XII.

Quando Angelica ritornò a Villagardiana colla scatola di dolci e la risposta dello zio, Alberto, come al solito, si sfogò prendendosela con lei. "Era stata sempre una visionaria.... Non sapeva far altro che sciocchezze!... Non glielo aveva cantato cento volte che a voler sperare nello zio Diego era tempo perso? Ma lei no; era dura di bocca, non si poteva domare, e mentre la casa era sossopra lei pigliava una scusa qualunque per andar a viaggiare e a divertirsi!..." E vedendo che Angelica, senza rispondergli, cominciava a ordinare e a disporre i preparativi per la partenza di tutta la famiglia da Villagardiana, egli strillò ancora più forte e infuriato le tirò contro i cuscini della carrozzetta, il tappeto del tavolo, tutto quanto aveva sotto mano. "Era lui solo, che aveva il diritto di comandare! Non era in quel modo che si dovevano trattar gli affari! Voleva vedere i conti! Voleva parlare coll'avvocato!... Voleva restare a casa sua!"

La marchesa lo lasciò dire e fare, ma si mantenne inflessibile. Essa aveva già telegrafato a Brescia al loro avvocato perchè venisse subito a Villagardiana e avrebbero avuto tutto un giorno, e anche due, e anche tre, occorrendo, per potersi intender bene con lui. L'avvocato, ch'era pure un vecchio amico della famiglia, doveva poi sovvenire una piccola somma in acconto dell'attivo che sarebbe loro rimasto, per far fronte alle prime spese dello sgombero e del viaggio.... Ma si doveva partire assolutamente. "Per quanto il.... quell'uomo avesse esagerato, era certo, tuttavia, che Villagardiana non la potevano più tenere; dunque.... si doveva partire al più presto possibile!..."

Questa fermezza che al marchese Alberto pareva irragionevole e crudele, quanto costava al povero cuore di Angelica! Il dover abbandonare—e abbandonare per sempre—Villagardiana, la sua casa, dove aveva tutte le memorie soavi e dolorose della vita; dove era morta la sua mamma, dove era nato il suo bambino, dove incominciavano i primi ricordi dell'infanzia e dove.... dove c'era anche l'ultimo ricordo, quello che allontanandosi a mano a mano nel tempo, invece di dileguarsi si faceva più vivo.... dove c'era la loro stradetta tutta verde e fiorita dinanzi al bel lago azzurro.... Oh! il dover abbandonare Villagardiana era per il povero cuore di Angelica uno strazio senza nome!

Essa aveva molto sofferto, aveva molto pianto in quella casa; e il luogo che ha veduto le nostre lacrime, che ha udito i nostri singhiozzi, ci è caro come una parte di noi, ci è sacro come il santuario dell'anima nostra! E Angelica doveva abbandonarlo nelle mani del Barbarò il santuario dell'anima sua!... A questo pensiero la poveretta sentiva ancora il bruciore dei baci che la facevano rabbrividire. Essa, così gelosa, per un intimo senso di verecondia e di dignità, di tutto ciò che la circondava e che le apparteneva strettamente, vedeva il signor Pompeo passeggiare da padrone fin nella camera sua! Lo vedeva frugare con una curiosità villana in quel piccolo mondo così pieno della sua vita e della sua tenerezza; lo vedeva mutare, buttar tutto sossopra, e le pareva che le cose più care dovessero essere sensibili a quella profanazione e le guardava lungamente, intenerita e addolorata. Certo, avrebbe raccolto e portato via tutto ciò che la toccava più da vicino.... ma pure, quanta parte di sè sarebbe rimasta in quelle mani. "E il Barbarò" pensava "l'uomo abietto e maligno, l'aveva veduta con Andrea; possedeva il suo segreto!... E se per vendicarsi lo svelasse a.... a qualcuno?... Facesse pure; le azioni di quel malvagio non la toccavano."

Angelica non lo temeva; fra tanti dolori, fra tante angosce ci pensava soltanto adesso, per la prima volta, alle minacce di quell'uomo; ma non voleva curarsi di lui anche sapendo che le poteva far molto male. Non era un uomo; era un rettile schifoso. Poteva morderla perchè essa non era forte abbastanza per ischiacciarlo; ma pure non ci voleva pensare; non voleva nemmeno pregar Dio che la salvasse da lui; aborriva persino di mescolare l'immagine di quell'essere odioso alle sue orazioni.

