IV. L'ONESTÀ DEL POVERO.

Il cameriere di lord Leslie apriva con cauto riguardo l'uscio della sala, in cui al consueto se ne stava ritirato il suo signore, e facendo una gran riverenza, annunziava che un prete, il quale già s'era presentato un'altra volta in quella mattina e che dicevasi l'abate ****, aspettava l'onore di poter parlare a Milord.

— A me? chi può esser costui? Io non ho mai conosciuto alcun prete italiano! rispose seccamente il vecchio signore, senza alzar gli occhi dalla tavola a cui sedeva, e su la quale erano spiegate e sparse molte lettere e carte.

Il cameriere non ardì far nessuna osservazione. Ma Elisa, che per avventura era là seduta in compagnia di suo padre, alzando i suoi begli occhi verso di lui, — Oh noi lo conosciamo, padre mio, disse; è il fratello della nostra Maria!

— A quest'ora non ricevo alcuno, lo sapete! soggiunse il lord, e ripigliò in mano il Morning-Chronicle.

— Deh lasciate ch'egli venga! Forse vorrà parlarne di sua sorella; e, voi non lo sapete... essa, già qualche tempo, non ha più bene....

— E dunque venga.

Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato. Per la prima volta egli si trovava in faccia del padre dell'amico suo; e quell'aspetto immobile e superbo pareva l'impacciasse non poco. Il lord non gli disse di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni della sua lunga sopravveste di panno oscuro.

Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più a' trent'anni; pure sul suo volto, ch'era simpatico e sereno, leggevasi l'incerta espressione d'una grave benchè velata amarezza, la traccia profonda del travaglio dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza combattuta, avevano lasciato su la sua schietta e bella fisonomia le prime rughe di quel dolore segreto, il quale non si parte dal cuore che con la vita. Gli occhi suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor del pensiero temperato dal costume della meditazione e del patimento; la fronte alta, e assai calva, il sorriso fuggevole e sparso anch'esso d'un'ombra di malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino della persona. Era un uomo che aveva molto studiato e molto dubitato; pure nella lunga guerra che sostenne contro sè stesso, e contro la sua fede, tra il passato e l'avvenire, tra la disperazione degli uomini e la coscienza di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al santissimo scopo di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare a molti di loro quelle crudeli prove per le quali egli aveva dovuto passare, prima di riposarsi nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede. Il suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine, giacerà oscuro, non sarà ricordato tra gli uomini; nessuno forse parlerà mai della semplice sublimità della sua mente, della carità del suo cuore, del poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma chi lo conobbe e amò, non potrà rifiutare una lagrima alla sua memoria.

Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una all'altra mano, non sapeva in qual modo chiamar sopra di sè l'attenzione del signore inglese, che non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa, avvedutasi di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare la prima. Ma il prete, che in quel momento di silenzio fu assediato da una folla di pensieri, e così fortemente conturbato che tutto s'accese d'un involontario rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi sul vecchio, e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io la prego, m'ascolti!

Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento, levò il capo, e guardò il prete, senza parlare. Ma intanto, ripiegato il giornale, lo depose, e fece un gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi presto.

— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che qui mi conduce, la è cosa per me di troppo alta importanza, perchè non m'arrischi a disturbarla un momento. Io sono una persona oscura, senza nome; ella, un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri, io qui non venni a domandarle favori o protezioni, nè a inginocchiarmi dinanzi a lei, poichè a nessuno io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di coloro che si chiamano grandi; e se questo nome vuol dire qualche cosa, ella deve aver caro l'onor suo, al par di quello dell'ultimo degli uomini. Dunque io mi presento a lei, a cercar giustizia per il nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome mio calpestato nella virtù d'una infelice creatura, a me più cara dell'anima stessa... Ella m'intende, o signore....

— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che so, gli è che non vi conosco, e che nessuno ha ardito mai parlarmi come voi adesso.

— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito di che sono vestito, mi proibisca di parlarle com'io fo?... Ella non sa chi io sia?

— Voi non siete certo nel vostro miglior senno, signor abate....

— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar colui che gli domanda la ragione del suo onore, schiacciarlo nel fango, ridere di lui come d'uno stolto!... O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza.

— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate, come forse nol sapete voi stesso. E buon per voi, che non mi trovaste in cattivo momento... Pure, io son giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga, se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so io... dite, spiegatevi chiaro; ma sopra tutto pensate innanzi a chi parlate.

Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma si sarebbe potuto indovinare, che le parole del prete e la persuasione ch'era in esse avevano suscitato nel cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il sospetto di qualche cosa di grave.

— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce fatta più umile, ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a lei, nel ripetere una storia che copre di disonore la mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord, io dirò tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva altra protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla. Una madre amata e una sorella innocente, eran tutto il suo bene.... Vi fu un uomo che, allettato dalla bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che sia, fu per esso tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero fratello, violò la santità d'una povera famiglia, ingannò la madre semplice e buona, ingannò la credula fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua sposa, la persuase a fuggire... Signore, quest'uomo vile, è suo figlio!... Oh non creda alle mie parole! In questa lettera è la confessione della misera tradita. Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu nostro il danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna! La madre che ne morirà, la figlia avvilita per sempre... oh non importa! Ora, il rimpiangere quel ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la si ricordi che anche l'onore del povero è sacro!...

— Avete finito?

— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla da lei; perchè a chi tutto ha perduto in terra, nulla più resta a domandare agli uomini. E quella infelice non avrà più consolazione in questa vita, che la speranza del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol vostro; ma non vi chiedo se non ch'egli sappia per vostra bocca, e a mio nome, che il suo è più che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un giorno ne terrà conto!

— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla m'è noto di ciò che aveste l'ardimento di raccontare; e se avessi pensato mai, che quella giovine potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta, a quest'ora, cacciar di mia casa!

— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto... È una menzogna, uno scherno atroce! So pur troppo che non si conta per nulla la vita d'una povera creatura; so che i gran signori, come ora voi, ridon di queste cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur non dicono essere per noi un onore, che voi, nobili, discendiate così basso, a portar la vergogna dov'è la miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi giustizia, compatitemi almeno!...

— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir Arnoldo abbia macchiato il vostro nome, parlatene con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi metterà in pace... Io, per me, non ho altro a dirvi!

— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta avevo pur creduto all'onestà, alla grandezza del suo cuore; povero ingannato ch'io m'era! Non l'ho cercato, nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son uomo! Ma... venni a voi, perchè siete padre e vecchio! pensavo che almeno una parola di giustizia, una lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il Signore che volle umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi!

— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di non potere far nulla per voi. Vorreste voi forse che comandassi a sir Arnoldo Leslie di sposar vostra sorella? Il rimedio sarebbe opportuno!...

— Ve lo ripeto, o signore; io nulla domando da voi! E volesse egli anche togliermi la creatura che mio padre m'ha consegnata, vi dichiaro ch'io la vedrei più volentieri morire, che sposarsi a tal uomo....

— Oh! in ciò siam d'accordo; vorrei anch'io lo stesso. Una contadina, che raccolsi per compassione... Ma, in verità, più vi penso, e più credo che tutto questo sia un vostro sogno; gli è impossibile che sir Arnoldo...

— Basta così: io son venuto per condur via da questa casa quella infelice, e nessuno me lo può vietare!... Il pane, ch'ella ha mangiato in casa vostra, lo piangerà per tutta la vita a lagrime cocenti; e così il cielo perdoni a voi la vostra durezza, come a lei la sua colpa! Di questo solamente vi prego, che vogliate dire al figliuol vostro, ch'egli ci ha rapito tutto, e ch'io gli ho perdonato! Sì, egli lo sappia, ma si guardi bene dal cercar me, dal cercare la sua vittima; essa è come morta per lui! Che se così non fosse, guai a lui e a me! Forse non sarei più quello che sono adesso, e il tradimento potrebbe fruttare la vendetta!

Benchè lord Leslie avesse dato orecchio alle parole del prete con una fredd'alterigia e con l'ironia d'un esteriore disprezzo, pure il tremito involontario delle sue labbra, e l'attenzione delle pupille sotto le ciglia ristrette in torvo atto, dimostravano l'interno suo sdegno. Mentre il vicecurato parlava, anche la fronte del superbo Inglese si faceva scura; e chi avesse potuto legger nell'animo suo, avrebbe conosciuto che cento diversi e rapidi sospetti gli passavano innanzi, come nuvole sinistre. — È egli possibile, domandava a sè stesso, che mio figlio si sia perduto in un amore così indegno di lui? Eh via, sarà stato il solletico d'un momento, e forse egli stesso ne ride a quest'ora! Ma se veramente l'amasse, se avesse promesso di sposarla... Che importa? son promesse che legano come i giuramenti dell'ubbriaco! Pure, Arnoldo... non posso credere che Arnoldo... Egli, ch'era diventato circospetto e severo, egli che sapeva d'aver a fare con un fratello così sdegnoso e audace... È impossibile! O fu un giuoco da parte sua, o una strana seduzione della fanciulla. Ma in ogni modo, il miglior partito è ch'essa vada subito al suo malanno, e che noi torniamo in patria... Sì, sì, è tempo oramai. Il momento è buono, l'orizzonte politico si rischiara per noi, e l'era d'operare è venuta; bisogna che sir Arnoldo esca in iscena una volta... altro che perdersi dietro a sogni puerili!

