XI. SULLA BASS'ORA.
La Malizia, questa losca sorella della Bugia, questa fata capricciosa e segreta, la quale, sebben zoppichi su le sue grucce ineguali, pur tanto cammina che bene spesso vince della mano la Verità; la Malizia, ospite vecchia del nostro mondo, è stata sempre, per quanto si faccia o si dica, la regina delle cose, e ha codice, ragione e diritto; perchè forse la provvidenza le permise d'attecchire, crescere e moltiplicarsi, come la gramigna nel campo, di spiegarsi e regnare, come le nubi nel cielo. La Malizia passeggia sotto le vôlte dipinte delle case de' grandi, vestita d'un giubba trapunta di frastagli d'oro o d'uno splendido saio, siede alle mense e ne' circoli del bel mondo, coperta le spalle di màrtora o d'ermellino, di sete indiane, di veli aerei; trotta per le vie sotto l'abito modesto del cittadino; studia, medita, scribacchia anch'essa, come il più grave filosofo; ha il suo scanno nel cantuccio del focolare del borghigiano, e la rozza panca di legno sotto la tettoia del contadino; s'adagia a sua posta nel caffè, nella bottega, nel palchetto del teatro; sbircia, sogghigna, ciancia, gracchia, trincia a destra, a sinistra; e a sentirla, gli è sempre per amor del bene, o per onor del vero. — Nessuno dunque maraviglierà, cred'io, ch'ella avesse culto e alunni anche su quella beata riva del lago, tra le poche case del nostro paesetto.
Su la bass'ora d'un bel dì, il signor curato passeggiava nella piccola spianata che si stendeva dinanzi la sua casa, in compagnia di quel signor Gaspero, il vecchio signorotto, del quale abbiam già fatta la conoscenza; e discorrevano fra loro a tutto bell'agio. Benchè costoro, come vedemmo, non fossero i migliori amici del mondo, e l'uno non andasse molto a sangue all'altro, pure lo star insieme e la necessità di tenersi in credito, facevano che si cercassero come due vecchi colleghi, o piuttosto come due gelose potestà rivali. E poi, don Gioachino non era uomo da legarsela al dito per qualche motto lanciato alla sua pretensione politica o letteraria, chè anzi piccavasi di non se ne far gran caso, come se si fosse trattato d'un complimento.
— Ehi! signor Gaspero, diceva il curato, se foste venuto mezz'ora fa, v'avrei fatto sedere alla mia tavola tale e qual era; ne vengo or ora. Eh! un desinarino da povero curato, ma da galantuomo; poco ma buono! è il mio assioma.... ah! ah!
— Oh lo so per esperienza! si mangia bene da voi....
— Non fo per dire, ma la mia Sabina sa il fatto suo: da un par d'anni poi ne son contentone. Quest'oggi, vedete, m'ha regalato un bel pezzo di stufato fumante, con certe cipollette in sugo, che parevan perle; e poi una fricasséa di polli, che valeva un Perù!...
— Corbezzoli! la è una dottorona la vostra serva; scommetto ch'ella sa a menadito tutto il Cuoco Piemontese, e che la vi corregge anche i testi latini delle vostre prediche.
— Ah! ah! sempre di buon umore il nostro signor Gaspero!
— Che volete, curato? Se non si cerca di passare, il meno mal che si possa, questi quattr'anni di vita che ci avanzano....
— Buon per voi, che sul vostro non tempesta mai!... Ma per me, v'assicuro ch'io conto delle giornate brusche, e che qualche volta mi tocca di roder catene.
— Canzonate, o dite da vero? Chi fa mai più beata vita della vostra?
— Voi volete parlare, ma non le pigliate su voi quelle che mi toccano, proprio a me, che doverle inghiottire, la è dura! Ma, ma!... è meglio non pensarci, chè basterebbe a farmi far cattiva digestione.
— Ma via! che avete? dite su: non son forse vostro amico, io?