E più della paura di Pompeo la tormentava il dubbio, che di tanto in tanto le si affacciava alla mente, di poter essere stata tradita da Donna Lucrezia. Ma era un dubbio tanto orribile e le faceva apparire il mondo tutto così tristo che lo ricacciava subito spaventata. No, no; essa voleva conservare la sua fede, le sue illusioni a costo anche di essere ancora tradita!... Fra tutti coloro che la circondavano non ci doveva essere stato altri di tristo che il Barbarò. Pure, da quel giorno funesto, non avea più riveduta Donna Lucrezia, che era stata prima a letto col dolor di denti poi, mentre Angelica aveva fatto la sua corsa a Milano per parlare collo zio Diego, in fretta e in furia era partita anch'essa con un'altra corsa, dicendo a tutti che avea ricevuta una lettera in cui l'avvertivano che la Filomena era ammalata. "Figurarsi! L'appartamento era tutto aperto; le chiavi del guardaroba e dell'argenteria erano in mano della portinaia; una pettegola smorfiosa che avrebbe approfittato dell'occasione per ficcare il naso da per tutto!" Era partita sola, affannata, senza la Mary e promettendo al marchese che sarebbe ritornata "quanto prima."

—Ebbene—pensò Angelica fra sè, per un momento, dopo che Alberto le ebbe riferito ciò che la Balladoro gli aveva detto nel salutarlo—ebbene, passando da Milano condurrò io in persona la Mary da Donna Lucrezia, e vedrò dal suo viso se proprio è stata lei che m'ha tradita!

Ma in breve tornò a pentirsi e a provare rimorso de' suoi sospetti. "Non doveva supporre la Balladoro così abietta; non ne aveva diritto!... E poi, se proprio avesse pensato di tradirla, non poteva approfittare della lettera, fingendo che l'una o l'altra si fosse smarrita?... Invece gliele aveva consegnate tutte puntualmente! E, in fine, a che pro doveva tradirla? Perchè?... Essa non aveva fatto altro che del bene a Donna Lucrezia.... No, no! Era ingiusta coi suoi sospetti! E questa persuasione alleggeriva di un gran peso l'animo fiducioso di Angelica, e subito pensava che cosa avrebbe potuto fare per Donna Lucrezia, volendo quasi compensarla dell'ingiusto suo dubbio."

—Intanto, per altro, e senza perder tempo—continuava a riflettere Angelica—avrebbe dovuto avvertire Andrea che non le mandasse più le lettere a Padenghe, e che prima di scriverle ancora, aspettasse le notizie e le istruzioni ch'essa avrebbe trovata la via di fargli giungere appena potesse.... Dio, Dio! quanti avvenimenti, quante disgrazie erano accadute proprio in quel giorno.... il primo, il solo in cui si erano riveduti!... Come già aveva dovuto scontarlo quel barlume di felicità.... E se tutto ciò non fosse altro che un avvertimento divino?... Se fosse la punizione della sua colpa?

Angelica, a tale idea, rimase un po' scossa e impaurita, ma poi stringendosi nelle spalle, alzò rassegnata al cielo i suoi occhioni dolcissimi, in cui fra la mestizia scintillava un raggio d'amore.

"Ormai aveva promesso: sempre.... sempre, a qualunque costo!"

E così, ripensando ai giuramenti fatti e ricevuti, e alle appassionate parole di Andrea, Angelica, dimentica d'ogni altra cosa, cedette all'imagine che l'attraeva e alla seduzione che le penetrava nello spirito e nel sangue con un languore invincibile. Vedeva ancora gli occhi innamorati che la fissavano sfavillanti di tenerezza, e le pareva di essere avvolta dalla loro luce, di essere riscaldata dal loro calore, mentre la cara voce, morbida e insinuante, rendeva più forte quel fascino, rendeva più soave quell'estasi. Allora, per un momento, sentì come diffondersi intorno l'infinita serenità di quella tepida mattina così piena di sole e d'amore; sentì inondarsi l'anima della grande felicità che le era apparsa in un sogno incantevole; e come i neri fantasmi della notte si dileguano al sorgere lieto dell'aurora, così tutti i suoi dolori, tutti i suoi timori si acquetavano, si allontanavano e svanivano a poco a poco....

Ma il mondo, che Angelica voleva dimenticare, si ricordava invece sempre di lei; e il giorno stesso in cui i Collalto dovevano partire da Villagardiana capitò una lettera anonima al marchese Alberto, colla quale si avvertiva che sua moglie "aveva una tresca con un capitano d'artiglieria, che veniva apposta da Brescia per trovarsi con lei nei boschetti solitari o nei casolari abbandonati."

—Buffone!—mormorò il marchese che indovinò subito da chi gli doveva arrivare quella lettera.—Buffone!... non le sa nemmen fare le bricconate!

E il brutto tiro del signor Pompeo, perchè era proprio stato lui a fare scrivere l'anonima da uno scritturale dell'Agenzia Micotti, ottenne tutt'altro effetto da quello sperato.

