SCENA IX.
Don Guglielmo e DETTI.
DON GUGLIELMO
(saluta sempre sorridendo affabilmente ma sempre con simpatica e dignitosa affabilità).
GIORDANO
(con fare ironico, sprezzante) Chi cerca il monsignore?
DON GUGLIELMO
No: non sono un monsignore: non sono nient'altro che un povero prete di montagna, di Montairolo nella Svizzera: il paese della signora Anna; la vedova del signor Santer.
GIORDANO
(c. s., sprezzantemente) Va bene: cosa vuole?
DON GUGLIELMO
Di tanto in tanto faccio una scappatina a Milano. — Oh, per poche ore! — e questa volta, appunto, avevo ricevuto incarico dai parenti della signora Santer... da sua zia in particolare, che le ha sempre fatto da madre — oh, una santa donna! — avevo ricevuto incarico d'informarmi della signora Anna e di sapere, di vedere come sta, e portarle i saluti e le notizie... della sua famiglia.
GIORDANO
La signora Santer non c'è. A cercarla vada alle scuole, o a casa sua.
DON GUGLIELMO
(che non sa frenare un lampo di contentezza) Ah!... Non abita qui? Ero già stato a cercarla alla scuola e mi avevano dato questo indirizzo. Invece... non abita qui?
GIORDANO
(c. s.) Le ho risposto di no: non ha capito?
SOFIA
(con deferenza e con premura) Abita vicino alle scuole: due case dopo: al numero 7.
DON GUGLIELMO
(sorridendo) Ecco, ecco, ecco! Allora... si sono sbagliati!... E dalle scuole, per venir qui, gira e rigira in tutto questo grande stabilimento, avevo perduto la strada. Un operaio mi ha detto di salire la scala... sono salito... fuori non c'era nessuno... e sono entrato: domando scusa.
GIORDANO
Oh, si figuri! Ma adesso che il reverendo sa...
DON GUGLIELMO
Adesso, pregherò la... signorina non è vero? Pregherò la signorina di dire lei alla signora Anna, che sono stato spiacentissimo di non averla trovata; che io oggi devo partire subito; ma tornerò, tornerò presto. Mi farà questo favore, signorina... (aspettando e invitandola a dire il nome).
SOFIA
Sofia: Sofia Quarnarolo.
DON GUGLIELMO
Ah, bene, bene! E lei sarebbe dunque la...
SOFIA
La figlia del signor Quarnarolo.
DON GUGLIELMO
Allora, senza saperlo, io sono entrato in casa sua, e in casa del suo signor padre; — perchè abitano insieme?
SOFIA
Sì.
DON GUGLIELMO
Bene, bene, bene.
GIORDANO
E adesso che ormai ella sa che la signora Santer sta al numero sette e che il signor Quarnarolo abita qui, con sua figlia, vuol favorire...
SOFIA
(interrompendolo, poi a Don Guglielmo, sempre con premura e deferenza) Vorrebbe favorirmi il suo nome, perchè possa dirlo anche alla signora Anna?
DON GUGLIELMO
Già, già; coi miei saluti, e, in modo particolare, coi saluti di sua zia e della sua famiglia. Don Guglielmo Nördel. — Si rammenta? — Don Guglielmo Nördel. (saluta Giordano, saluta Sofia che lo accompagna fino all'uscio).
GIORDANO
(a mezza voce, credendo di non essere inteso) Tanti saluti a casa, e mi ricordi nelle sue orazioni.
DON GUGLIELMO
(voltandosi) Sissignore; sarà fatto: è il mio dovere di buon cristiano, di buon cattolico... e di prete! (via).
SOFIA
(è rimasta come colpita: avvicinandosi di nuovo a Giordano) I parenti di Anna?... (pensando a Don Guglielmo) Che abbia letto, che abbia saputo dello sfratto?... Che sia venuto per questo?
GIORDANO
Certo; per sapere, per curiosare; (ridendo) per salvare l'anima della signora Santer!