XXXV.
Seguita il Sillabo dei pensieri cattivi di Giuseppe Panezio, dai quali si pare a quale disperazione gelida e atroce dell’intelletto possa condurre più che la miseria l’abbandono di una madre.
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«Sempre nuovi tormenti e nuovi tormentati.»
«La donna più onesta è la donna, che ha più cattivo cuore.
«Viceversa la donna disonesta è la donna di più buon cuore.»
«Ho sentito ieri dire da una popolana, che suo marito era soltanto geloso degli amanti poveri di lei.»
«In demissa macheronicaque latinitate, qua utimur larvandarum liberarum idearum causa, — uxor infidelis est quædam mulier GENEROSA sine permissione Quæstorisque taxatione.»
«Mulier occupatur difficilius, quae aliquam infirmitatem timet accipiendam.»
«Nell’aritmetica dei giovani celibi, la signora altrui equivale ognora ad una Taide gratuita. Essi dopo aver fatto ben bene il proprio conto, credono sempre più economico lo spendere una grossa somma di moralità, che non una piccola di denaro. — Però questo computo non torna quasi mai loro veritiero.»
«In nome della Verità, del Buon Senso e della Legge vorrei sbandire dal Vocabolario e dalle superstizioni dell’Umanità le parole fanciulla sedotta.
«Non ci è mai stata, e non ci sarà mai una ragazza sedotta. Lo si può calcolare con esattezza matematica valutando l’interesse che ha ciascuna delle parti a tirare a sè l’altra, e la posta che ciascuna mette in giuoco.
«La ragazza ha l’interesse del matrimonio, che è la sua dignità e la sua impunità in questo mondo, e mette in giuoco un nonnulla.
«L’uomo, il preteso seduttore, ha un piccolo interesse momentaneo, e mette in giuoco una immensità, la libertà personale e l’onore della sua vita, se casca nel baratro del matrimonio. Quindi è facile capire che è sempre la cosidetta ragazza sedotta quella che ha sedotto il suo calunniato seduttore.»
«L’uomo che meriti in qualche modo il titolo di seduttore, è l’uomo che siasi ammogliato appositamente, cioè siasi acconciato a perdere volontariamente la sua libertà e la sua dignità rispetto a una donna, per poter tradire con sicurezza di impunità tutte le altre.»