LA CANTATA DELL'ALBA.

En ce temps de sombres conflits, de douloureuses fins et de labourieuses genèses, participer au bon combat des naissant altruismes, des enthousiasmes humanitaìres contre les vieilles rapacites, contre les persistantes cruautés, est encore, pour tous ceux qui ont de la justice dans la conscience et de la pitié dans le cœur, la seule vie qui soit digne d'étre vécue.

B. Malon.

Paris, 25 Aout 1892.

Das soll dein Wahrspuck sein;

Machtvoll, still und sein:

Sollst Du dem Menschen Dienste weihn

Und ihn vom Arbeitsfluch befrein!

PERSONÆ

Agunt et cantant

—Il Prologo.

—Il Pazzo.

—Arcadetle, poeta.

—Madonna Lia.

—Nautifile.

—Coro di Garzoni.

—Coro di Fanciulle.

—Coro di Nocchieri.

—Le Voci.

—Le Voci dell'Aria.

AZIONE.

Giardini in riva al fiume.—La notte è di maggio.

Il Prologo (esce cantando).

Il plenilunio sta, Dame e Messeri,

placido in sulle rive ai lenti fiumi:

dormon le cacciatrici ed i levrieri,

dolcemente nascosti dentro ai dumi

delle selve discrete, ed ai severi

studii il saggio, a vegliar fin che consumi

la vigilante fiamma, a' gran' misteri

dona la mente e il cuore: or van profumi

dai calici socchiusi ed armonie

vagan misteriose pei giardini.

Sciarra ghigna e sorride e guida a frotte

i tristi sogni e i gaj colle malie

e Chimera tormenta l'Indovini

coi mirabil'incanti della notte.

Ma poi che volgeran oltre alle cime

e la Luna e le Stelle e il biondo Sole

risplenderà giovinetto sublime,

fuggiranno le larve dalle ajuole:

morto è dell'Ombre il Regno.

Giunge il giorno al suo segno:

stan le nebbie violette ai monti intorno,

colle nebbie dei Sogni il lieto Fiore:

oh del bel sogno adorno,

e del giocondo amore,

dell'ultima e dolcissima romanza.

Dame e Messer' vedete voi che avanza?

Arcadelte (entra cantando).

Madonna, a voi la luna

già ricama il guanciale

ed i Genii che aduna

la Notte un madrigale

vi fan dentro le sale.

Sulle lunghe scalee

fioriscon l'azalee

e incensano profumi.

Corre il fiume ch'anela

tra i meandri, al suo mare

coi vapor' che lo vela,

e me il Fior delle care

speranze invita a amare,

perchè dentro ai rosai

fanno i grilli i lor' lai

nel profondo mistero.

O Madonna, scendete

e lasciate il riposo;

già le note secrete

ritenta l'amoroso:

Madonna, amarvi io oso,

e al vostro bacio agogno,

or ch'è il Regno del Sogno

sulla terra assopita.

Madonna Lia. (cantando dal verone)

Dolce uscir tra i misteri

delle notti stellate:

pei fioriti sentieri

sen van le bene amate

e, le destre impalmate,

s'inebriano dei fiori.

Arcadelte.

Le stelle in ciel, vedete,

si baciano col raggio

silenziose e discrete.

È la notte di Maggio

ch'apre l'anima e il cuore.

Madonna Lia.

Non v'ha dunque timore,

non insidia nel prato?

Arcadelte.

Godiam, godiam la vita

cui giovinezza incita:

scintilla arrubinato

già il vermiglio liquore

nel calice incantato

e ciascuno v'attinge.

Or tace umile il vento

tra le rame d'argento

della vostra foresta,

e dolce è il folleggiare.

Ingrata ne sospinge

l'età che non s'arresta:

oh gioconda la testa

vostra s'innalzi e rida!

La notte non è infida

poi che è tempo d'amare.

Madonna Lia. (scesa ai giardini)

Ecco, scendo al tuo canto,

o mio biondo poeta:

la tua cura secreta,

dimmi, ti sforza al pianto?

Una Voce.

Bada, Arcadelte, bada:

è questa la malia.

Arcadelte.

A voi, Madonna Lia,

l'anima mia e la spada.

Madonna Lia.

O mio biondo Signore

oltre all'occhio lucente

della Donna ridente,

sai tu leggere in cuore?

Una Voce.

Arcadelte, non fare:

È l'inganno, è l'inganno.

Arcadelte.

L'iridi, che mi stanno

più che dentro a un altare

gelose e consacrate

nel profondo del cuore,

non conoscon l'inganno.