— Sì! voi siete un galantuomo, ma a questo mondo c'è dei birbanti. Io che non ho mai avuti impicci, sentite mo che cosa mi capita! — La settimana passata, fo una giterella a Como, per non so che miei interessi.... certo poco danaro, che ho messo da parte in tant'anni, e che ho voluto portare io stesso, in confidenza, ad un legale di là, un po' mio parente, perchè me ne cavi una cinquantina di lire d'interesse... Mo, vedete! Eran sei anni che non mettevo il piede in quella maladetta città; e sta, che quell'unica volta che ci casco, trovo un avviso che mi chiama, là.... da... (E qui gli bisbigliò a mezza voce un bel nome tondo.) Mi capite? Così è... proprio da lui! Bisognò dunque trottar subito... là dov'ero aspettato. Non vi dico nulla!.... Cose grosse, cose di fuoco; mi voglion mettere in compromesso, mi vogliono giuocare sicuro, io che non ho mai fatto nè detto male a nessuno...
— Ma che diamine mai?...
— Lo sapete voi? lo so anch'io. Fu un serio e lungo interrogatorio di lui, di lui stesso... capite? — E vi dico la verità, che la flemma delle sue domande mi faceva sudare, nello stesso tempo che la serietà delle sue occhiate mi metteva i brividi. E tutto, indovinate mo?... per amor di quel sapientaccio presontuoso di don Carlo.
— Oh!...
— Che so io de' garbugli che può avere colui?... E bene, sul conto suo, mi domandò più di cento cose; e ch'io sapevo, e che dovevo sapere... che quel prete era nativo di qui; ch'io conoscevo quali corrispondenze avesse, perchè quest'estate passasse qui tre mesi, e che ci doveva essere la sua buona ragione; che discorsi, che vita facesse, e che so io... Vi dico che avevo tanto di testa! Cercava ben io di rimbeccar quelle antifone alla meglio, ma era peggio! Io aveva bel dire, la responsabilità è sempre del povero paroco... E poi, sentite questa! — Non è la prima volta, conchius'egli infine nel congedarmi, che voi date serii motivi di censura!... sue precise parole. Figuratevi che condizione fosse la mia, a questi schietti complimenti!
— Ma non siete arrivato a capire?...
— Poco o niente. Furono avvertimenti sordi, misteriosi, consigli dati a mezz'aria, lasciati indovinare; ma, se non fallo, qui ci cova sotto qualche cosa di...
— Di che?
— Eh signor Gaspero! penso ch'io sono una bestia a ciarlar tanto di queste materie così gravi: lasciamo andare, lasciamo andare....
— Ehi, m'offendete! dite su! Credete ch'io sia un bamboccio o un birbone? Parlate!
— Ma! ma! ma!... voi non sapete che brutto rischio si corre....
— Ditelo, che lo saprò.
— In somma, in somma! volete propio saperlo?... Io credo che ci sia in aria qualcosa di torbido, di marcio, cioè di... rrrr... E nell'orecchio dello strabiliato compagno finì una terribile parola.
— Bah!...
E qui tacquero tutt'e due, e si guardarono in faccia un pezzo l'un l'altro, senza batter palpebra. Poi il signor curato, levando lentamente una mano, e mettendo l' indice a traverso le labbra, diede all'amico un'occhiata di gran significazione, come per dirgli: Silenzio, per amor del cielo!
E l'altro, facendosi piccino e stringendosi nelle spalle, rispose con la stessa smorfia.
In quel mezzo, altri capitavano su la spianata, e camminando sbadatamente andavan di lungo pe' fatti loro; se non che, due d'essi, veduti ch'ebbero don Gioachino e il signor Gaspero, attraversarono la strada, e vennero difilati alla volta loro. Erano il dottore e il deputato politico del paese. I quattro fecero tra loro le solite scambievoli cortesie, con una sberrettata che rese l'uno all'altro in aristocratica solennità, a grand'edificazione de' villani che di là passavano. La conversazione interrotta si rannodò; e fu lo stesso curato che per il primo pigliò la parola, sollecito di mutar l'argomento, e pauroso non fosse mai per iscappare al signor Gaspero qualche allusione alla confidenza fattagli.
