma subito fu commossa da un sentimento più generoso di pietà per il signor padrone così buono, e per la padroncina e la signora Lucrezia, che sarebbero rimaste nella più squallida miseria.
—Ma come mai quella santa della signora Lucia, che dovea essere in Paradiso di sicuro, permetteva che accadessero tante disgrazie nella sua famiglia?
—Morta lei, non c'è stato più bene in questa casa,—osservò il dottore.
Ma la vecchia era passata dalla pietà al furore, e alzando le mani con le dita lunghe, irrigidite, e piegandole come artigli, esclamò:
—Se fossi un uomo e mi capitasse sotto le unghie quel maledetto che ha venduto il padrone, lo scorticherei vivo, gli caverei gli occhi, mostro infame!
—E sarebbe giustizia!—replicò il dottore.—Una volta scoperto, nemmeno i gendarmi gli salverebbero la pelle! I carbonari, i frammassoni, non perdonano alle spie. La settimana scorsa, non lo sapevate? fu ucciso con un colpo di stile quel giuda del Grossi che aveva rapportato dove s'era nascosto il De-Cristofari! Oh, andate pur là, buona donna; presto o tardi... Dio non paga il sabato!
—Ucciderlo è poco,—seguitava la vecchia:—scorticarlo vivo, bisognerebbe!... Cavargli gli occhi!... Non è vero, signor Pompeo?
Pompeo volle sorridere, ma non riuscì a fare altro che una smorfia.—Sicuro... certo... certamente!...—e non poteva dire di più. Il medico lo levò d'impaccio ritornando vicino al letto dell'ammalata per salutarla prima d'andarsene, con un'ultima parola di conforto. In que' giorni di lutto, di sventura, di ansietà continua e di continui pericoli era come invalsa una nuova dimestichezza che affratellava le persone anche di diverso stato. In que' giorni pareva non ci fosse più altro, fra la gente buona, che una sola distinzione: l'oppressore e l'oppresso—l'italiano e il tedesco.
—Se durerai a sentirti benino,—diceva frattanto il dottore avvicinandosi alla Betta,—domani potrai alzarti per qualche ora, e...—ma non finì ciò che voleva soggiungere e turbato e maravigliato prese il braccio dell'inferma per sentirle il polso, mormorando:
—Sta male!... Sta male di molto!... L'è tornata la febbre!... e più forte di prima!
La Betta, inquietissima, agitava il capo sul guanciale convulsamente: aveva il petto ansante, la faccia rossa, sudata; gli occhi lucenti.
—Presto!... Presto! Un catino! Ci vuole un altro salasso!
L'Assunta di corsa prese quanto abbisognava, e si avvicinò al dottore. Pompeo fece un passo, poi si fermò, esitante.
Ma il salasso, questa volta, non produsse alcun effetto. L'ammalata continuò a peggiorare e quando, sfinita di forze, riusciva un poco ad assopirsi, era subito presa dal delirio.
Pompeo quindi ricominciò a valersi dell'autorità del signor dottore per mandar via la gente e restar lui solo a guardia della moglie.
Ma la Betta quando era in sè tornava a fissarlo con quegli occhi sbarrati che gli trapassavano l'anima, e che gli mettevano addosso lo spasimo e il rimorso; e quando essa era presa dal delirio, le sue parole gli facevano paura.
—Se qualcuno fosse nascosto in camera... o dietro l'uscio ad ascoltare?... Egli sarebbe perduto!—E Pompeo vedeva levarsi contro il suo petto, come fantasma minaccioso, il pugnale che dovea vendicare il signor Giulio, il suo padrone, il suo benefattore.
—Benefattore?...—No, no! Egli non gli doveva nulla! Sua moglie avea ricevuto qualche regalo; lui no, mai!... Aveva servito, lo aveano pagato; erano pari e patta!
Ma nel buio della cameretta illuminata appena dal chiaror fioco della candela crepitante, le parole del medico "carbonari, frammassoni" gli si affacciavano terribili dinanzi alla mente. Anche Pompeo aveva la febbre, e gli pareva di sentirsi dietro le spalle un uomo dal viso pallido, colla barba nera, col cappello a cencio calato sugli occhi, che gli si avvicinava piano piano, col braccio levato, per colpirlo. E la sua fantasia sconvolta riempiva di spettri ogni angolo della sua stanza, e vedeva figure terribili appiattate sotto il lettone alto, dove la Betta stava morendo.