Madonna Lia.

E il singulto d'amore

e li spasimi estremi

tu li credi e non temi?

Arcadelte.

Non ci affanni il dolore

della scienza terrena:

presto volgono l'ore

che guidano la pena

che il futuro rimena.

Non pensate al domani;

non resiston l'arcani

della Sorte alli amanti.

Nei giardin' delle Fate

viaggiam fermi e sicuri.

Oh ve' laggiù l'acanto

protende i rami oscuri:

e nulla v'impauri

perch'io vi guardo e v'amo.

Ma il bacio sovra umano,

voi mi concederete?

Coro di Garzoni (uscendo dal bosco cantando).

O belle, udite, udite

il dolce incantamento.

Coro di Fanciulle (uscendogli incontro cantando).

Amor fa il suo lamento

nelle valli romite.

Il Pazzo (esce cantando e ballando).

La gioconda brigata

che s'apparecchia a festa

è giovine e sbrigliata

ma non ha sale in testa.

Un Pazzo la molesta

coi cachinni e i sonagli:

non è notte di Maggio?

Arcadelte (sotto li acanti lontano).

Quai voci tra le rame,

qual rumor sulle rive?

Madonna Lia (lontano passeggiando con lui).

Son le danze giulive

dei Paggi e delle Dame.

Coro di Garzoni.

Vogliam ballare a tondo

a torno al Gonfalone:

nulla di più giocondo.

S'inchina il bel garzone

secondo la canzone,

e se vuol la ragazza,

la bacia e si sollazza,

come chi guida impone.

Coro di Fanciulle.

Chi condurrà la danza?

Coro Di Garzoni.

La più bella.

Coro Di Fanciulle.

Il più saggio.

Coro Di Garzoni.

Colui che irride al Maggio

non n'abbia mai speranza.

Arcadelte.

Volete più lontano?

Questo suono m'irrita.

Ecco, laggiù c'invita

fiorito il melagrano.

Una Voce.

L'arbore è avvelenato.

Un Garzone.

Io so la sirventese

più bella e più cortese

Coro Di Garzoni.

Scendiam dunque sul prato.

Madonna Lia.

Volgiam, poeta biondo,

a quel cupo viale;

là ci attende giocondo

il talamo ospitale:

stanno i fiori d'opale

ad occhieggiar intorno

ed il gilio più adorno

come un braciere esale.

Arcadelte.

Non si tema la luna

di questa notte arcana.

Il Pazzo.

Oh mirabil fortuna

alla avventura strana!

Madonna Lia.

Tra le rame d'argento

delli ampii miei giardini

ben migliore concento

s'udrà; le piante inchini,

ornate di rubini,

fanno al dolce poeta,

poi che l'ombra discreta

ci spinge al molle letto.

Arcadelte.

Andiam dunque all'incanto.

Coro di Garzoni.

S'intoni la ballata

più soave a più grata.

Un Garzone.

Ascoltate il mio canto

Il Pazzo.

Perchè, bruna madonna

voi mi piegate l'erbe?

Sollevate la gonna

colle mani superbe.

La natura non serbe

a voi grazie e splendori?

Non calpestate i fiori,

o contessa gentile.

Arcadelte.

Scuoti i sonagli e ridi:

tu sei pazzo e buffone.

Il Pazzo.

Ecco il saggio Barone.

Coro di Garzoni.

Vogliam che il pazzo guidi

l'antistrofe e i cori.

Il Pazzo.

Ben la so, la romanza

di pulita creanza

che ci diletti e incuori.

Il Pazzo (cantando e suonando).

Il vento addormenta la luna sull'acque,

la luna che è pallida al par d'una morte:

così tra le braccia di lei già mi piacque

sfidare al destino, combatter la sorte.

Cavalca alle rive la pia carovana,

galoppa tra l'alberi al suo ministero:

la spinge la Morte, che guida l'alfana:

tre penne le ondeggiano al chiuso cimiero.

L'alfana nitrisce feroce e bizzarra

e tiene a gualdrappa la lunga zimarra,

zimarra sciupata di un bel cavaliere

ucciso dal vino e dal lungo piacere.

E seguono li altri sui neri cavalli,

e van per le piane, per monti e per valli,

e i morti riguardano, appesi alla groppa

coi teschi senz'occhi. La Morte galoppa.

La pia carovana continua il sentiero

che il tragico cielo le inlivida e imbianca;

le recita il vento l'usate preghiere,

galoppa la Morte che mai non si stanca!

Leggiadre fanciulle ch'amate la danza,

venite a vedere di voi che si avanza!

