CAPITOLO X.
RISSO E RAMORINO.
Qual fia ristoro a' dì perduti! Un sasso
Che distingua le mie dall'infinite
Ossa che in terra e in mar semina morte?
(FOSCOLO.)
E un sasso non distingue l'ossa dei valorosi ufficiali delle legioni Italiane di Montevideo, che solcarono l'Oceano per venir a tingere del loro nobile sangue le zolle della terra maledetta! Oh sì! maledetta fosti, terra di Roma, dal giorno in cui diventasti il covile delle volpi e dei cocodrilli, dal giorno in cui con nera sottana furono scaraventati dalla mano di Lucifero, in una tempesta di maledizione universale, per vendicare l'umanità soggiogata, afflitta, contaminata dai superbi e corrotti dominatori del mondo!
Sì! solo i preti potevan essere un castigo adeguato a tanta nequizia! Solo i preti colla pestifera loro bava potevano avvelenare, deturpare il grandissimo popolo, e subbissarlo in quella cloaca di prostituzione e d'infamia, a cui non arrivò nessuno dei popoli della terra!
Sì! solo i preti potevano sorridere, tripudiare, farsi belli per la sventura della loro terra natia, colla menzogna, colla corruzione ed il vassallaggio allo straniero! Solo i preti!
E Gaudenzio fra loro, vipereo rappresentante della setta viperina, che abbiano lasciato scivolando dall'asino, e quatto quatto, tra gli andirivieni della folla, guadagnar un sicuro ricovero. E chi nel 48 non avrebbe ricoverato un prete, un liberatore?
Poichè liberatori erano i preti nel 48. Il Sommo, il Santo, forse in una delle più squisite ispirazioni del demonio, avea progettato alcune delle velleità de' suoi antecessori, cioè: non di liberare ma di unificare queste sparse membra dell'irrequietissima famiglia italiana sotto l'impero delle chiavi. E stava fresca l'Italia se unificata dai negromanti! Ciò certamente avrebbe prolungate le sue miserie ed il suo servaggio per alcuni secoli.
Gaudenzio dunque avea osservato che dopo d'essere perseguitato e poi abbandonato dalla folla capitanata da Franchi, chi succedeva a questo nelle funzioni di capo-popolo, o piuttosto di capo-bimbi, poichè, come abbiam detto, la folla dei maggiori d'età erasi dileguata e solo rimaneva quella dei monelli e dei giovani imberbi, era il nostro Cantoni al cui fianco, seguendolo come la propria ombra, veniva l'inseparabile Ida. Il gesuita birbante non aveva perduto il sangue freddo, in tutto l'ardore del battibuglio, che seguì la sua ascensione sul bucefalo, e mentre la faceva da vittima, sporgendo il collo torto sul destro lato, egli non mancava di adocchiare da ogni parte, e capacitarsi dello stato delle cose.
Un incidente, che poi ebbe esito fatale, aveva distolto il Franchi e la maggior parte dei Volontari dallo spettacolo Gaudenziano: un alterco era succeduto tra Tommaso Risso e Ramorino, ambi ufficiali di Montevideo, ed ambi valorosissimi: Risso avea sferzato Ramorino sul volto in un momento di furia, e Gaudenzio nell'anima sua perversa avea sorriso sull'avvenuto, sembrandogli già di vedere sul volto degli antagonisti la piacevole fisionomia d'un cadavere. Cantoni e la sua fedele compagna erano intesi a perseguitare il prete, e questi, sbrigato dalla temuta presenza di Franchi, avea potuto inquisitoriamente vibrare il suo occhio di lince sulla bellissima coppia, indovinando il sesso della nostra eroina, e comprendendola nella cerchia delle sue infernali lucubrazioni.
In quel momento un agente di polizia papalina, che sin a quel punto aveva temuto d'innoltrarsi nella folla dei vigorosi Ravennati e Volontari, vedendo che l'assembramento era quasi totalmente composto di monelli, s'avanzò tra questi e cominciò a fare il gradasso, mulinando un nodoso bastone.
Il poliziotto, come generalmente è quella casta di gente destinata all'ordine pubblico, che all'opposto altro non è in generale che il custode della preponderanza e prepotenza della classe privilegiata, il poliziotto dunque alterato dal vino, era un robusto cagnotto, ed avendo riconosciuto l'efficacia delle sue ammonizioni nella giovine brigata, vi prese gusto, s'entusiasmò ed alquanti suoi colpi offesero alcuni dei ragazzi. Uno di quelli villanamente vibrato sulla testa d'Ida, col rovesciarla al suolo fuor di sensi fece accorto il Cantoni del pericolo della sua gente e della villania poliziesca.
Egli a nulla più pensò, nulla più vide senonchè il suo giovine amico a terra ed il quasi trionfante e gonfio delle proprie gesta pettoruto, bravo del Sanfedismo. Una nube di sdegno e di risentimento abbagliò i suoi occhi, e colla velocità del fulmine volò sull'insolente, lo colpì con un pugno nel volto, che lo mandò gamba all'aria, s'impossessò della clava e dopo avere amministrato alcune busse al caduto, la infranse, e ne scagliò i rottami sull'indicente quasi cadavere. Quindi sollevata Ida nelle robuste sue braccia, la strinse al seno come una madre fa del bambino, e scomparve per una via di traverso, fra l'ammirazione e gli applausi di tutta quella gioventù incantata.