Come sospirava il mattino, un bel giorno di sole! Sentiva che col sole sarebbe stato tranquillo.
—A Mantova!... A Mantova!...—Perchè lo conducevano a Mantova,—pensava per farsi animo,—non è decretato che lo debbano impiccare!... Ma una cosa è certa, che io con quelle cinquanta mila svanziche sarò la provvidenza per la signorina!
In quel punto si udì nella camera un gemito soffocato, poi un grido acuto, poi alcune parole balbettate, rotte dal tremito della febbre.
—Spia... spia... il padrone... Mantova... la signora... la mia buona signora...
Pompeo, oppresso, agitato si rodeva l'unghia del pollice coi denti. Ma a un tratto gli sembrò di udire qualcuno muoversi nella stanza vicina. Allora trasalì e accostandosi tremante alla Betta:—Zitta, zitta,—le gridò con voce bassa, ma vibrata, curvandosele addosso.—Sta zitta!
—Spia... Spia... Assassino!...—continuò a mormorare delirando.
—Chètati,—replicò Pompeo sempre più spaventato, nello stesso tempo acceso d'odio e di collera contro quell'essere debole, che gli si era sempre piegato dinanzi, ma che in quel punto sfuggendo al suo dominio, lo condannava con una parola infame:—Chètati.
—Spia!... Spia!... Assassino!...—e l'inferma, sempre delirando, spalancò a un tratto gli occhi.
Pompeo perdette il lume della ragione, stese la mano irrigidita dallo spavento e dall'ira, e chiuse, soffocò quella bocca ostinata, affondando contro il guanciale il capo della donna.
—Chètati!... maledetta!
Il misero corpicciuolo diè un sobbalzo di sotto alle coperte, poi non si mosse più.
In quel momento fu bussato piano all'uscio della camera. Pompeo si alzò a un tratto, indietreggiando sbigottito, e tese l'orecchio: sperava di essersi ingannato; ma dopo un poco udì picchiare di nuovo e più forte.
—Chi è là! Aiuto!—gridò allora, tutto tremante.
—Sono io, signor Pompeo,—- rispose una vocetta stridula, sottile.
Era l'Assunta, scesa poco prima per offrire i suoi servigi in caso di bisogno.
—La Betta sta male!... Sta male di molto! Ha avuto il delirio!... le convulsioni!... L'ho dovuta tenere con fatica... ma non ci potevo più reggere... e mi ero messo a chiamare... a chiamar aiuto.... Adesso per altro s'è calmata... s'è calmata un poco!
—Gesù Maria, non si muove più! È morta!—sclamò l'Assunta vedendo la portinaia livida, stecchita; ma subito le si accostò sollecita, e sentì che respirava ancora.
—Corra, corra in fretta a chiamare il dottore, signor Pompeo, e anche il curato!
Pompeo obbedì, e corse via a precipizio. In quel momento non era più padrone di sè. Andò difilato dal medico; non lo trovò in casa; allora andò dal curato, gli disse che la Betta stava male, e ritornò indietro con lui senza far parola durante tutta la strada.
Quando entrò, seguendo il prete, nella camera della moglie, vide tutte le donne di casa inginocchiate attorno al letto. Il curato muto, sollecito, si appressò alla Betta, si chinò per osservar meglio quel viso giallo, contraffatto, cogli occhi vitrei e la bocca spalancata; poi freddo, senza alcuna emozione, si rivolse con lo sguardo a Pompeo dicendo a mezza voce:
—Il Signore l'ha chiamata in Paradiso!—Ciò detto si scoprì e benedì la morta, indi congiunse le mani, socchiuse gli occhi e bisbigliò una prece, a cui le donne risposero in coro, sommessamente:—Amen, amen.
Pompeo, anch'egli inginocchiato, ma in disparte, si teneva il capo fra le mani.
A un tratto, in mezzo a quelle preci, a quel lugubre raccoglimento, si udì uno strillo acuto, poi una vocina infantile che chiamava:
—Mamma! mamma!
Era Giulio, il bambino della povera Betta. In quel momento egli era riuscito a deludere la sorveglianza dello sue custodi, ed entrato in camera piano piano, tentava di arrampicarsi sulla sponda alta del letto, singhiozzando e chiamando sempre più forte:
—Mamma! Mamma!
PARTE SECONDA
GLI AFFARI.