— Dunque, che c'è di nuovo, signor Mauro? disse, voltandosi al deputato politico.
— Eh! che vuol mai ch'io sappia, io! rispose quegli. Lei, don Gioachino, lei che sa di politica, che vive di giornali, me le racconterà le notizie.
— Oh sant'iddio! L'ho detto tante volte, caro mio signor Mauro, ch'io non m'impaccio di faccende mondane! Io vivo in questa tana, come un tasso di montagna... Io non c'entro, io non c'entro, lo dico e lo protesto! io dormo all'ombra del mio campanile, e di queste cose che bruciano, me ne lavo le mani.
Questa protesta, che non sarebbe certo uscita di bocca al curato in altro tempo, gli fu allora suggerita dalla fresca tema di vedersi a qualche brutto giuoco, per la maledetta smania che aveva di pesare su la sua bilancia i destini d'Europa. Il buon uomo s'era ingannato: nessuno badava, più che agli abitatori della luna, alla congrega dottrinaria dello speziale; ma allora la paura era entrata in corpo al povero don Gioachino, e per lui era lo stesso che se l'avessero tenuto per un Robespierre in saio nero.
— Dunque, mutiam discorso, seguitò, perchè vedete bene!... Già, non è bisogno dirne di più;..
Gli astanti capirono, o credettero di capire, quella reticenza. E il signor Gaspero, che aveva la chiave del mistero, — Or via, disse, volete che ce n'andiamo in compagnia giù fino alla riva? Non può star molto, che passi il Vapore...
— Andiamo! risposero.
— E anche lei, signor curato, soggiunse il deputato politico; via! venga, non si faccia pregare.
Cammin facendo cianciarono, al solito, di cose inutili. Ma poco stante, il dottore, additando una barchetta che prendeva il largo: — Guardate! disse, non è quella laggiù la barchetta delle nostre damine inglesi, qui della villa?
— Ah si! è proprio quella! già si sa, il dottore ha buoni occhi, e conosce le belle fanciulle un miglio lontano.
— Via, signor Gaspero! So ben che lei scherza: non me n'intendo io.
— Eh voi siete un giovinotto, signor Paolino, un dottore di primo pelo! Caspita, che su' trent'anni, come voi adesso, ne feci anch'io delle belle, e qui e via di qui; ma era il secolo passato, amico, quel tempo di cui adesso si ride.. povera gente!
— Buon pro le facciano, padron mio, ma le ripeto, lei s'inganna a partito!
— Andate là, volpone dottorato, che avete buon gusto. Già lo sappiamo anche noi; è quella dagli occhi cilestri, dall'aria sentimentale! ah! ah!... diceva il deputato.
— Anche voi volete spassarvi alle mie spalle, signor Mauro?
— Via, confessate, signor Paolino, non è così? non è quella del bigliettino color di rosa, quella del luigi doppio? L'avete pur raccontata voi la storiella.
— Oh andate al malanno, ch'io vi mando! rispose piccato il dottore.
— Ehi! la vi pizzica? ripetè l'altro, dunque è segno ch'è vero!
— Ah! ah! quest'è bella, è nuova di conio. Il dottore muore dietro all'Inglesina! oh me la godo proprio... E il signor Gaspero, con quella sua ciera piacente, rideva, rideva di gusto.
— Ma via, finitela! lasciatelo stare quel povero figliuolo, se non volete che gli salti la mosca, continuando così come fate a dargli la soia, soggiunse il curato.
— Se voglion pigliarsi il bel tempo, lasciateli dire. Magàri la fosse così!
