SCENA SESTA.
Ferdinando solo, poi Gaetano che introduce il Verolengo.
Ferdinando sceglie da una cassetta un sigaro napoletano, lo spezza, ne getta una metà nella cassetta, e l'altra metà Faccende sulla fiamma della candela. Cantarella a mezza voce l'aria della Linda.
«A consolarmi affrettati... Momento fortunato...»
Gaetano annunziando.
Il conte Solaris di Verolengo!
Ferdinando.
Linda è n'opera bella assaie!
introdotto il Verolengo, Gaetano via.
Verolengo inchinandosi.
Maestà...
Ferdinando voltandogli le spalle continua a cantarellare.
«In faccia al cielo e agli uomini Tuo sposo diverrò!»
Verolengo.
Vi ringrazio, Maestà, di avermi accordato l'onore...
Ferdinando.
Sto sigaro è fetente!
lo spezza con rabbia, ne prende un altro, lo rompe, ne accende una metà e l'altra metà l'offre al Verolengo.
È il mio avana preferito. Costa niente, odora forte e fuma assai!... Prendi la candela!
torna a cantarellare, passeggiando su e giù senza guardare il Verolengo.
Verolengo depone il sigaro sopra un mobile, fa un altro passo e un altro inchino: poi, con voce più forte, risoluto.
Maestà... Vostra Maestà...
Ferdinando
si ferma: gli si pianta in faccia duramente.
La Regina sta a letto, come porta il suo stato, ma sta bene; io, ringraziando la Madonna del Carmine e S. Alfonso, sto bene; tu, vedo con tanto piacere che stai bene. Torna n'altra volta. Oggi ho da dare udienza a tre re nel Presepio: Baldassare, Gaspare e Melchiorre! Bon giorno e statte bono!
Si avvia verso l'uscio che mette al Presepio, zufolando la solita aria della Linda.
Verolengo con impeto.
Chiedo alla Maestà Vostra di volermi ascoltare!
Ferdinando si volta indispettito.
Verolengo.
Ho ricevuto notizie da... Torino.
Ferdinando si avvicina con un atto d'inquietudine, poi si calma subito.
Da... Torino?.. E a me che importa? Anche mio cugino Carlo Alberto è troppo debole! La debolezza è oggi il figurino di moda per tutti i sovrani! — Ricordati: il mio regno è mio, e me lo governo io; io, che ho più talento di te, di tutti i ministri, io che sono più... Metternich di Metternich!
fissando minaccioso il Verolengo.
No! Piuttosto che mostrare debolezza... vivaddiana, vado a fare il colonnello in Russia in Austria! E poi sei tu, sono questi nobili, questi ufficiali napoletani e siciliani sempre in guerra fra di loro e sempre pronti a far la pace per mettersi contro di me, che sognano mutamenti, che minacciano pronunciamenti!
Verolengo sottovoce.
È il popolo. Maestà...
Ferdinando.
Il popolo ha sempre voluto molto bene a me, a mio padre, a mio nonno...
Verolengo.
Il popolo, il grande popolo, il cuore e la mente di una nazione, Maestà, non il popolaccio di Mercatello o di Santa Lucia!
Ferdinando beffardo.
I pennaruli... I paglietta?... Chisto è 'u popolo? Ah! ah! ah!
serio
Embè?... Io non ho paura di nessuno: non ho paura degli uomini, e l'ho provato.
Verolengo ironico a sua volta.
Avete provato, Maestà, di non avere paura anche... di monsignor Cocle?
Ferdinando alza le mani in atto di terrore.
Monsignore?.. Rispetta Monsignore!... Isso è più assai di un uomo, è la mia coscienza!
Verolengo.
E la vostra paura...
Ferdinando.
Sia! A me l'inferno fa paura, e a te, no?
Verolengo.
Se ascoltate Monsignore per l'inferno, allora, ascoltate anche me, perchè voi, Maestà... avete un'altra paura...
Ferdinando.
Parla comm'aje da parla, parla chiaro.
Verolengo fissa Ferdinando, che lo fissa a sua volta.
Tutti concedono, per non cedere; guai se resterete il solo a voler resistere!.. Mi sono messo in diretti rapporti con... Torino.
Ferdinando finge di non capire.
E col vostro pieno consentimento. E vero? Rispondete, Maestà: col vostro pieno consentimento?
Ferdinando.
Domande ne posso fare soltanto io; tu, questo, non lo dimenticare!
Verolengo.
Ebbene, a Torino, le mie speranze, i miei voti, le mie proposte, furono accolte con simpatia... A Torino, dove tra le feste e le dimostrazioni si acclama a Carlo Alberto re Costituzionale mentre a Roma, il nuovo, e veramente Santo Pontefice riconforta alla fede la patria e tutto il mondo con parole di pace, di libertà, di perdono!... Se non volete pensare a Voi, al vostro regno, pensate a vostro figlio, al Principe ereditario che sarà re Italiano di nascita e tutto italiano di sangue. Sangue piemontese, sangue napoletano...