La gelosia del marchese, sempre pronta ai sospetti più strani e assurdi, rimase invece indifferente, per una contradizione naturale al suo spirito debole e sconvolto, di fronte a quell'accusa troppo specificata, e il suo cuore, come se si destasse allora dopo un lungo sopore, provò, insieme a un impeto d'ira contro la calunnia ignominiosa, anche un senso di compassione per la sua povera moglie, tanto buona e tanto infelice.

—Povera donna!—e per un attimo gli si affacciò alla mente, come rischiarata, la figura di Angelica, bella e soave nella sua compostezza tranquilla; sempre così sicura di sè, così infaticabile e paziente e sempre piena di cure amorose.—Povera donna!... E mentre, sdegnato, s'infuriava contro la delazione falsa e iniqua, e contro l'enorme ingiustizia, sentiva pure, per naturale conseguenza, quanto lui stesso, e ben sovente, fosse stato ingiusto e inumano con lei, e se ne pentiva. Quelle parole "aveva una tresca" erano poi tanto volgari nella loro perfidia, che non avrebbero potuto mai, in nessun modo, suscitare la sua gelosia per quanto credula; ma soltanto offenderlo gravemente, per la grave offesa fatta a sua moglie.

—Anche questa lettera anonima è da mettere in conto per quando avrò le gambe buone!—mormorò cercando di calmarsi e immaginò che "quel turpe uomo del sor Pompeo" avendolo sentito spesso fare sfuriate di gelosia contro Angelica, e non accorgendosi che erano soltanto i nervi che lo facevano strillare, aveva pensato quel tiro vigliacco e birbone per vendicarsi di lei e della buona lezione che gli aveva data.

—E mi crede poi tanto cretino da lasciarmi infinocchiare così goffamente!—E il marchese si adirava contro "il sor Pompeo" anche perchè questi pareva lo stimasse un gonzo, un balordo; e così un senso d'amor proprio lo spingeva vie più ad essere e a mostrarsi indifferente per quella letteraccia.

Un capitano d'artiglieria!—borbottava mettendosi quasi di buon umore.—Come mai quel villan rifatto è andato a pescare un capitano d'artiglieria? Mia moglie non ne conosce neppur uno!... E poi, essa non vede mai anima viva; e poi sono proprio io quel certo tomo che le lascia il tempo di smarrirsi nei boschetti solitari, o nei casolari disabitati!... Un capitano d'artiglieria che viene apposta da Brescia!... E non sa, il gaglioffo, che Angelica ha fatto foco e fiamme per partir subito da Villagardiana, e andare il più lontano possibile!... Povera Angelica.... È proprio disgraziata!... Ma non deve saper nulla di questa lettera.... le farebbe troppo male. In questo momento poi, ha già tanti dolori, tante amarezze.... Povera Angelica!—e il marchese Alberto abbruciò la lettera senza parlarne mai con nessuno, e quando la moglie entrò in camera le disse, per la prima volta, alcune parole buone di conforto, stringendole la mano con gentile premura.

Quanto poi al viaggio che dovevano fare, il marchese Alberto aveva finito coll'esserne contentissimo. Il medico, per compiacere alla marchesa, gli aveva assicurato che l'aria marina lo avrebbe rimesso in salute e perciò, dopo aver tanto gridato e smaniato, adesso che tutti erano in lacrime per il dolore di quella partenza (compreso Stefanuccio stizzito contro la mamma, che non voleva prendere col bagaglio anche la mucca bianca del fattore) egli solo rideva e scherzava nella sua carrozzetta; e se qualche volta brontolava, era per dire che appena avesse riacquistato le gambe, sarebbe ritornato sul lago per aggiustare certi conti nei quali l'avvocato non ci aveva da entrare.

Il signor Pompeo, frattanto, nascosto dietro le persiane socchiuse di una stanza del suo quartierino, stava quasi tutto il giorno attento e ansioso a spiare i preparativi di quella partenza, e pensava all'effetto che avrebbe dovuto produrre la lettera anonima. Si rodeva di non poterne saper nulla di preciso; ma la Balladoro, "maledetta lei!" era proprio partita in que' giorni. Se fosse stata ancora a Villagardiana egli l'avrebbe istruita opportunamente, sicchè gli avrebbe potuto riferire tutte le scene che immaginava dovessero accadere fra marito e moglie. Tuttavia era sicuro di essersi vendicato bene.—Il Collalto—pensava—è geloso come una bestia, e se anche colle smorfie e i piagnistei quella fintaccia riuscirà per il momento a dargliela a bere, egli d'ora in poi starà in guardia, e madama farà presto la frittata!

