SONETTO

Il caro foglio, Ergasto mio, che tu

Mandasti per Lesbin, che mel recò,

Di tanta gioja apportator mi fu,

Quanta finor provata mai non ho.

Tre volte avido il lessi, e quattro, e più,

E mai di man tormelo ancor non so,

E par, che dal mio core abbia virtù

Sveller l'acerbo duol, che v'allignò.

Anzi ti posso dir, che da quel dì,

Che un debituzzo fei di Giulj tre,

Che poi tanto rancor mi partorì;

Non altra mai gioja, e contento in me

E non altro piacer provai fin quì,

Se non quel, che il tuo foglio ora mi diè.