SONETTO

Or che il lucido Sol da noi partì,

E nel grembo di Teti si tuffò,

E in Ciel l'argentea Luna comparì,

E già la notte il fosco vel spiegò.

E il Mietitor, che i caldi rai soffrì,

E l'Arator, che il vomere trattò,

Stanco dall'opra, e dal sudor del dì

Sul duro letticciuol si coricò.

Ed or, che la notturna oscurità

Al sonno invita, che natura diè

Per sollievo alle umane avversità;

Scendi, placido oblìo, sovra di me,

E sommergi ogni mia calamità

Colla memoria delli Giulj trè.