Intanto eran giunti alla strada che fiancheggia la riva. La barchetta, ch'era stata la cagione innocente di quel cicaleccio, passava rapida, alla distanza d'un trar di pietra; ond'è ch'essi videro le due giovinette e Maria, che guardavano verso di loro, ridendo e motteggiando con una sì schietta allegria, ch'era un'invidia. Arnoldo remava, e Vittorina, seduta su la poppa, governava il timone, a ogni momento volgendone l'ala a suo capriccio, sicchè il battello vogava in isbieco, come per obliqua via, lasciandosi dietro su l'onda un lungo solco schiumoso e serpeggiante.
— E quella martorella, scappò fuori a dire il curato, levando con la punta dirizzata verso la barca la sua lunga canna dal pome d'osso bianco; la tosa d'Andrea, ch'è divenuta damigella delle due milordine, eh! che ve ne pare?
— Quella giovine sa il suo conto! disse il dottore.
— Oh sì, da vero, il curato ripigliò; ma questa sua confidenza io non l'approvo, son cose fuori di posto: una ragazza, una contadina, un'ignorantella, vedetela là, che vuol fare la burbanzosa, la superbetta, mettere il gonnellino di moda, capricci! e far pensare intanto, e far dire... No, non va bene! causa quella testa matta di suo fratello prete, che anch'esso ha la sua vena di dolce! vuol comparir filosofo, politico, romantico... Oh la vedrà bella anch'esso, la vedrà bella!...
— Ma, lei non è il curato? dimandò il signor Mauro; non tocca a lei a dare una buona rammanzina alla ragazza, un'altra a sua madre, e ricondurre all'ovile la pecorella smarrita, come lor signori dicono in pulpito tante volte?
— Ehi son parole: ci vuol altri che me! È l'ingordigia, la sete di far quattrini. La vecchia tale e quale la conoscete, fa la bigotta, ma le premono i comodi e la cucina; e poi, vuol mettere da parte, per que' pochi dì che le restano a campare... e la figlia è la sua insegna!
— Oibò! oibò! che dite mai, curato? l'interruppe il signor Gaspero, queste son cose...
— Cose da non credere, ma che son vere! Pensate forse ch'io sia qui, come si suol dire, il bastone della scopa? So, vedo e conosco!
— Ma non basta, bisogna...
— Bisogna che questi villani non sieno teste di scoglio, come sono. Ma che ci posso far io? e' la sarebbe come se volessi asciugar il lago col mio cappello. Non hanno badato mai alle parole del loro paroco! il qual paroco non ha più di due polmoni, che, una volta asciutti, non possono riempirsi di fiato, come una tinozza di vino!
— Ah! ah! ma che v'importa a voi, che la giovine, la quale è poi savia e buona, vada con quei signori?
— A me, come me, certo che no! ma se, per causa sua, avessi de' pasticci? Io ci vedo da lontano... Quel vecchio milord, che sarà luterano, puritano, manicheo, o qualche cosa di simile, fa una strana vita, la vita del mistero... Il suo signor figlio poi...
— Dite un po': è forse quello che aveva fatta tant'amicizia col vicecurato?
— Giusto! E colui, poteva far di peggio? Pensate! un prete, che deve sempre guardar bene a tutto quel che fa e che dice, un prete, com'è lui, viaggiar su per i monti, andar giù per il lago, in compagnia d'un forestiero libertino, d'un... dio sa che cosa? Già, è sempre stato un bel capo colui!... E mi ci voglion tirar dentro per i capegli, me? Oh se la sbagliano! Io me ne lavo le mani, non ne voglio saper nulla, faccian loro! Son pazzo a pensarci su... Non è egli vero, che non tocca a me?
— Del prete, rispondeva sempre il signor Gaspero, del prete io non parlo! Siete l'autorità ecclesiastica del paese, la prima! Ma della giovine, chi vi può dir nulla? Eh via! chiudete un occhio, e lasciate che l'acqua vada in giù; perchè alla fine, non è essa padrona del suo? E potendo far la sua fortuna, la sarebbe una baggea a star lì, sempre appiccicata alla sottana di sua madre!