—Ah, ah!... e non è tutto, cara!—borbottava fra sè, arrabbiandosi sempre più, ogni volta che vedeva Angelica uscir nel cortile per dare qualche ordine alla gente che caricava la roba.—Tu speri di sfuggirmi di mano?... T'inganni, bella mia; le mani del signor Pompeo hanno le unghie lunghe, e ti acchiapperò sempre anche se scappi in capo al mondo. Non sono contento finchè non avrò mortificata la tua superbia; finchè non ti vedrò lì, prostrata a' miei piedi, a gemere e a raccomandarti!... Buon viaggio; buon viaggio, madama!... Ma ci rivedremo ancora, sai?!... Oh, se ci rivedremo!

Tuttavia, quantunque il signor Barbarò cercasse di sfogarsi col pensiero della vendetta, que' bauli, quelle casse che vedeva ammontare sopra il carro gli mettevano addosso, in mezzo a tutto il suo gran furore, anche un senso di pena.

"Partiva.... non voleva proprio saperne di lui!... Lo aveva respinto, scacciato!... Partiva fiera, sicura, inflessibile; senza esitare, senza dire una parola, senza umiliarsi.... Anzi, pareva più superba!... Come doveva amarlo quello spiantato per sacrificargli tutta la sua vita! E come l'amore in quella donna, sotto quella corteccia fredda, impassibile, doveva essere strano, appassionato, ardente!..." e il Barbarò ricordava e ripeteva fra sè le parole dette dalla marchesa al Martinengo: Morirei!... Morirei!... "Chi sa? La matta, sarebbe forse capace di morir per davvero!... E Villagardiana?..." Figurandosela vuota come doveva restare dopo la partenza della marchesa, Villagardiana gli sembrava meno bella e meno ridente. Ma lui, non avendo più impicci, avrebbe disfatto mezzo il giardino per coltivarlo a viti, chè voleva gli fruttasse anche quello. E intanto si era fermato sopra pensiero a rodersi le unghie, quando fu scosso da un rumore di passi e dalla voce di Giulio che entrava nella stanza.

—Che vuoi?—domandò Pompeo al figliuolo, con un fare molto seccato, e senza muoversi dalla finestra.

—Volevo.... volevo parlarti....

—Chè! Adesso non è il momento; non ne ho voglia. Parlerai stasera, a tavola!

—Scusa, babbo, ma.... occorrerebbe proprio che ti parlassi ora, subito....

Sebbene la risposta fosse data colla solita timidezza rispettosa e quasi paurosa, l'ardire stesso di quell'insistenza fece colpo sul Barbarò che scostandosi dalla finestra e fissando Giulio maravigliato, gli si avvicinò domandandogli piano:

—Che c'è?

Giulio, cogli occhi bassi, un po' tremante e tossendo prima per schiarirsi la voce che non gli voleva uscire dalla strozza, balbettò in fretta, quasi col timore che l'altro lo fermasse a mezzo:

—Volevo dirti se non sarebbe il caso, visto che i Collalto sono anche parenti della signorina Mary, di cercare di.... di aiutarli.

—Aiutarli?—domandò il signor Pompeo sgranando gli occhietti.—Aiutarli?... In che modo?

—Io e la signorina Mary,—rispose Giulio parlando ancora più in fretta e colla voce sempre più soffocata,—siamo disposti a tutti i sacrifici possibili per aiutare la marchesa Angelica, e occorrendo, pur di raggiungere questo fine, ti abiliterei anche a... a impiegare la mia parte del.... la mia parte di....

—La tua parte?—interruppe ancora il Barbarò che non capiva, o voleva fingere di non capire.

—La mia parte di.... del patrimonio che mi hai fissa.... che vorrai assegnarmi.—Il povero ragazzo non aveva più fiato.

—Benissimo!... Si comincia a fare i conti a babbo morto?...

—No, no; non volevo dir questo!—esclamò Giulio vivamente.

—Allora t'insegnerò, cara la mia marmotta—seguitò Pompeo riscaldandosi e senza dargli retta—t'insegnerò a non dir quattro finchè non è nel sacco; cioè ad aspettare alquanto prima d'allungar le mani sulla roba di tuo padre, perchè potresti correre il rischio di rimanere con un palmo di naso!... Non devi dimenticare che alla tua età io mi guadagnavo il pane, e che tu invece trovi sempre la minestra scodellata. Non devi dimenticare che ti ho data un'educazione che mi costa un occhio; che ti mantengo come un milordino; e che sono tanto babbeo, da chiuder un occhio sui tuoi capriccetti, benchè mirino a tirare in casa una gonnella senza un soldo di dote.... Ma, ohi, adagio, compare!... Non bisogna approfittarsene troppo della mia bontà! Aspetta, aspetta prima di reclamare la tua fetta di torta, per il gusto sciocco di cavar la fame ai disperati! Non so ancora, alla mia morte, se e quanta ce ne sarà; ma per altro quel poco che ci sarà (se ci sarà) è sangue mio; è frutto dei sudore della mia fronte; e siccome con te ho già fatto più del dovere, così sta sicuro che se continuerai in questo bel modo a darmi prova del tuo amore al risparmio, avrò premura, prima di crepare, di non lasciarti neppur il becco d'un quattrino!

