SONETTO

Nocchier, che lungamente s'avvezzò

Al procelloso mar, quando infierì,

Per goder lieti, e più tranquilli dì,

Se finalmente al patrio suol tornò;

E sulle molli piume ivi posò

Le membra, e i lumi chiuse, udir così

Fremer gli sembra il mar, come l'udì,

Quando la tempestosa onda solcò.

Avvezzo anch'io da certo tempo in quà

Per quei tre Giulj, o Creditor, da te

Noje tali a soffrir, che il Ciel lo sa;

In sogno ancora s'appresenta a me

Quella tua faccia, che terror mi fa,

In sogno ancor mi chiedi i Giulj tre.