— Bravo il nostro signor Gasperino! dicevagli il deputato, nel dargli d'una palma su la spalla: già l'ho sempre sentito far l'avvocato delle belle donne! Ora poi, che si tratta della graziosa figliuola d'Andrea... ch'è veramente un bel fiore di primavera, un fiore che, scommetto, vorrebbe trapiantar volentieri nel suo giardino!
— Ehi, Mauro, che spropositi mi dite? cosa volete ch'io faccia, co' miei sessantacinque anni, col mio peso e con la mia mezza parrucca?... Ho altre fantasie; sono stato giovine anch'io, e al mio tempo, non fo per dire, era un giovinotto un po' più vivo di quelli del dì d'oggi... non so se mi capite! Ho avuti i miei grilli, e me la sono spassata alla buon'ora! E ho fatto anch'io, come si dice, le mie campagne, sono stato attore anch'io, ma adesso mi conviene accontentarmi della parte di spettatore; e ridere, quando c'è da ridere, della commedia che il mondo mi fa d'intorno.
— Non faccia troppo il filosofo, caro signor Gaspero, soggiunse il dottore, contento, a dir poco, di rendergli di rimbalzo le parole che motteggiando gli aveva dette a principio della via. Anche sul suo conto, se ne sa qualcosa. E ne so una io... e se non me l'avesse raccontata quel brav'uomo d'Andrea, non la direi... I suoi sessantacinque anni? Non gli credete, al signor Gaspero, quando dice che gli pesano; ha i suoi capricci ancora, un grillo che gli mette il prurito da un pezzo; e se non fosse che...
— Via è matto il dottore, disse l'allegro vecchio.
— Matto io? sarà; ma nol fu già lei, signor mio, quando sottomano, alla sorda, lasciò sentire al padre della Maria, che cosa penserebbe se mai fosse capitato un partito alla sua povera figliuola, un partito come va; e se saprebbe farglielo parer buono; un uomo un po' sugli anni sì, ma vegeto, sano; e poi, persona di credito, particolare danaroso... Ehi, dica: non è così, signor Gaspero?
— Che bravo poetai che rima! crollando il capo quegli diceva.
— Altro che poeta! Lo so ben io! Se non fosse stato il buon galantuomo a rispondere, come pochi pur troppo rispondono in questi casi: Ma, io non ho che questa tosa, e ch'ella se lo trovi il marito, e sia contenta. Sono un povero diavolo, gli è vero; ma è meglio pochi stracci e cuor contento, che non abbondanza di fuori, e cuor voto di dentro... Non è così?
— Pigliatelo, vi dico, il dottore! tenetelo saldo, ch'è matto, matto da legare!
— E che mal ci sarebbe se la fosse come lui dice? soggiunse il deputato.
— Ma sì, che mal ci sarebbe? ripetè il signor Gaspero.
— Bene, dico io!... Ma sapete, conchiudeva il curato, che le nostre sono ciance da far ridere i morti? E mi pare che tutti siate un po' in cimberli, a chiacchierar così in pubblico di donnette e d'amori, come fanno i giovinotti della città al caffè! Oh finiamola, ch'è tempo! Ecco appunto il signor Samuele, che viene a questa volta. Ehi, ehi! signor Samuele, venite qua! Non vi pare che sia il Vapore quello laggiù in fondo, sotto la punta di Laglio?... Ohe, non vi dicon niente i vostri occhiali?
— Mi pare e non mi pare; lo speziale rispose, levando il naso, e mettendo il rovescio della mano alla fronte, a mo' di visiera.
Ed esso e gli altri s'aggrupparono sur un monticello della riva, per aspettare, con la loro quotidiana curiosità, il passaggio di quella barca che da pochi anni aveva segnato un nuovo e grave avvenimento nella loro vita. E là, su quel pianerottolo, figuravano un crocchietto degno del vivace pennello del nostro Migliara.