SONETTO

Oh quanto scioccamente vaneggiò,

Chi Arnaldo, e Lullo ed il Gebèr seguì,

E lavorò nascosto, e notte, e dì,

Ed i Metalli trasformar pensò:

E intorno ad un crocciuol folle sudò,

In cui mercurj, e solfi, e sali unì,

Nè finalmente mai gli riuscì

Coll'arte oprar ciò, che natura oprò.

Ma oh perchè sì bell'arte in noi non è,

Perch'all'Uom d'imitar vietato fu

I bei lavori, che natura fe!

Studiar vorrei la chimica virtù,

E fatto il capital di Giulj tre,

Rompere il vaso, e non pensarvi più.