—Scusami, babbo,—rispose Giulio mortificato,—sono un po' confuso, te lo confesso e non mi sarò spiegato bene!

—Ti ho fatto insegnare il greco, il latino, un monte di storie, e non sei buono a farti capire?... Per Dio, gli ho spesi bene i miei danari!

—Scusami, babbo,—ripetè Giulio facendosi coraggio,—tu un giorno hai dichiarato alla signora Balladoro che se si poteva combinare il matrimonio fra me e la signorina Mary, saresti stato disposto a fissarmi un buon assegno....

—Ho detto "un assegno conveniente"—interruppe il Barbarò di malumore—cioè proporzionato non ai fumi degli Alamanni, ma alla nostra condizione.

—Ebbene—concluse il buon ragazzo risolutamente—la signorina Mary mi ha promesso di.... di corrispondere alla mia affezione e di rinunciare a qualunque assegno, purchè si possa aiutare i Collalto.

—E tu le hai risposto?

—Che ti avrei pregato e supplicato per ottenere il tuo assenso.

—Bravo merlo!...—E con queste idee hai in animo di prender moglie, e vorresti mettere su casa e piantar famiglia? No, caro; non sarò io tanto matto da permetterlo! Va', va' a cantar poesie al sole e alla luna! Va', va' a fare lo stragavante!... Del resto—continuò sogghignando—non capisco perchè la signorina Mary, tanto prodiga coi danari miei, non pensa invece colle proprie economie a soccorrere i nobili parenti!

—Piange sempre, e si dispera, appunto per non poterlo fare.

—Oh poverina!—esclamò il Barbarò con finta compassione.

—Ma—continuò l'altro—tutta la rendita della signorina Mary è appena sufficiente, avendo essa da mantenere anche la zia Balladoro.

—Ah, ah!—soggiunse il signor Pompeo sempre con tono ironico—è dunque colle sue rendite, che la signorina Alamanni mantiene sè e la vecchia?

—Sì; e lo può fare soltanto perchè il signor Francesco Alamanni le ha ceduta anche tutta la sua parte.

—Ebbene, allora ti dirò che la tua contessina delle smorfie è in grande errore; e ne sono dispiacentissimo perchè ciò mi prova una volta di più che ha il cervello sopra la berretta; che non si cura mai della casa, e che non sa fare i conti!... Se leggesse un po' meno romanzi e badasse un po' più alla cucina e al guardaroba, capirebbe subito che i pranzetti e i cappellini suoi e della vecchia importano una spesa molto superiore alle sue rendite. E sai chi ha la dabbenaggine di buttar più di seimila lire all'anno per mantenere in lusso l'illustrissima signorina? È questo vecchio avaro che non vuol pagare col sudore della sua fronte i debiti fatti nelle bische, o colle sgualdrine dal nome in offe o in iffe....—Sì, sono io; io che lavoro giorno e notte; io, l'uomo senza cuore: ma che sacrifico seimila lire, e più, all'anno per una promessa fatta alla tua povera e santa madre,—il Barbarò alzò gli occhi al cielo,—a lei che in vita aveva adorata la signora Lucia, e che al letto di morte volle raccomandarmi di assistere la figliuola!—E siccome Giulio, a questo punto, rimaneva col capo chino, il signor Barbarò glielo fe' rialzare dandogli una manatina sotto il mento e dicendogli con enfasi:

—Guardami in faccia, e impara come son fatti i galantuomini!

—Oh babbo mio,—rispose l'altro commosso—non ho mai dubitato del tuo cuore!

—Lo credo bene, quantunque—e il signor Pompeo fece un altro sospiro—sia sempre stato il mio destino di seminare benefizi e raccogliere ingratitudine!... Ma tuttavia senti un po',—continuò facendosi più insinuante,—se credi proprio che la Mary voglia metter muso perchè non siamo disposti ad andare in malora noi, per impedire che ci vadano i suoi nobilissimi cugini, allora spiegale un po' questo imbroglio delle seimila lire e vedrai, minchioncino, vedrai che tornerà subito subito a farti il bocchin di zucchero!...

—Oh no, no!—esclamò Giulio spaventato.—Darei troppo dolore, troppa mortificazione alla signorina Mary, così fiera e disinteressata. No, no; ti prego, babbo, promettimi, giura, che non saprà mai ciò che ti deve!