Ferdinando stizzito.
Neh! Neh! Con tutto chisto sangue!... Prima che il Principe ereditario abbia da... eredità... parla del regno mio, che è soltanto mio, e nun fare, mo 'o jettatore!
Verolengo.
Stringetevi coi vostri alleati naturali, in una confederazione, in un solo stato italiano, di tre monarchie, con tre principi italiani, nati in Italia: voi, Maestà, il nuovo Re di Sardegna... il nuovo Papa. Voi l'iniziatore...
Ferdinando rimane scosso.
Voi il reggitore supremo. Formate un solo popolo di queste cento folle disordinate e avrete un grande potere, avrete la più bella pagina nella storia, e sarete amato, adorato come un Dio!.... Oggi la sicurezza del trono, la tranquillità, la forza... e il principio di grandi cose per il domani...
Ferdinando resta muto, pensieroso.
Verolengo.
Che volete fare? Che pensate? Che aspettate, Maestà?
Ferdinando.
Sappiamo, intanto, che vuol fare e che aspetta 'u re carbonaro?...
Verolengo mostrando una lettera.
Stamattina stessa, con un inviato particolare... E autografa...
Ferdinando non capisce,
di sua mano.
Ferdinando fa per afferrarla.
Verolengo pronto la ritira e la ripone in tasca.
No!
inchinandosi profondamente.
Perdonate! Voi Maestà, ed io, leggere insieme, soli... e insieme, soli, rispondere...
Ferdinando sempre muto e pensieroso, con la mimica delle tre dita della mano, esprime l'idea che gli gira in mente dei tre stati in confederazione, e lui che li domina tutti.
Ma sti pazzi di siciliani e di napoletani... è proprio vero che mi odiano?
Verolengo.
Non voi, ma il vostro governo! Abolite gli arbitrii, le ladrerie, le prepotenze, e prima cosa... strappate la polizia dalle mani del gendarme...
Ferdinando
Del Carretto?
Verolengo continuando.
E il potere dalle mani del Monsignore! Scacciate da voi, dal regno monsignor Cocle e tutto l'Ordine!
Ferdinando spaventato.
Zitto! Vattene! Diventi matto?... Sti discorsi oggi, all'antivigilia di Natale!... Ogge che aspetto ccà Monsignore! Ogge, che m'aggio da confessà? Pe chesto nun te volevo manco vedè!
Verolengo.
Ma...
Ferdinando.
Che ma! Si deve dir tutto in confessione! Nun c'è segreto nemmeno di Stato, per la confessione!
calmandosi.
Torna stasera o domani con la lettera
ammiccando l'occhio.
dell'... autografo! Per otto giorno nun me confesso cchiù. Potremo parlà co' tutto comodo dei fatti nuosti.
congedandolo.
Bongiorno, e statte buono!
Verolengo supplicando.
Maestà... Maestà!...
Ferdinando.
Mo' vattenne!
Verolengo.
Ogni ora, Maestà... ogni momento è prezioso!
Ferdinando suona.
Gaetano si presenta sull'uscio.
Ferdinando.
'Na carrozza!
Gaetano via.
Ferdinando.
Stasera si prova la cantata sacra.... aspetto 'a prima donna!
Verolengo per insistere.
Ma...
Ferdinando chiamando.
Tenente Holtmann!
al Verolengo.
c'è chillo stupido del cavalier Andreo e 'u professore pedantone!
Tenente Holtmann si presenta all'uscio del giardino.
Ferdinando continuando al Verolengo.
Nun t'hanno da vedè!
al tenente Holtmann.
Favorite, per suo onore, di accompagnare voi stesso il conte Verolengo.
dà la mano al Verolengo senza guardarlo in faccia.
Bongiorno e statte bono!
il Verolengo e il tenente Holtmann via.
Ferdinando rimane pensieroso.
Carl'Alberto è 'nu trasognato... Sto prevetariello vanitoso di Pio IX è nu giocatore d'azzardo...
picchiandosi col dito in mezzo alla fronte.
Io ce tengo dint' 'a capa tanta robicella!...
risata, poi suona.
Gaetano si presenta sull'uscio.
Ferdinando a Gaetano.
A prima donna, ccà.
Gaetano via.
Ferdinando torna serio, poi, come risolvendosi.
Embè? Il mondo vuol essere canzonato, e nu re, deve sapere meglio degli altri l'arte di canzonarlo!
scrollando il capo, con un sorriso arguto.
Constitution, rivolution.