Coro di Fanciulle.

Per certo non è questa

la canzone d'amore.

Coro di Garzoni.

Ben altri vuole il cuore

inni lieti di festa.

Il Pazzo.

Or altri dica meglio:

io son pazzo e buffone.

Coro di Garzoni.

S'intoni a paragone

da ciascuno al suo meglio.

Coro di Fanciulle.

Canteremo a battuta

l'un dopo l'altre ardite:

saran l'ode fiorite

da che l'ingegno aiuta.

Coro di Garzoni.

Tocchiam la cenamella:

cantiam, dunque, cantiamo:

canti la bella al damo!

Coro di Fanciulle.

Canti il damo alla bella!

Il Pazzo.

Cantate: le cicale

cantan pure e le rane

accidiose. Il domane

guida la Morte e assale.

Coro di Fanciulle.

Amare è dolce cosa.

Coro di Garzoni.

È dolce cosa amare.

Coro di Fanciulle.

Ama anch'Aurora il Mare.

Coro di Garzoni.

E al vespro con lui posa.

Coro di Fanciulle.

Aman l'arbore e l'erba

e l'insetto vagante.

Coro di Garzoni.

La stella fiammeggiante

e la luna superba.

Coro di Fanciulle.

Amore è l'universo!

Coro di Garzoni.

Universo è l'amore!

Coro di Fanciulle.

Egli è il mitico Fiore,

egli è l'Astro più terso:

e in lui fisa e converso

spiran l'anima e il cuore.

Arcadelte (venuto ai cori).

Egli è il Dio faretrato

e per l'etra sonante

fere il quadrello alato.

Piega il percosso amante

ridendo nel sembiante:

e saluta al bel Sire

poi chè sente salire

l'Ebrietà del bacio.

Coro di Fanciulle.

Amor, dentro ai secreti

boschi, tende e vi agguata

i lacciuoli e le reti.

Ecco, passa spiata

la fanciulla e vien presa.

Coro di Garzoni.

Vien presa ed il garzone

ratto corre a baciare:

la gentile prigione

non rifiuta le care

labra ai baci, s'è presa.

Il Pazzo.

E amor, fanciulle, occhieggia

malizioso nel folto:

ivi gode e dileggia.

La captiva il bel volto

rubicondo ha rivolto

amante all'amatore....

e prende il cacciatore:

nè la favola è nuova.

Amor, fanciulle, è strano

artefice d'inganno;

amor è disumano

e governa a tiranno.

Questi lai che si fanno

quando sbocciano i fiori

taccion presto ai rigori.

E ben sa chi ben prova.

Amor cavalca avanti

sopra il bianco destriere:

lui precedon tra i canti

Desiderio e Piacere

per il dolce sentiere.

Ma il Piacer ha la coppa

ch'attossica la bocca,

e l'inganno rinnova

È la coppa d'argento

eletto e d'oro fino,

ma un negro incantamento

serra. Così un divino

farmaco Calandrino

credè il fior dell'ortica.

Tal la vicenda intrica,

se pur eterna, nuova.

Coro di Garzoni.

Sei ben cupo, o buffone.

Coro di Fanciulle.

Non vogliamci attristare.

Coro di Garzoni.

Su, più lieto danzare

e più lieta canzone.

Coro di Fanciulle.

Cantiam d'amor, cantiamo.

Coro di Garzoni.

Belle, cantiam d'amore.

Coro di Fanciulle.

Vanno le pecchie al fiore.

Coro di Garzoni.

E le fanciulle al damo.

Coro di Fanciulle.

Si, ma se il damo è saggio.

Il Pazzo.

Mal s'accorda sapienza

con questa folle ardenza

che vi comanda a Maggio.

Coro di Garzoni.

Sotto ai miti splendori

delle notti serene

sorgono le Sirene

ad intonare i cori.

Coro di Fanciulle.

Dentro al calmo giardino

che la rugiada bagna

la vivuola si lagna

e trilla il ribechino.

I due Cori.

Scendiam, scendiam al fiume:

colà molli giacigli

ci fan le rose e i gigli:

ivi è propizio il Nume.

Il Pazzo.

È ver, ma nella rosa

si nasconde la spina

e la dama amorosa

ne piange alla mattina.

I due Cori.

Scendiam al dolce lido

ove declina il sole.

Il Pazzo.

Sciocchi, Amor troppo vuole,

e cuor di donna è infido.

Coro di Garzoni.

O belle, udite, udite

voci ch'urgono al vento.

Coro di Fanciulle.

È del fiume il lamento

per le valli romite.

Coro di Garzoni.