—Giurare? un corno! Io non giuro quando non sono obbligato. Farò, secondo i casi, ciò che mi parrà più conveniente. E in quanto a te, invece di lasciarti pigliar per il naso da quella vanesia, tutto fumo e niente arrosto, dovresti cominciare a farti valere e a governarla a bacchetta, perchè, ricordati, guai se le donne alzano la cresta! Dovresti inspirarle un po' di amore all'economia e anche, a dirla schietta, un po' di rispetto e di gratitudine per il suo benefattore. E adesso.... non ho altro da dirti. Siamo dunque intesi, e puoi andartene pe' fatti tuoi. Ti aggiungerò, per un di più, che se anche volessi aiutare il Collalto non potrei. Siamo in rotta perchè la marchesa è una matta (e sarà bene, anche pei cattivi esempi che le potrebbe dare, che la Mary se la tenga alle larghe) e perchè il marchese Alberto è un burattino. Ormai gli affari nostri sono in mano degli avvocati, e non sono stato io il primo, lo dico a scarico di coscienza, a voler venire a questi estremi. Vattene dunque: non posso perdere dell'altro tempo perchè ho molto da fare!

—Scusa, babbo, ancora due parole sole—insistè Giulio ormai risoluto a combattere fino all'ultimo.—Tu forse non hai pensato a una cosa?

—Ahuf!... A che cosa?—domandò Pompeo sbuffando.

—La gente, che non guarda tanto pel sottile, potrebbe forse mormorare che anche tu... con una cattiva amministrazione... hai finito per mandare in rovina il Collalto.

—Non dire stupidaggini, sciocco! Sta' a vedere adesso che, per le chiacchiere della gente, dovrò buttare i danari dalla finestra, dovrò pagare i debiti degli altri!—e il signor Pompeo ricominciò a riscaldarsi.—A me, sai, i debiti, non me li ha mai pagati nessuno! E quando, ancora ragazzo quasi, fui tradito dai miei parenti, che senza curare la mia educazione, come ho fatto io per te spendendo un patrimonio, non pensavano ad altro che a mangiare e bere, e poi mi lasciarono nudo al mondo, come mi avevano fatto, credi tu che mi sia riescito d'inspirare pietà ad un cane? No, mai! Sono stato messo anch'io fuori di casa, perchè non avevo da pagare la pigione!... E il mio creditore, un giorno che non dimenticherò campassi mill'anni, mi ha insultato in mezzo di strada, mi ha preso per il collo, voleva mandarmi in galera! Capisci, poeta? Capisci, marmotta, che cosa vuol dire il non aver quattrini?!...—E il Barbarò cogli occhi torvi camminava su e giù per la camera, smaniando affannato.

Giulio, vedendolo col viso stravolto, e ingannandosi sulla causa di quella commozione, gli corse vicino come per abbracciarlo; e prendendogli una mano e stringendola con effusione:—Ebbene—gli disse, quasi piangendo—se gli altri furono malvagi, noi mostriamoci umani, e così sarà più contento il nostro cuore, e sarà più benedetto e onorato il nostro nome!

—C'è una sola contentezza a questo mondo: dominare e schiacciar gli altri sotto i piedi. C'è un solo modo per essere onorati: avere il borsellino pieno!—rispose il Barbarò sciogliendosi con uno spintone dalla stretta del figliuolo.

—La gente—soggiunse poi più calmo—troverà sempre da mormorare sul conto di chi ha fatto fortuna, perchè la gente è invidiosa; ma è molto meglio essere invidiati che compatiti, e mentre mormorano ti fanno di cappello!

—No, babbo. L'opinione pubblica sa distinguere i galantuomini.

—Finiscila, via; non sai dire altro che bestialità!—Ma passato il primo impeto d'ira, il signor Pompeo volle provarsi a convincere il figliuolo, e crollando il capo e guardandolo con aria di compassione ricominciò:—Sì, l'opinione pubblica sa distinguere i galantuomini, ma non già come credi tu, povero orbo!... Avevo la tua età, press'a poco, quando mi sono trovato testimonio a un certo fatto, che mi fece aprire gli occhi sui giudizi dell'opinione pubblica intorno ai galantuomini. Ero a Milano, e attraversavo una mattina presto la piazza del Duomo, quando a un tratto vedo venire avanti una frotta di gente e in mezzo un signore, una persona civile, fra due gendarmi (allora invece dei carabinieri c'erano i gendarmi) e seguìto da una bella giovane, ch'era poi sua moglie, e da un bambino, il suo, che strillavano con quanto fiato avevano in corpo. Era un orefice che aveva il suo negozio sotto il Coperto dei Figini... che adesso hanno demolito, colla scusa di allargare la piazza, per buttare al diavolo il pubblico danaro! "Che cosa ha fatto?" chiesi ad uno dei tanti che stavano colla bocca aperta a guardare; "ha rubato?"—"Chè," mi fu risposto, "è un fior di galantuomo!"—"E allora perchè lo mettono dentro?" esclamai maravigliato.—"Perchè? perchè i galantuomini sono coloro che sanno rubar be...." Ma il Barbarò a questo punto, sebbene trascinato dall'onda dei ricordi, si fermò, e fu in tempo a correggersi. "Perchè è un minchione" riprese; "e in galera ci sono più minchioni che ladri." Io, che non ero uno scemo come te, ho capito l'antifona e ho approfittato della lezione; e tu dovresti imitarmi; cioè, guardarti bene nello stesso tempo dall'essere un ladro, e dall'essere un balordo. Vedi, io non commetto e non commetterò mai la minchioneria di sacrificare il mio interesse per aiutare chi non lo merita; ma mi vanto per altro di essere un galantuomo, perchè i registri dell'amministrazione sono in perfetta regola, e stanno a far testimonianza del mio operato....

