SCENA VI.

Sofia e DETTI; poi la voce di Marino, poi Giordano Candia.

SOFIA

Che vuoi?

FRANCESCO

Dicevo adesso con Anna, che sentirei il bisogno di un po' di calma, di riposo, e le facevo appunto la proposta di andare a Stresa o a Pallanza, dove si potrebbe godere ancora di un altro buon mese di sole.

SOFIA

(resta colpita).

FRANCESCO

(ride) Ah! Ah! Ah! Non ti piace il mio progetto? Nemmeno se mi riuscisse, qualche volta, di condur fuori con me, in campagna, anche Giordano Candia?

SOFIA

(sorride) Allora, come vuoi: andiamo pure a Pallanza.

FRANCESCO

(abbracciando Sofia con passione e quasi con un sentimento di timore) Vorrai sempre bene anche a me?... Di'? Di'? Di'? Tesoro, cara, vorrai sempre bene anche a me?

MARINO

(d. d.) È venuto adesso il signor Candia! È in Redazione.

FRANCESCO

Volete dirgli di venir qui, cogli altri? Grazie, signor Marino, (a Sofia e ad Anna) Io scendo in tipografia a cercare il Borla e lo Scalfi.

ANNA

(fermandolo) Dunque?... vado da Don Guglielmo?

FRANCESCO

(stupito) A far che?

ANNA

Per la lettera, da portare alla zia?

FRANCESCO

Non potresti mandarla questa lettera? Del resto, fa come vuoi!... (v. v. per l'uscio della tipografia).

SOFIA

(va a spiare all'altro uscio, aspettando Giordano).

ANNA

(scrivendo in fretta la lettera per sua zia). Troverò un brum, qui vicino?

SOFIA

Sì, ci sono sempre.

GIORDANO

(entra; è fermato da Sofia sull'uscio) Lei, signorina Sofia?

SOFIA

(rapidamente) Si va a Pallanza. Potrai venire anche tu; il babbo sa tutto.

GIORDANO

(irritato) Perchè glielo hai detto?

ANNA

(si alza, si veste in fretta per uscire, vede nello specchio la cravatta rossa; se la leva — prende il cappello di Sofia) Prendo il tuo cappello (prendendo il paltò c. s.) e anche questo: la zia Giulia sta male: non voglio farmi vedere vestita di rosso. (via).

GIORDANO

Che cos'hai detto a tuo padre?

SOFIA

Io?... Niente. Il babbo ha capito tutto da sè. Perchè negare?

GIORDANO

Si può non negare... e non confermare. Si tace, facendo un atto di stupore.

SOFIA

(fissandolo) Comincio a trovare strano il tuo contegno, molto strano! E comincio a non capirti più. Dovevo rispondere a mio padre: che era vero ieri, ma che oggi... non vuoi più saperne di me?

GIORDANO

È soltanto nell'interesse di tuo padre, che io ti consiglierei, al caso, il maggior riserbo.

SOFIA

Per mio padre?

GIORDANO

Tuo padre... nell'ora presente, ha bisogno di chi possa difenderlo apertamente, spassionatamente e sopratutto liberamente, senza apparenti legami di affetti domestici, di interessi personali. — Intendi?

SOFIA

(lo fissa: non capisce bene).

GIORDANO

Quell'uomo di buona fede, si pasce, si addormenta nelle più fallaci illusioni.

SOFIA

Mio padre?

GIORDANO

La guerra palese ed occulta di questi giorni lo ha scosso, non soltanto in seno alla «Federazione» ma ancora nell'animo dei suoi amici.

SOFIA

(con impeto) Ma che?... I nostri amici, i suoi compagni, si lascieranno influenzare dalle polemiche, dalle violenze dei giornali? E quali giornali? Quelli dei nostri nemici!

GIORDANO

Intendimi bene. Vi sono accuse, che non si scrivono, che non si stampano impunemente, ma che girano, di bocca in bocca: e queste accuse non è prudente sdegnarle; bisogna distruggerle con prove luminose e che tuo padre potrà addurre indubbiamente. Intendi?

SOFIA

Accuse? Prove?... Quali? No! No! No! Non ho capito? Spiegati!

GIORDANO

(le impone silenzio) Ssst.

SOFIA

(con disperazione) Ricordati!... È mio padre!... E deve essere il tuo!

GIORDANO

(allontanandosi) Vengono.