SONETTO

Vieni: mi disse il mio Destino un dì

Col ciglio pien di tetra austerità:

Nè pel no più lasciommi, o ver pel sì

Libera elezzion di volontà.

Io tosto lo seguìa qual cieco, o chi

Al carnefice suo dietro sen va,

Che a lui le man legò, gli occhi coprì,

Onde ei la meta del cammin non sa.

Fra turbini, e fra venti ei mi guidò.

Quanti assalti ebbe il cuore, inciampi il piè,

Vertigini il cervel, ridir chi può?

Ma da mille pericoli poichè

Mi trasse illeso, alfin mi abbandonò

In man d'un Creditor di Giulj tre.