—Oh lo credo, lo credo, babbo mio!—esclamò Giulio vivamente.

—E allora abbi fede in tuo padre, e lascia gridare la gente. Scendi un po' dalle nuvole, e impara a conoscere il mondo nel quale devi vivere! Abbi fede in tuo padre, e cerca di aumentare sempre la roba tua; abbi fede in tuo padre, e pensa che il danaro se non è tutto al mondo, è per lo meno la base, il fondamento di tutto: della famiglia, della felicità, dell'onore, dell'amore.... Sì, anche dell'amore! E invece di fare quella faccia stranita, dovresti riflettere bene che anche la signorina Mary, con tutta la sua aristocrazia, non sposerebbe mai il figlio di un...—Pompeo s'interruppe subito prima di dire portinaio—di uno che si è fatto da sè, se non avesse forse la speranza, un giorno o l'altro, di poter marciare in carrozza!

—Oh no, babbo! Non dire così!—proruppe Giulio arrossendo, e con un lampo di collera negli occhi solitamente tanto miti e riguardosi.—Lasciami le mie illusioni, se sono tali! Le preferisco, le preferirò sempre a tutte le tue ricchezze!

—Bravo, marmotta! Così finirai all'ospedale!

—E non potrebbe illudersi invece chi crede che l'anima di tutto al mondo, della famiglia, dell'onore, dell'amore, della felicità non sia proprio altro che il danaro? In tal caso, illusioni per illusioni, preferisco le mie. Almeno, anche nel giorno del disinganno mi sentirò superiore a coloro che mi avranno tradito, e avrò il diritto di compiangerli!

—Bravo! E questa bella consolazione ti darà da sfamarti! Ma dove, e da chi hai imparate tante minchionerie? Da tuo padre no di certo; dal maestro che t'ho dato nemmeno, perchè lo Zodenigo se fa dei sonetti quando è invitato a pranzo da Donna Lucrezia, nella vita pratica sa essere un uomo di proposito. Dunque?...—E il Barbarò lo guardava fisso col desiderio di pigliarlo a scappellotti; ma poi, vedendo che il figliuolo, toccato sul vivo nel suo affetto per la Mary, si mostrava disposto a sfidare la sua collera, si contenne, non senza fatica, e mormorò col risolino beffardo:

—Ah, ah, non vuoi credere alla mia esperienza?... Non vuoi credere che il danaro sia tutto a questo mondo? L'onore, l'amore, la felicità, la famiglia?

—No, no, no!—ripetè Giulio con una violenza che lo fece diventar pallido.

—Ma apri gli occhi, stupido! Guardati attorno, e vedrai se quanto ti dice tuo padre non è verità sacrosanta!... L'onore? Ma chi ha perduto l'onore, uomo o donna, col danaro lo ritroverà sempre; o per lo meno ritroverà gli onori... che in fin de' conti sono la stessa cosa. Uno, per esempio, che abbia ru....—Pompeo, si arrestò a mezzo, fe' sonare i ciondoli colle dita, e poi scelse un altro esempio.—Mettiamo una ragazza: non ha un soldo di dote e per eccesso di buon cuore, o d'inesperienza, mette al mondo un figliuolo: se dopo trova un uomo che la sposa proprio per amore, costui è dichiarato un imbecille. Se la ragazza invece porta solo cinquantamila lire di dote, l'uomo che la sposa è un uomo che si vende, ma scapita nella buona opinione assai meno dell'altro, e al suo paese lo faranno ancora consigliere comunale. Se la damigella, poniamo, avesse trecentomila lire: il marito sarà giudicato un uomo serio, che sa combinare insieme una buona azione e il proprio interesse e, se vuole, lo faranno deputato.... Ma se poi la ragazza avesse mezzo milione, un milione!... allora, caro mio, la sposa subito e volentieri anche il cavalier Boiardo (il Barbarò non era mai esatto nei nomi storici) e l'aneddoto del cocchiere, del cavallerizzo, o del maestro di pianoforte, insomma del padre del marmocchio, diventa un si dice qualunque, a cui nessuno ha mai dato importanza, e che andrà presto nel dimenticatoio!