Eran questi press'a poco i pensieri che volgeva in mente il vecchio signore, all'udire i lamenti di don Cario. Ma intanto, qual era l'agitazione della compassionevole Elisa?... Essa voleva bene a Maria, e già da qualche tempo, turbata dal sospetto dell'amore d'Arnoldo, aveva veduto la fanciulla soffrire, senza poter confortarla! Sentì dunque stringersi il cuore, impallidì, quando intese le parole del prete, quando vide due lagrime agghiacciate su le ardenti sue guance, e pensò all'avvenire infelicissimo di Maria. Più d'una volta, essa volle gettarsi a' piedi del padre, pregarlo di non disprezzare con amare parole la sventura, di perdonare a un'ira giusta; ma un interno terrore la contenne suo malgrado, e rimase muta e sbigottita, testimonio innocente di quella scena.

— Or via, riprese il lord, alzandosi; andate, andate, e conducete con voi la vostra sorella. Ch'io più non la vegga, e sopratutto che sir Arnoldo non ne sappia nulla! Voi diceste anche di troppo, mi pare, e la mia pazienza...

— Non temete, o signore. Noi lasciamo questa casa senza maledirla; noi andiamo a nascondere nella solitudine la nostra disgrazia, a cercare alla misericordia di Colui che ha in mano il passato e l'avvenire il perdono del male che qui ci fu fatto!

Così disse, e premendo la destra sul cuore, in cui il dolore e lo sdegno si facevano guerra ancora, levò al cielo, con sublime rassegnazione, gli occhi; poi li chinò di nuovo, li rivolse senza senso all'intorno, e si mosse per uscir della stanza.

— Aspettate, se vi piace, soggiunse il lord richiamandolo. Ricevete questo leggiero compenso che vi offro, e scordatevi per sempre di noi! — E così dicendo, trasse fuori dalla cassetta della tavola una borsa, e gliela mise innanzi.

Il vicecurato, alla vista di quell'oro, arse di rossore, poi divenne smorto e sentì scorrere tutto il sangue al cuore: — Ripigliate il vostro danaro! L'oro può pagare l'infamia, ma non comprare la dimenticanza di quel che è stato! Voi potete disonorarmi per sempre, ma farmi vile non mai! Che questa viltà ricada sul vostro capo, o piuttosto... che Dio abbia compassione di voi!

Il prete era uscito, e lord Leslie l'accompagnava con un'occhiata indifferente, e con un sorriso sardonico: poi quando la porta fu richiusa tentennò il capo e susurrò: — Io non so come durassi a star cheto con quell'uomo ardito e superbo. E, tutto pensato, mi persuado sempre più che la cosa non sia così! Bisogna che mio figlio mi scopra... Si cerchi subito di lui. Intanto, sarà meglio partire prima che avvenga peggio... — Poi, rivolto a Elisa: — Lascio a te, figliuola mia, di disporre che tutto sia preparato per la nostra partenza fra pochi dì. Noi torneremo a Londra; è il tempo dell'elezioni, la stagione delle brighe, e gli è necessario ch'io non perda terreno. Dunque, hai inteso. Ma per ora non ne far parola con alcuno: voglio così.


Intanto don Carlo, chiesto a un servo dove fosse la camera di Maria, entrava in quella. La fanciulla, al vederlo così d'improvviso, proruppe in un grido soffocato; era un grido di gioia vera, ma repressa da occulto terrore. E balzò per corrergli incontro, per gettarsi nelle sue braccia; ma egli si ritirò d'un passo, volse la testa, e stese risoluto la destra, quasi per respingerla dal suo seno. Allora l'infelice si ritrasse anch'ella, si lasciò cadere sopra una seggiola, e, nascondendosi il viso, singhiozzava affannosa.

Il fratello la guardava e taceva.

