SCENA QUARTA.
PAOLO e ANNA.
Silenzio. ANNA fa qualche passo verso la scrivania. PAOLO s'avvicina con impeto ad ANNA, la prende fra le braccia e la bacia.
ANNA, sciogliendosi con violenza.
Ah! che orrore!
Le parole «che orrore» le sfuggono involontarie dalle labbra, più esalate che dette.
PAOLO, atterrito.
Anna!
ANNA.
C'era una mia lettera in quel portafogli, eh?
PAOLO.
Sì—c'era.
ANNA.
Tu l'hai letta.
PAOLO.
Sì.
ANNA.
Ho ucciso un uomo e mi hai abbracciata per questo.
PAOLO.
Non volevo. Mi ero proposto di non dirtelo. Anche Mario me lo aveva consigliato. Poi ti ho guardato—mi hai fatto tanta pietà!—Ma che parola hai detto, Anna!
ANNA.
Perdonami. E promettimi che non mi parlerai mai di tutto ciò—nè da vicino, nè da lontano, nè aperto, nè velato, mai!
PAOLO.
Te lo prometto.
ANNA.
Non terrai la promessa.
PAOLO.
Oh!
ANNA.
Non la terrai—ti conosco.—Che disgrazia che tu abbia saputo! L'ho veduto entrando, nei tuoi occhi, che sapevi.—Speravo tanto che avresti sempre ignorato,—pregavo. Ma appena entrata l'ho veduto subito.
Con un impercettibile accento di pietà canzonatoria.
Avevi un'aria modesta e imbarazzata. Ti conosco tanto io! Vuoi sentire? Quando Mario ti propose di andare per la carrozza—ho pensato—non ci va.—Quando hai mandato lui ho sorriso.
PAOLO.
Ti ho vista—non capivo.
ANNA.
Si eh? Anche Mario mi ha vista a sorridere e ha capito.
PAOLO.
Non dire.—Che tu legga in me è naturale.
ANNA.
In ricambio eh? E guarda, quando Mario stava per uscire, ho anche pensato…. ora appena siamo soli—mi si avvicina e mi abbraccia.
PAOLO.
Vedi bene….
ANNA.
Che era naturale anche questo, non è vero?
PAOLO.
Ti amo tanto, Anna!
Lunga pausa.
È strano che mi dai soggezione. Ti dico una cosa e subito penso: dovevo dirla? Era meglio tacere? È la prima volta che provo un tale sentimento con te. Abbiamo bisogno tutti e due di distrazione.
ANNA.
Sì,—ma oggi non parto, sai.
PAOLO.
No? Avevi detto….
ANNA.
Ho pensato meglio. Non c'è nemmeno il tempo di preparare.
PAOLO.
I tuoi bauli sono già fatti.
ANNA.
Oh ne manca tanta della roba!
PAOLO.
Abbiamo otto ore di tempo.
ANNA.
Sono stanca.
PAOLO
Adesso Mario è andato ad ordinare la carrozza.
ANNA.
Sarà per un altro giorno.
PAOLO.
Domani in caso.
ANNA.
Non oggi, ecco.
PAOLO.
Non so nemmeno come fare a dirlo a Mario. Pare un capriccio.
ANNA.
Oh Mario capirà!
PAOLO.
Meglio di me.
ANNA.
Non volevo dire….
PAOLO.
Anna, tu non mi perdoni di aver letto quelle lettere.
ANNA.
Vedi che ne riparli già! Ebbene, no, no, no, povero Paolo, non è questo. Non ho nulla da perdonarti io. Credilo. Non c'è in me nè ira, nè amarezza. Avrei dato non so che perchè tu avessi ignorato; per te, per bene tuo, per la tua pace, non per me. Ma già sentivo che una volta o l'altra….
Pausa.
È stata una tragedia inutile, vedrai.
PAOLO.
Cosa vuoi dire?
ANNA.
Non lo so, non badare…. scusami….
Si avvia.
PAOLO.
Vai?
ANNA.
Sì.
PAOLO.
Così non mi dici nemmeno se si andrà via domani?
ANNA.
Abbiamo tempo a decidere.
PAOLO.
Oh altro!
Anna via.