SCENA VI.

Marino e DETTI.

Marino ha un mazzo di fiori, piuttosto grande, infilato nel soprabito: due bottiglie di sciampagna, una per saccoccia e il canestrino in una mano; si ferma sull'uscio.

MARINO

Oh, oh; bravo signor Francesco; nel salir le scale ho sentito ridere (Francesco e Sofia si guardano, ridono insieme. Marino allegramente a Francesco, credendo aver indovinato) Quando torna la signora Anna?

FRANCESCO

(con un fremito) Domani!

MARINO

(con intenzione, a Sofia) Il chiaro letterato l'ha persuasa?

SOFIA

(vivamente) Sì. Non ho più alcun dubbio.

MARINO

(scrollando il capo, vincendo la propria mestizia) Meglio, meglio così; sono contento anch'io. Ma... faccia presto, signorina, ad apparecchiare la tavola. (mentre continua a parlare, mette le bottiglie sulla credenza, prende dal canestrino una terrina con del rosbiffe, prende i carboni accesi della parigina che mette sul caminetto sotto la terrina, per riscaldare il rosbiffe. — Francesco e Sofia si guardano, si comprendono: hanno un fremito, ecc.) Sono già in ritardo col mio Meyerbeer: a pranzo gli fo da maestro di lingua italiana. Oh, è una conversazione piacevolissima: vuole del vino, maestro? — e il russo mi risponde: — io voglio del vino, voi volete del vino, noi vogliamo del vino. — Volete ancora galantina? — io non voglio galantina, voi non volete galantina, noi non vogliamo galantina: — e così via, per tutto il pranzo. (Francesco e Sofia, ridono forte, sforzatamente, poi si guardano, il loro riso resta strozzato: Sofia ha finito di apparecchiare la tavola, Marino ha messa la terrina sul fuoco, ecc.; ha messo in un piatto, in mezzo alla tavola, le fette di presciutto, di galantina, ecc.) A tavola, signor Francesco! A tavola, signorina Sofia!

FRANCESCO e SOFIA

(si siedono macchinalmente l'uno in faccia all'altra; quando Marino si volta e li guarda, fingono di mangiare ecc.).

MARINO

(mette sulla tavola le due bottiglie ecc.) È il regalo del mio Meyerbeer: è sciampagna secco, squisito. Ha ragione il russo: lo sciampagna è il migliore vino da pasto: io, ormai, l'altro vino non lo posso più soffrire. (dopo aver sturata la bottiglia, versando) È digestivo ed esilarante! (ridono: Marino sincero: Francesco e Sofia c. s.).

MARINO

(versandosi da bere) Signor Francesco... dunque (alzando il bicchiere) A chi deve arrivare: al bel giorno di domani.

FRANCESCO e SOFIA

(si guardano: insieme) Al bel giorno di domani!

MARINO

(a Sofia) A ciò che più desidera, signorina Sofia. (c. s.) Al bel giorno di domani!

SOFIA

(versa lo sciampagna a Francesco: riempie anche il proprio bicchiere; bevono, ancora guardandosi, mentre Marino continua c. s.).

MARINO

Ecco, signorina Sofia: quando avranno finito di mangiare il presciutto, il rosbiffe sarà caldo: non ha che da portarlo in tavola. E adesso, io corro dal mio russo, voi correte dal vostro russo, noi corriamo dal nostro russo! (Marino riempie la parigina di carbone, versandolo dalla cesta: al rumore, Francesco e Sofia si fissano.)

MARINO

(c. s.) Ed ora, buon appetito, e buona notte. A domani!

FRANCESCO

(stringendogli la mano) Grazie, signor Marino.

SOFIA

(c. s.) Grazie signor Marino!

MARINO

(prende il mazzetto di fiori che avea messo sulla credenza: lo porta in un bicchiere dinanzi a Sofia) Con questo freddo e con questa neve, i fiori sembrano più belli... e fanno allegria! (fa per andarsene).

FRANCESCO

(richiamandolo) Marino! (lo guarda, indica senza poter parlare che beve ancora alla sua salute: Sofia fa altrettanto).

MARINO

Allora... io ne bevo un altro sorso, voi ne bevete un altro sorso, noi ne beviamo un altro sorso. A domani! (saluta e va via — lunga pausa).