SCENA SECONDA.

Ferdinando e il colonnello Müller poi Gaetano e il Verolengo.

Ferdinando siede, chiamandosi vicino il Müller.

Viene 'nnanze! Io ti tengo in conto di amico, non comme a chillo là!...

accenna al Battifarno

'U barone non è che tiene affezione pe' me, ma pe' isso stesso!

risata.

Se non fosse persuaso di perdere l'impiego e lo stipendio, coi Fratelli e coi Giacobini, diventerebbe nu liberalone!... E invece del capitano-professore, farìa fucilà pure a Monsignore! So quasi 'e cinque

ammiccando dell'occhio

'U Piemontese, seccatore e carbonaro, starà aspettando ch'io lo faccia chiamare per la sua udienza. Vieni, avvicinati, caro Müller!

gli prende una mano e gliela stringe.

Lo sai che io te so' molto affezionato, e te ne voglio dà na prova... La Croce dell'Ordine di San Ferdinando starrà molto bene ccà.

toccandogli il petto.

E la pensione ccà...

gli tocca la tasca

dint'a sacca.

Müller.

Tutta la mia devozione, e la mia fedeltà.

Ferdinando ammiccando con gli occhi.

Il tenente Holtmann e i quattro soldati?

Müller.

Pronti, Maestà.

Ferdinando.

Scelti fra i più sicuri? Fra i nostri bravi svizzeri?

Müller.

Sicuri, Maestà!

Ferdinando.

'A carrozza? Alla porta di sinistra? in fondo al parco?

Müller.

Pronta.

Ferdinando.

Il piroscafo?

Müller.

Il Miseno. Pronto. Appena il conte di Verolengo...

Ferdinando.

Sst! Abbassa la voce!

sorridendo.

Tieni 'na voce che pare na cannonata!

Müller piano.

Appena il Conte di Verolengo sta per uscire, quattro soldati lo afferrano, il tenente Holtmann gli chiude col bavaglio la bocca: io gli punto due pistole contro il petto: lo si porta di peso, lo si chiude in carrozza: dalla carrozza sul piroscafo che partirà subito, direttamente per Genova.

Ferdinando inquieto.

Chiuso in carrozza 'u Piemontese, tu e il tenente Holtmann venite subbeto ccà.

stringendogli la mano

Io te voglio sempre vicino a me.

Müller.

Sempre ai vostri ordini, Maestà.

Ferdinando ridendo.

Lo stesso scherzo, lo abbiamo fatto a un altro scocciatore, mezzo carbonaro pur'isso: il ministro Intonti. Chillo l'avimmo fatto viaggià pe' terra; chiesto ccà 'o facimmo viaggià pe' mare!

risata.

Tu che ne dici? Io songo persuaso che chi è stato carbonaro... porta sempre co' sè 'a jettatura!

suona.

Gaetano entra e si ferma sull'uscio.

Ferdinando.

Di a 'u conte Verolengo che po' trasì.

Gaetano via.

Müller fissando Ferdinando.

Nella lotta... se... disgraziatamente sfuggisse... un colpo di... pistola?...

Ferdinando.

No, amico mio caro; non voglio avè guai con mio cugino, il re di Sardegna! Anzi, faccio nu voto 'a Madonna du Carmine, pecchè 'u mare sia quieto!

guarda se entra il Verolengo, poi al Müller confidenzialmente

Fa 'e corna!

tocca il medaglioncino sul petto

Io ce tengo ccà 'a reliquia! Sai chi davvero lo è? Chella cantante... 'a Mirabella!... Hai visto come guarda? È essa che ha jettato Alliana e Verolengo!

Verolengo entra, si ferma sull'uscio inchinandosi.

Ferdinando alzando il tono della voce, al Müller.

Dunque, resta inteso così: domani mattina la grande parata. Io sarò in piazza d'Armi alle sette precise.

al Verolengo

Comme staie, don Alberto?

Müller saluta Ferdinando, e il Verolengo: via.