SONETTO

Qualor tetra mestizia m'assalì,

Che svellermi dal core altri non può,

Per erme solitudini men vo,

Qual Uom, che odia se stesso, e i rai del dì,

E solo, e mesto, e tacito così

I sordi tronchi testimonj io fo

Dell'affanno, che il cor mi penetrò,

E il volto di pallor mi ricoprì.

Che se mi scorge il Villanel, che sta

Lo sparso armento a ragunar, fra se,

Ei dice: un disperato è quegli là,

E spia se laccio, o ferro abbia con me,

E 'l mio cordoglio imaginar non sa,

Che possa provenir da Giulj trè.