Oh ve' laggiù, sen' viene

una gioconda armata.

Coro di Fanciulle.

Le navi in sull'aurata

poppa adergon verbene.

I due Cori.

E salgono giulive

canzoni e il ribechino

trilla come a festino

sulle fluviali rive.

Coro di Fanciulle.

Venite a noi, nocchieri!

Qui siede in signoria

Madonna nostra Lia.

Grate dentro a' verzieri

son le veglie a' nocchieri.

I Nocchieri. (dal fiume sulle galee)

Voga al gentil paese:

amiche voci udiamo.

Chi non ha il petto gramo

batta forte l'arnese.

Nautifile. (cantando dal fiume sulla galea)

Voghiam, che lunga ancora

ne sospinge la strada.

Domani all'aurora

ben migliore contrada

n'aspetta: e nella rada,

dai Sogni desiata,

ove trionfa Aprile

nella gloria dei fiori,

e in cui la fera umile

si piega ai dolci amori,

inalzeremo i cuori.

Oh più larga e più grata

la canzon pel vermiglio

vespero si diffonde

dove nullo è il periglio

e le Dame gioconde!

Or su, per le quiet'onde

alla patria sognata!

Coro di Garzoni.

Mal ragiona la mente

che si affida al domani.

Coro di Fanciulle.

Sciocco è colui che strani

amor persegue ardente.

Il Pazzo.

E quando troverai

la cosa che vorresti?

I Desii son ben presti,

ma il Poter tarda assai.

Nautifile.

Ancora e sempre avanti!

Lontan per l'incantato

fiume invita col canto

il Cigno innamorato:

ecco, ardito e stellato

il Paön si protende:

e poi che già vicina

egli scorge l'armata

la saluta e l'inchina.

Così dall'imperlata

scalea discende e grata

la Dea ci invita e attende.

O preziosi palazzi

che materia il Pensiere

d'agate e di topazzi:

o fonte del Piacere,

ove ciascuno a bere

le labra avide tende!

O beltà che l'artista

Desiderio ridente,

invitante alla vista,

e nuda e compiacente,

e tutta nostra e ardente,

ne plasma entro le tende!

E blandizie ed amori

sulle porpore aurate,

e carezze tra i fiori

delle selve fatate!

Or su, avanti e sperate:

già la luna discende.

Il Pazzo.

È Morgana, è Morgana!

I Nocchieri.

È la nostra Signora:

colei che c'innamora

colla bellezza strana.

Il Pazzo.

Io spesso vidi audace

volitare l'insetto

innocente e snelletto

intorno ad una face.

Nautifile.

Udite, per le brume

vengon suoni di lire.

Non s'allenti l'ardire:

alla foce del fiume!

I Nocchieri.

Forse ci chiami, o Dea?

Già fremon le verbene.

O soave dolcezza!

Coro di Fanciulle.

Ai naviganti a dio!

Il Pazzo.

Doman lungi pel mare;

vogheran le triremi.

Odo sospiri estremi

e bestemie suonare.

Pregate or qui: le amare

acque non dan rifugio,

non ceri e non altare.

Ai naviganti a dio!

I Nocchieri.

Voghiam, voghiamo ancora:

così vuole il destino.

Coro di Garzoni.

O tace il ribechino?

Danziam fino all'aurora.

Coro di Fanciulle.

Sospiran le vivuole

nella notte serena:

Arcadelte rimena

la danza sulle ajuole.

Una Voce.

Arcadelte, non fare:

non conosci la gioia:

si usan le strofe care

pria che la notte muoja.

Arcadelte.

Il satirello guata

tre ninfe nude al rio

intorno: or mai l'amata

tutta vagheggia: o grata

vista! Va il mormorio

dell'acque e par sospiro.

Coro di Fanciulle.

Se il ruscello sospira

sospira in verso al mare.

Coro di Garzoni.

E se l'amor delira,

è per fame d'amare.

Arcadelte.

E il satirel s'asconde

timido e titubante:

o belle membra all'onde

donate, o chiome bionde

capricciose al sembiante!

E il satirel sospira.

Madonna Lia.

Arcadelte, a che i baci

tralasciar per il canto?

Il Pazzo.

Madonna le procaci

arti sa dell'incanto.

Madonna Lia.

O Signor, quando Amore

spira egli solo regna.

Arcadelte.

Certo, ma non disdegna

nè la lira nè il fiore....

Il Pazzo.

A che tornar tra i rivi?...

I Due Cori.

Le nude ninfe stanno

bagnandosi nei rivi:

ed accrescon l'affanno

al rustico amatore.