— Gran Dio! dunque è vero?... proruppe egli dopo un breve momento. E le s'avvicinò, le prese affettuosamente una mano, e fissando sovr'essa un compassionevole sguardo: — Maria! che avete mai fatto?... Noi siamo stati incauti, gli è vero, ma voi, voi siete perduta per sempre!... Abbandoniamo questa casa disgraziata; oh così non v'aveste mai posto il piede! Non piangete, è tardi, è inutile!... Venite, venite con me! Che vostra madre almeno non sappia mai quel che è succeduto, ch'ella possa almeno morire in pace!... Perchè tremate?... perchè mi guardate così?...

— Oh come parlate, Carlo? Non sono io forse più vostra sorella?

— Sì! voi lo siete ancora; se non fosse per questo, sarei venuto a cercarvi? rispondeva il prete con amarezza. Ah! perchè non vi siete ricordata di me, quand'era tempo ancora!... Io v'amo anche adesso, perchè siete infelice, e voi... Oh sì, piangete pure, e sperate che il Signore avrà misericordia di voi...

— O mio Dio! rispose con voce debole la fanciulla. Io sono innocente, ve lo giuro, io sono innocente!... Ah, conducetemi, conducetemi da mia madre!

— Sì?... tu lo dici?... Ah! ripetimi che sei ancora virtuosa e pura, lo ripeti, perchè io ho bisogno di crederlo!... Dimmi ch'è proprio vero!...

— Sì, Carlo, io sono innocente, e ne chiamo in testimonio l'anima di nostro padre.

— Dio! te ne ringrazio... E la sua fronte si serenò, e un lampo d'indicibile gioia gli balenò negli occhi.

Allora egli la sollevò pietosamente, e con la destra abbracciandole la persona, spinto dal grande affetto, la baciò sulla fronte, e — Vieni, le disse con forza, finchè il cielo ti permette d'uscir di qui ancora onesta! Ritorniamo all'asilo della nostra montagna, alla nostra povera casa. Tua madre t'abbraccerà, oh con quanta contentezza! e tu potrai ritrovare presso di lei la tua consolazione, e non l'abbandonerai più. Vieni, o mia povera sorella! Tu non eri fatta per il rumore della città, per i vizi del bel mondo, per i piaceri d'un giorno di questi giovani eroi!... Non te ne rammaricare, ma benedici il tuo buon angelo, che a tempo ti salva!... Pochi dì ancora, e il tuo cuore sicuro e perdonato racquisterà le pace di prima; pochi dì ancora, e que' sogni che avevan turbata la tua vita e i tuoi verecondi pensieri, saranno svaniti. Non temer, no, di soffrire! Ma scaccia dal cuor tuo un amore, che t'avrebbe renduta per sempre infelice... Credilo a me! Il dolore nasce accanto al piacere, e dove adesso più si gode, è là che un'ora dopo si piangerà più forte... Oh! diamo con l'animo sereno un addio a questi luoghi d'amara ricordanza... alla miseria di queste gioie, alla voluttà di questi vili trionfi! un addio alle lucide pompe della città, a' suoi canti notturni, alle sue superbe case, alle sue povere officine, un addio a chi tripudia e s'inebbria, un addio e una lagrima a chi si martira e piange!

Racconsolata da queste amorose parole, la giovinetta sollevò le pupille, e riguardò il fratello, con una viva confidenza espressa nel viso, con tenere parole di gratitudine, parole di soavità non terrena, ma celeste. — Oh verrò con te, gli rispose, verrò con te, o Carlo, che m'hai salvata! Oh quando ti scrissi quella lettera, fu un'inspirazione del cielo! O mio fratello, mio padre, guidami tu! Fa ch'io riveda presto nostra madre, ch'io possa posare la mia testa sul suo seno, e stare con lei sempre, sempre!...

Così alternando le parole e le lagrime, Maria fece un involto del poco ch'era suo; e benchè le fosse amaro di partire, senza dar un ultimo saluto alle due buone giovinette, pure non fece motto, e seguitò i passi del fratello. Ma innanzi abbandonare quella stanza bella e modesta, dove essa aveva per la prima volta sognato la speranza e l'amore, non potè a meno di volgere ancora un mesto sguardo a quelle care pareti, a quegli arredi, a quei pochi libri che lasciava sopra la tavola...

L'addio della fanciulla non fu che un profondo e doloroso sospiro; ma con esso, Maria accompagnava una muta preghiera dell'anima, una preghiera per l'uomo che le aveva per sempre rapito la pace.