SCENA TERZA.

Ferdinando e il Verolengo.

Ferdinando.

Comme staie, don Albertuccio? Staie buono?

gli dà la mano, poi si tocca senza parere la reliquia sul petto.

Me fa tanto piacere! Anche Teresa, la Regina — ringraziando 'a Madonna e Sant'Alfonso — sta benissimo. Andremo tutti a Gaeta, dopodomani. D'estate è bello sta vicino a 'u mare. Fa più fresco pecchè sul mare tira sempre un poco di venticello. Ho molto da fare in questi giorni. Mia sorella viene con me; la Duchessa di Berry viene con me; Popò viene con me! Ho molto da fare in questi giorni!

in atto di congedarlo, senza dargli la mano

Bravo, don Alberto! Statti buono; ti ho visto con tanto piacere.

Verolengo umilmente, piegando un ginocchio a terra.

Maestà! Vostra Maestà, si degni di ascoltarmi!

Ferdinando cambia espressione: lo guarda serio, torvo.

Verolengo alzandosi.

Io sono colpito dalla vostra disgrazia: ho provato la mia innocenza, ma sono rimasti i sospetti e l'avversione. Mi vedo sorvegliato, spiato... Eppure vi sono sempre stato e vi sarò sempre devoto e fedele! Lo giuro, Maestà! Il giorno nel quale ho lasciato il Piemonte e sono venuto qui per seguire la mia povera Regina, ho dimenticato di essere un Piemontese: sono stato, sono e sarò sempre suddito vostro. È un'ora terribile, questa... Eppure spero... Spero in Voi, nella vostra clemenza... E un giorno vedrete, forse, che i miei nemici, non sono i migliori amici vostri!

Ferdinando ironico.

Un'ora terribile, questa?... È un'ora, anzi, nella quale, più che soddisfatto, tu dovresti essere contentone.

Verolengo lo guarda ansioso.

Ferdinando.

Ho ascoltato i tuoi buoni consigli «concedere per non cedere» e mi sono persuaso a dà 'a carta, 'a costituzione! Che vuoi di più?

Verolengo scoppia in lacrime.

Ferdinando

Che vai facenno? Non voglio scenate, ccà dinto! Vattene!

Verolengo.

Mia figlia... muore!

Ferdinando.

Io non sono medico! Va a chiamare un medico!

Verolengo.

Mia figlia muore se l'Alliana è fucilato!

Ferdinando.

Vattene!

Verolengo rizzandosi pallido e fiero.

Avete ben capito, Maestà, queste mie parole? Mia figlia muore se l'Alliana è fucilato!

Ferdinando.

Voi, per la Chiesa, per me, non avete figli, conte di Verolengo! Vostra moglie, la vostra legittima moglie, non ve ne ha dato.

Verolengo.

Rispondete così, a me, perchè sono un uomo!... L'ho provato per voi, il mio coraggio e la mia forza! A quelle due donne, una morente, l'altra impazzita, dovete dare questa risposta!

Ferdinando fa un atto sdegnoso.

Verolengo violento.

Per i vent'anni che sono stato il vostro... servitore, non vi domando altro!

Ferdinando.

Non le voglio vedere! Rifiuto di vederle! Vattene!

Verolengo.

Avevo preveduto anche il vostro rifiuto!

gli presenta una lettera.

La grazia... la grazia per quelle due donne di essere ricevute da voi, Maestà, vi è chiesta dalla giovine regina Vittoria d'Inghilterra che raccoglie sul suo capo tanto amore, tanta benedizione di popolo.

Ferdinando beffardo.

Ah! Ah! Avete fatta na bella penzata! Prevedendo il rifiuto du Re di Napoli, vi siete rivolto alla potente Regina d'Inghilterra!... Sta bene! Quelle due donne saranno subito ricevute!

calmandosi, sorridendo e salutandolo anche con la mano.

Buon giorno, amico caro. E statte buono!

Verolengo fa per uscire, poi vinto dall'angoscia si ferma.

Maestà, perdonatemi, Maestà!

Ferdinando continua a salutarlo con la mano e sorridendo.

Verolengo via.

Ferdinando uscito il Verolengo, corre ad ascoltare vicino all'uscio.

Verolengo d. d.

Vigliacchi! Vigliac...

Ferdinando corre a guardare dalla finestra.

E fa buon viaggio sotto la protezione della bella, graziosa e potentissima regina Vittoria d'Inghilterra!

suona

Gaetano entra.

Ferdinando.

Chelle femmene!... Aspetta nu poco!

toccando il piccolo medaglione.

Chi è il gentiluomo che le accompagna?

Gaetano.

Il cavaliere del Castelluccio.

Ferdinando.

Fa passà!

Gaetano via.

Ferdinando fissando la lettera.

Ah! Ah! Per forza avete voluto essere ricevute?... Lo sarete!