SONETTO
O sia qualche diabolica virtù,
Che di seguirmi ognor t'affatturò,
Sia destin, sia disgrazia, io non lo so:
So ben, che sempre, ove son io, sei tu.
Ond'io, che andrei nell'Indie, o nel Perù,
Per isfuggirti, o Creditor, men vo,
Ove non orma umano piè stampò,
Per non udirti, e non vederti più;
Ivi fra quelle taciturnità
Alto mi lagno, o Creditor, di te,
E lascio il chiuso affanno in libertà:
Ma di mie voci il suon tornando a me,
Fin dalle cupe sue concavità
Par, che l'Eco mi chieda i Giulj tre.