VII

MATRIMONIO DI DANTE

Agro e valido nemico degli studi è amore, come veramente testificar può ciascuno che a tal passione è soggiaciuto; percioché, poi che con lusinghevole speranza ha tutta la mente occupata di chi nel principio non l'ha con forte resistenza scacciato, niun pensiero, niuna meditazione, niuno appetito in quella patisce che stea se non quelle sole, le quali esso medesimo vi reca; e chenti queste siano e come contrarie allo specular filosofico o alle poetiche invenzioni, sí manifesto mi pare, che superfluo estimo sarebbe il metterci tempo a piú chiarirlo.

A questo stimolo un altro forse non minore se n'aggiunse; percioché, poi che, allenate le lagrime della morte di Beatrice, diede agli amici suoi alcuna speranza della sua vita, incontanente loro entrò nell'animo che, dandogli per moglie una giovane, colei del tutto se ne potesse cacciare, che, benché partita del mondo fosse, gli avea nel petto la sua imagine lasciata perpetua donna: e, lui a ciò inclinato, senza alcuno indugio misero ad effetto il lor pensiero.

Saranno per avventura di quegli che laudevole diranno cotal consiglio; e questo avverrá perché non considereranno quanto pericolo porti lo spegnere il fuoco temporal con l'eterno. Era a Dante l'amore, il quale a Beatrice portava, per lo suo troppo focoso disiderio spesse volte noioso e grave a sofferire; ma pur talvolta alcun soave pensiero, alcuna dolce speranza, qualche dilettevole imaginazion ne traeva; dove della compagnia della moglie, secondo che coloro afferman che 'l pruovano, altro che sollecitudine continua e battaglia senza intermission non si trae. Ma lasciamo star quello che la moglie in qualunque meccanico possa adoperare, e a quel vegniamo che la presente materia richiede.