SONETTO
Come caldaja, o pentola, che sta
In mezzo a vive fiamme, o sul treppiè,
S'entro l'umor bolle e spumeggia, in se
Più nol ritiene, e traboccar lo fa;
Non altrimenti d'alcun tempo in quà
Mi rigogliono in testa i Giulj tre
Con tal bollor, che Poesìa si fe,
E per la lingua esuberando va.
E l'importuna istanza, onde fin quì
L'avaro Creditor mi tormentò,
Senza lasciarmi respirare un dì,
Chiamar l'assiduo mantice si può,
Che accesa tien la fantasia così,
E la Poetica effusion causò.