—Sarà come tu dici: per altro non si devono confondere gli onori col vero onore.

—Il vero onore? Benissimo... ma è necessario aver quattrini per poterlo conservare. Certe case sono piene di donne alle quali è mancato appena, in un dato momento, uno scudo o un fiorino, per poter vivere onorate. Le prigioni sono piene di ladri a cui forse in un giorno d'appetito, non mancarono altro che venti soldi o quaranta per restare galantuomini. Il mondo è popolato di debitori ai quali non è la buona volontà che difetta, ma soltanto i bezzetti (come direbbe Donna Lucrezia) per soddisfare onoratamente ai propri impegni! Questo per l'onore; in quanto poi alla famiglia, senza la cassa dei quattrini che la tiene raccolta, la vedrai subito dividersi, squagliarsi, e uno di qua, l'altro di là, andare in cerca di un altro focolare... perchè il focolare domestico è lo scrignetto, bambino mio! E poi, sta' attento, e vedrai: è il babbo che ne tien la chiave? E i figliuoli sono amorosi anche se è burbero e tiranno; rispettosi anche se è un poco di buono. È la moglie? Sta' sicuro che il marito... chiuderà gli occhi! È il marito? Avrà ragione anche quando avrà torto, e la moglie troverà sempre la forza per sopportarlo!... In fine, a voler tacere il molto che ci sarebbe ancora da dire per provarti che io ragiono praticamente e che tu sei nel mondo della luna, ti mostrerò, coi fatti alla mano, che il danaro, oltre a tutto il resto, oltre a essere la fonte d'ogni bene e d'ogni benefizio, d'ogni virtù privata e pubblica, fa pure acquistare, di punto in bianco, anche i meriti patriottici. Ridi?—Guarda, tra gli altri, il conte Lanfranchi, che è qui un nostro confinante. Nel quarantotto, ai primi segni della rivoluzione, è scappato in Isvizzera; nel cinquantasette ha dato alloggio all'imperatore e all'imperatrice d'Austria, quando son venuti in Lombardia; nel cinquantanove e nel sessanta è stato a vedere, e quando finalmente fu costituito e riconosciuto il regno d'Italia, ha speso quarantamila lire per regalare al suo comune un bel monumentino che ricordasse i "martiri di Belfiore" e... e in seguito a ciò è stato inscritto fra i benemeriti della patria, e giustissimamente—concluse Pompeo con una sghignazzata—perchè ne troverai molti che alla patria offrano il loro sangue, ma pochissimi che le regalino quarantamila lire!...

—È un paradosso, babbo!—esclamò Giulio che non poteva a meno di sorridere.

—Che hai detto? Un para...? Che cosa? Non capisco!—rispose Pompeo; e sempre più infervorato, sembrandogli di avere un po' scosso il figliuolo, e prendendolo per un braccio e trascinandolo verso la finestra, continuò,—e a te che hai sempre in bocca Garibaldi e la Democrazia, ti aggiungerò che il danaro è la vera forza democratica dei tempi moderni. Vedi quel carro? vedi quelle casse?—e indicò nel cortile la roba dei Collalto.—Ebbene, io un... uno che si è fatto da sè, mando i feudatari fuori del castello!... I tuoi socialisti non arriveranno mai a tanto!...

—Allora ti risponderò una cosa sola—balbettò Giulio confuso, oppresso e spaventato da tutti quei discorsi—il danaro non sarà mai per me la felicità.... No, mai! Vorrei essere povero per provarti che la signorina Mary mi ama per me... soltanto per me... e te lo giuro... sarei molto più contento, più felice....—Il povero ragazzo non potè più reggere, e dette in un pianto dirotto.

Il Barbarò lo guardò a lungo, crollando il capo, e mormorò a mezza voce:—E io chi sa invece... che non riesca a far mutar l'odio in amore.—Poi aggiunse forte:—Del resto, se non sono un minchione, non sono nemmeno uno spietato. Potrai assicurare la Mary che il precipizio di questa partenza non sono stato io a volerlo. Anzi, ti dirò di più che non avrei mai avuto cuore di spingere i Collalto a un tale estremo. Sono loro che vogliono andarsene: è la marchesa per la sua superbia, i suoi capricci... o per qualche altro fine occulto e non buono. Io non li mando via, ma non li posso nemmeno trattenere a forza. In ogni modo, vedi se non ho proprio il cuore di pasta frolla: quantunque insultato da quella gente, ho detto al mio avvocato di ricordarsi bene che voglio operar sempre da perfetto gentiluomo, come sono!...

E il Barbarò fe' nuovamente sonare i ciondoli, gonfiandosi tutto a questa parola: gentiluomo.


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