Madonna Lia.

Andiam: dai pergolati

pendon le poma d'oro,

andiam dall'ingemmati

alberi in bel lavoro

pendono molli imprese.

E sul vago paese

la fontana s'aderge

dell'Oblio ed asperge

felicità d'intorno.

Qui poserem, Signore,

nel beato Soggiorno.

Coro di Garzoni.

Or che avvien per il cielo

che la luna discende?

Coro di Fanciulle.

Ohimè! l'azzurro velo

già si svolge e s'accende.

Una Voce.

Così passano l'ore.

I due Cori.

Ed al fremer novello

della luce ritorna

alla sveglia l'uccello

assueto al dì e s'adorna.

Il Pazzo.

Tal vale all'uom Prudenza;

la notte posa e dorme.

Coro di Garzoni.

Ve', all'occidente torme

vaghe fuggono: urgenza

nuova spinge le cose.

Coro di Fanciulle.

Ve' intorno, son le rose

più rosse: ahimè! già il gelo

ci conquista le membra....

Arcadelte.

O Madonna, non sembra

or che s'imbianchi il cielo?

Coro di Garzoni.

Perchè le membra immote

si rifiutano al passo

e il corpo è freddo e lasso?

Coro di Fanciulle.

Oh perchè cupe e vuote

noi sentiamo l'occhiaje?

I due Cori.

O tormento, o sciagura!

Il Pazzo.

È la Morte sicura

dopo il ballo e le baje.

Arcadelte.

O Signora, già il labro

ricusa il riso e i baci,

già inlivida il cinabro,

e tremante tu taci.

Dove le belle e audaci

cortesie? Oh secreti

limiti al cuor e inquieti

desiderii oltre al Fine!

Il Pazzo.

Odo voci divine

giunger a me pel vento....

io tutto aspetto e sento

pulsar forte la vita.

Una Voce.

In alto! Redimita

di Peana e di Gloria,

già spazia la Vittoria.

Coro di Garzoni.

Voci dal cielo udiamo?

E per dove il richiamo?

Al festino, alla danza?

Il Pazzo.

La Morte non avanza

membra ai giuochi ed ai suoni.

Una Voce.

Lampi per l'etra e tuoni.

Un'altra Voce.

Qui non regge speranza.

Le Voci dell'Aria.

Araldi usciam dal tempio

del ciel colla rugiada,

colori urgendo e esempio

di luce in sulla strada

che Titania percorre.

Il tempo alacre corre,

seguendo i Precursori,

fermo e senza timori.

I Due Cori.

È la morte, è la fine!

Il Pazzo.

È il risveglio sublime!

O Sole, i miei sonagli

getto e al capo il cimiero

cingo: d'altri scandagli

migliori va il pensiero

forte in corsa, nel vero

l'intendere rivolgo

fermo alle cifre e svolgo

l'arcano avvolgimento.

O Sol, salve! Alla nuova

alba assurge la mente

che il cuor tempra e rinnova.

Altre Forme l'ardente

raggio incita al morente

crepuscolo, migliori

si rinfrancan l'ardori

al buon rinascimento:

e l'Animo del Mondo,

che languì nell'oscuro

Regno, s'avvia giocondo

alla meta e sicuro.

Or mai non m'impauro:

altre menti, altri cuori,

altri canti, altri fiori

sacri al rinnovamento.

Madonna Lia.

Arcadelte, un feroce

turbamento m'occupa:

vacilla e si dirupa

la terra: senza voce

la gola gela e freme....

Amor.... un bacio.... estreme

parole queste.... A dio....

Arcadelte.

O Santa, o Bella, o Pia!

Morta!

Coro Di Fanciulle (in un grido).

Madonna Lia!

Una Voce.

Arcadelte, è il Destino!

Coro di Garzoni ed Arcadelte.

Le dita al ribechino

spirano affrante. A dio!

Coro Di Fanciulle.

A dio: la vivuola

spira la danza...: amore,

amor è morto al cuore,

che la notte s'invola.

Le Voci dell'Aria.

Il preludio del giorno

andiam cantando, avanti

al Sol che fa ritorno,

per l'empireo osannanti.

O Sole, o bel Titano,

lussureggia già il grano

all'opere: l'arcano

mondo sparì, il Lavoro

regge e impera: o tesoro

dell'unica Poesia!

E, squillando armonia,

all'ombre sigilliamo

finalmente l'arresto.....

e avanti ancor, cantiamo.

Il Pazzo.

Così, solo, servivo

nè triste, nè giulivo,

ma all'A Venire io resto.

TELOS.